24
Ott
09

Tovarish Gorbaciov’s Specialized

Ho trovato questa bellissima pubblicità su un catalogo della Specialized del 1990

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Certo che Mikhail Gorbaciov è un bel testimonial per una marca Americana!

15
Ott
09

Rocinante

Projecto Bicicleta ROCINANTE

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«Fue luego a ver su rocín, y, aunque tenía más cuartos que un real y más tachas que el caballo de Gonela, que tantum pellis et ossa fuit, le pareció que ni el Bucéfalo de Alejandro ni Babieca el del Cid con él se igualaban [...] y tornó a hacer en su memoria e imaginación, al fin le vino a llamar Rocinante: nombre, a su parecer, alto, sonoro y significativo de lo que había sido cuando fue rocín, antes de lo que ahora era, que era antes y primero de todos los rocines del mundo.»

Miguel de Cervantes – Don Quijote de la mancha


A propósito de bicicletas … y de Rocinante (Fernando Buen Abad Domínguez)

Rocinante es la paloma ecuestre de un loco que ama los brillos de su armadura. Rocinante es una paloma ecuestre que se disfraza de bicicleta para despertar al niño que llevamos acurrucado en la memoria. Rocinante paloma y bicicleta ecuestre, instrumento de viento que toca Piazzolla con las manos entre fuelles de pasión y locura fresca. ¿Qué más podemos pedir? Anda por las plazas entre la algarabía que es canción secreta para salvar las esperanzas, las verdades más profundas y las ganas de vivir felices. Anda este rocinante, paloma y bicicleta de un lado a otro, vuelta y vuelta sobre el carrusel de la existencia haciendo aire invisible, cada vez que pasa, para que los locos inflen globos transparentes y destellos renovados. Anda a la vuelta y vuelta, este rocinante bicicleta y paloma sin repetir un giro, anda como hipnotizado con la fascinación de la luz, la voz y los colores que tanto loco cabalgante tira al aire mientras llena la atmósfera de esperanza. ¿Qué le vamos a hacer? Esta es su misión verdadera, su tarea suprema, su ser y su esencia. Caballo con pedales y alas, caballo con ruedas y sin rodeos, caballo de acero y pies de hule, empeñado en llevarnos de aquí para allá por los caminos de su locura resucitadora. Loco de atar sin ataduras. Caballo de manubrios caprichosos y corazón de lentejuelas. Rocinante paloma ecuestre y bicicleta, santiamén del aire, llévanos a pasear por tus galaxias una de estas noches, mañanas o tardes, en que el sol y la luna se besan, frente a todos, como si fueran novios.

(texto de la Exposición “Arte en Bici”-Facultad de Filosofía)

Via http://blogs.que.es/756/posts

15
Ott
09

Langster London – an Italian Job

Articolo scritto da D.

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Ieri ho ritirato la Langster London, dopo aver trovato un accordo col venditore manazza sul prezzo.
E’ molto bella, e meno pacchiana (tacky, please) di quel che credevo: lo e’ solo se la guardi da vicino…
E’ abbasta leggera, stabile e con un rapporto (unico) alla fine usabile anche su salite non esagerate, il cavalcavia si fa anche da fermo e a freddo senza particolari patimenti, anche se scendendo poi si frulla parecchio.
Curva bene e anche in rotonda e’ stabile e "piega" con sicurezza, pare meglio della bici da corsa, senza la nervosita’ tipica delle geometrie da pista, segno che da pista in realta’ non e’.
Meglio, peccato solo che pare un po’ bassa di pedali e ho toccato un paio di volte col tallone.
Il bellissimo manubrio, da pista, ha qualche trascurabile difetto: e’ inusabile, pericoloso e impedisce di frenare correttamente, quest’ultimo difetto mitigato dal fatto che 1)tanto non frena 2)comunque se freni ti schiacci le dita
Ai lati dell’attacco piega verso il basso, quindi la presa alta e’ talmente ravvicinata all’ attacco (bellissimo, con incisione al laser) che e’ come avere un manubrio di 15 cm.
Per motivi di schiena, panza e dignita’ la presa bassa e’ inutilizzabile, anche perche’ le manopole hanno una zigrinatura fitta e appuntita da fachiro e le posizioni classiche al manubrio, larga e sui freni, sono impossibili semplicemente perche’ quando metti li’ le mani, istintivamente, trovi l’aria e se ti va bene sembri uno che piglia le farfalle, se va male entri nel baule del Suv di turno.
La prima cosa da cambiare, senz’altro.
Presa per uso urbano/commuter l’ho usata ieri sera per andare in piscina e a parte l’assenza dei fanali (ha due catarifrangenti, davanti e dietro, prima cosa da aggiungere) va bene, anche se in 1,8 km -vestito- sono arrivato sudato come se avessi scalato il Galibier.

D

11
Set
09

9/11 in memory

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29
Lug
09

Vacanze in Bici – Appennino Reggiano

Vacanze in bici
EMILIA ROMAGNA: L’APPENINO REGGIANO

articolo pubblicato su “La Bicicletta”, giugno 1997
di Paolo Codeluppi

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Il vero paradiso del ciclista è un luogo dove le strade non sono pericolose, sono poco trafficate, e presentano pendenze e dislivelli. L’Appennino reggiano è una sintesi di tutto ciò: offre quanto di meglio un cicloamatore possa pensare, all’interno di una natura verdissima e di una storia particolarmente interessante. Prendendo come meta della nostra vacanza Castelnovo ne’ Monti, percorerremo cinque itinerari “a margherita” estremamente vari.

Castelnovo, Vetto d’Enza, Currada, Trinità, Ciano d’Enza, Canossa, Quattro Castella, Puianello, Castelnovo (circa 97 km)
Da Castelnovo (ca. m 650 slm) andiamo in direzione Vetto d’Enza (447 m), a picco sull’omonimo torrente, che dista una decina di kilometri.Le poche contropendenze ci serviranno per scaldare un po’ i muscoli.
Seguiamo la Val d’Enza in discesa fino a Currada e svoltiamo a destra per Trinità. Da Trinità proseguiamo, ridiscendendo per Cerezzola e da qui per Ciano d’Enza, ove nella piazzetta c’è una provvidenziale fontana. Svoltiamo a destra in direzione Canossa e raggiungiamo il castello dopo una serie di tornanti che ci fanno salire di qualche centinaio di metri.
La salita non è dura ma continua. Da Canossa proseguiamo per Quattro Castella dove si può ammirare, su di uno dei quattro colli, il castello di Bianello, residenza della Contessa Matilde di Canossa. Da Quattro Castella a Puianello sono una decina di kilometri in cui potrete recuperare le due salite precedenti. Arrivati a Puianello svoltiamo a destra in direzione Castelnovo e svolteremo nuovamente dopo un paio di kilometri prendendo per Pecorile.
Qui arriveremo dopo circa otto km di fondovalle in leggerissima salita. Dai 705 metri di quota della Stella scendiamo a Casina e da qui procediamo, in leggera ma continua salita, per Castelnovo.

Castelnovo, Ramiseto, Vetto, Castelnovo (circa 45 km)
Un piccolo anello di poche decine di kilometri. Dall’abitato si sale in direzione La Spezia per 8,5 km: è importante iniziare agili per scaldare i motori in quanto, appena usciti dal paese, la strada prende a salire a tornanti per portarci agli oltre mille metri dello Sparavalle.
Raggiungiamo un bivio: si va verso Ramiseto (km 7,5) su strada articolata con prevalente discesa e da qui, con alternati saliscendi, in direzione Vetto (km 16,5), ci raccordiamo alla n. 513 che prenderemo per rientrare in direzione Castelnovo. Sulla statale troveremo salite non impegnative alternate a brevi discese: in una decina di kilometri “mordiamo” oltre quattrocento metri di dislivello.

Castelnovo, Felina, Villa Minozzo, Toano, Valestra, Viano, Regnano Cigarello, Castelnovo (circa 106 km)
Si parte da Castelnovo in direzione Reggio Emilia e poco prima dell’abitato di Felina (6 km) si volta a destra in direzione Villa Minozzo. Dopo 7 km di discesa e 7 di salita per oltre trecento metri di dislivello si raggiunge Villa Minozzo e da qui, dopo 16 km, Toano.
La salita non è assolutamente finita, anzi… 11 km di discesa fino al torrente Secchia e si prende nuovamente a salire raggiungendo i 700 metri di quota dell’abitato di Valestra. Da qui a Baiso la strada è pianeggiante e segue la costa del monte. Dallo scollinamento di Valestra ci sono circa 16 km di complessiva discesa fino a Viano.
Qui si svolta a sinistra in direzione Regnano (circa 8 km), si supera un piccolo scollinamento e poi nuovamente in discesa, per pochi minuti, fino al borgo di Tabiano. Si riprende a salire per poco, ma con due tornanti da fare rabbrividire.
A Regnano si svolta nuovamente a sinistra e si seguono le indicazioni per Carpineti. Al termine di una lunga e veloce discesa, in località Cigarello (10 km da Regnano) si svolta ad angolo retto a destra e si sale sulla variante che porta alla statale n. 63. Lo strappo è breve ma molto intenso. Ormai sulla statale non rimane che raggiungere il punto di partenza.

Castelnovo, Monteduro, Cervarezza, Collagna, Ramiseto, Vetto d’Enza, Castelnovo (circa 73 km)
Da Castelnovo Monti pedaliamo verso il passo del Cerreto: si sale subito ai mille metri di Monteduro per ridiscendere leggermente verso Cervarezza. Il panorama è stupendo: a sinistra la Pietra di Bismantova, davanti lo spartiacque appenninico con le sue creste di duemila metri.
Proseguiamo per Collagna sulla statale n. 63 che a mezza costa guadagna lentamente quota con tormentate curve e repentini saliscendi. A Collagna svoltiamo a destra (siamo al 22? kilometro) per Ramiseto. Scolliniamo verso una discesa bruciante a stretti tornanti dal cui fondo dobbiamo ben guardarci.
Dalla fine della grande discesa a Ramiseto la strada segue la morfologia del paesaggio con lievi discese e salite lunghe e leggere. Da Ramiseto a Vetto d’Enza si hanno circa 300 metri di dislivello in salita, e i frequenti saliscendi fanno lavorare l’altimetro in modo più che soddisfacente. Poco prima di Vetto, un incrocio in leggera salita con brusca svolta a destra (il medesimo dell’itinerario n. 2) riporta in direzione Castelnovo Monti che raggiungeremo con altri 300 metri di salita per poco meno di 15 km.

Castelnovo, S. Polo d’Enza, Pontenovo, Quattro Castella, Puianello, Il Bocco, Castelnovo (circa 82 km)
Come ultima proposta scegliamo un percorso piuttosto disteso per sciogliere un po’ le gambe impegnate da alcuni giorni in modo non indifferente. Da Castelnovo andiamo verso Vetto d’Enza e da qui a S. Polo d’Enza. Saranno lunghe e veloci discese in cui le gambe di certo non si scalderanno.Proseguendo da S. Polo in direzione Reggio Emilia troveremo dopo alcuni kilometri, in località Pontenovo, un incrocio nel quale svolteremo a destra per la pieve della Madonna della Battaglia.
La strada, anche se breve, ci impegna in una salita non indifferente. Al termine della salita, giunti ad un bivio di fronte ad un piccolo caseificio, voltiamo a sinistra; sorpassiamo la pieve e scendiamo per Quattro Castella. Giunti in paese voltiamo a destra e procediamo diritto per una decine di kilometri fino all’abitato di Puianello.
Voltiamo nuovamente a destra seguendo le indicazioni per La Spezia coprendo i 34 km che ci separano dal punto di partenza. La salita è delicata e continua fino a località Il Bocco, dopodiché la pendenza aumenta quando si prende la strada vecchia per Casina (bivio a sinistra dopo Il Bocco).
Scollinamento con bevuta nella fontana in piazza e prosecuzione immediata: dopo una brevissima discesa si sale nuovamente per scollinare ancora qualche kilometro dopo. Ormai in vista della Pietra di Bismantova (sicuro riferimento visivo), la strada si distende. La salita riprende per pochissimo concludendo in due tornanti presso l’abitato di Castelnovo.

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Info utili
Dove mangiare. A Quattro Castella, a pochi metri dalla piazza principale, una trattoria che offre una vasta scelta di piatti padani: trattoria “Dei quattro colli”, piazza Dante Alighieri 3, tel. 0522/887640; oppure a Ramiseto, una osteria di montagna ai piedi dell’Alpe di Succiso: “L’Andrella”, strada provinciale, Ramiseto, tel. 0522/892202, chiuso il mercoledì.

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29
Lug
09

Ciclismo Reggiano

27
Lug
09

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Ho trovato questa .Gif su Milanofixed

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24
Lug
09

mi sfogo sul doping

News sul Ciclismo:

mircera

Di Luca è dopato,Rebellin è dopato, Boonen è cocainomane, Riccò è dopato, Piepoli è dopato, Beltran è dopato, Petacchi è dopato….. ho controllato la lista ufficiale di luglio dell’UISP e di nomi ce ne sono ben 114!

Questa è solo la punta dell’Iceberg, ma la cosa che mi fa incazzare di più è che tutti questi avevano “buone parole” per Marco Pantani………..è facile fare il frocio col culo degli altri.

Adesso che Marco non c’è più che usino il loro culo!

23
Lug
09

La morte del cappellino da ciclista

La ‘morte’ del cappellino (di H. Van Dyck – vandyck@libero.it)

via ilmurodigrammont

Una recente disposizione dell’UCI ha stabilito l’obbligatorietà del casco per tutte le gare professionistiche. I corridori, proprio tutti, saranno obbligati ad indossare il caschetto.
Questo indirettamente comporterà la “morte” del cappellino.

Il cappellino è scomodo ed inutile se indossato sotto il casco. Inevitabilmente sarà utilizzato sempre più raramente, magari solo nelle prime gare di stagione per proteggersi dal freddo.
Quello che per anni, per molti decenni, è stato il simbolo distintivo più caratteristico dell’atleta ciclista diventerà ben presto un ricordo lontano.
Tra molti anni guardare una foto di un ciclista col cappelino farà pensare… “ad un’altra epoca” allo stesso modo in cui oggi lo si fa guardando una foto di un ciclista con i puntapiedi o fili dei freni che, ad arco, sormontano il manubrio.
Ha resistito per anni, sostituendo pian piano la coppola utilizzata dai ‘pionieri’ di questo sport nei primi anni del secolo. Ha resistito alle timidissime mode della fasce ( vi ricordate il primo Fignon ?) e della bandana.
Molte immagini legate al poco costoso copricapo si spegneranno lentamente nella nostra memoria o assumeranno un valenza epica.
I tempi in cui Pantani, prima di scattare in maniera decisiva in salita, si liberava del berrettino giallo della Mercatone Uno. Corridori che in piena azione , con il busto eretto, si frugano le tasche della maglia per cercare o riporre il berrettino. Le suppliche dei ragazzini ai ritrovi di partenza o dopo l’arrivo che chiedono al loro campione preferito “Mi dai il cappellino ?”. Nessun telecronista per indicare un determinato atleta dirà: “… quello con il cappellino alla belga…” cioè quello che l’ha ruotato fino ad avere la visiera sulla nuca. L’originalissimo cappellino di Tafi con il buco (una esagerata presa d’aria).

Quattro falde di stoffa, un elastico, una falda di plastica o cartone, cuciture aggiuntive per creare delle grinze che sembrano dividere in due ogni falda, qualche volta una striscia tricolore o iridata per impreziosirlo (vedi foto cappello Hitachi).

Addio cappellino.

20
Lug
09

Video de Motzorongo

Video de Cristobal Castillo Beltran

via www.khristoff.com

No lloren, pongan mas Videos.

16
Lug
09

eecycle Works – eebrake

VIA eecycle Works – eebrake

Lightweight, Powerful & Precise Control

The eebrake delivers what every cyclist wants in a high-performance brake– superior power and control in the lightest possible package. Lightweight bike parts get you up to top speed with less effort. Eventually, you will have to slow down. Whether you are flying down a twisty mountain road or with 75 of your best friends in a way tight criterium, and grab the brake lever, eebrakes will deliver real stopping power with razor sharp control.

The eebrake is the ultimate brake from start to finish– a unique and innovative design developed and refined by relentless engineering, both at the computer and through real-life testing…. all executed with attention to every detail, USA made precision and use of only the highest quality materials.

The best braking power and modulation are products of absolute brake stiffness and optimized leverage. Our unique design uses direct load paths, minimum torsional/out-of-plane bending, and the “big and hollow” approach to minimize weight and maximize stiffness. (Have you noticed the “Big and hollow” approach in the many bike parts that are getting bigger, lighter and stiffer, such as frames, handlebars and cranks?) The eebrake design was optimized with extensive use of finite element analysis (FEA). This incredibly powerful tool allows design/stress optimization not possible with traditional prototype/testing methods and is one of our standard in-house tools at eecycleworks.

All this looks good on paper and on the computer screen but let’s be honest, no one rides on either of those. The real question is, “Does the design work really work?” The short answer, “OH YA!” The wide stance and vise like look of the eebrake translates directly into outstanding braking performance. Optimized leverage and modulation is realized through our multiple lever system. Our efficient structure does this all with a minimum weight; less than 200 grams per complete brake set with pads.

Really Quick Release

eebrakes’ “quick strut” quick release opens wide enough to easily clear a 28mm tire. One simple flip of the lever allows quick and easy wheel removal. No more jamming the tire between the brake pads on wheel changes.

Change brake pads with ease

Change brake pads easily without tools or fighting with the common supper tight force fit. Our patent pending system uses Shimano style pads, allows for easy pad installation and removal without the use of tools. No more little set screw. This pad holder provides positive pad retention and makes changing pads a snap.

Quality From Start to Finish

Each set of eebrakes is built in the USA. All of the eebrake components machined to ensure consistency throughout the manufacturing process. Using only the highest quality materials; 7075-T6 aluminum, 6/4 titanium, and 300 series stainless steel. The eebrakes’ calipers also feature maintenance free, self-lubricating bushings throughout the brake. This combination of top-notch materials, USA precision and quality will ensure years of durable, consistent performance.

Rock-Solid Core… with Adjustability

Like any structure that is designed to apply force and resist it, a strong foundation is key to the structure’s strength and stiffness. The eebrake’s hollow 1/2” diameter eccentric caliper mounting bolt is super stiff. This unique mounting bolt provides the rock solid foundation on which we mount our caliper and provides these key benefits:

1) brake pads are easily and quickly centered on the rim through rotating the caliper on the mounting bolt. The caliper is locked in perfect adjustment with a standard 5mm pinch bolt. No more re-adjusting the fixing bolt after initial installation or messing with tensioning screws to align the brake pads. Both the installation and first-time setup are simple and quick thanks to the mounting bolt design.

2) “dual range” pad height adjustment: a 180-degree rotation of the eccentric mounting bolt moves the caliper vertically to either a high or low height setting. The pad height fine adjustments are made in the traditional way by moving the pads up or down on the arms. Because brake leverage can change dramatically due to a wide range of pad adjustment on the arms of traditional road brakes, the eebrake’s short and stocky arms minimize brake leverage change from pad height adjustment, moving the brake as a part of the adjustment and not just the pads. Toe-in and camber adjustments are provided via a traditional conical washer system on the pad holder.

3) our “off-center brake placement” feature allows the caliper to be moved sideways and centered over wheels that aren’t dished perfectly or are off-center for whatever reason. Rotating the eccentric mounting bolt slightly moves the caliper laterally to ensure that if your wheel alignment is off, with a slight adjustment to your brakes, your braking will still be consistent and reliable.

Clean Cable Path Provides Superior Aerodynamics

eebrake’s feature a unique, “Cross Cable Path” that aligns the brake cable over the center of the brake nut. This alignment provides a graceful, clean line and moves cables into the “wind shadow” of the frame, providing an aerodynamic advantage over traditional brakes with their cable off to one side of the caliper.

More Adjustability

The extra long cable adjuster gives greater adjustment to accommodate a wide range of clearance adjustments such as pad wear or an out of true wheel. Additionally, the eebrake cable adjuster pivots as the brake is applied, optimizing cable alignment during brake actuation. That means, as the brake lever is squeezed, you get even and efficient braking power.

Consistent Pad Movement

The key to eebrake’s precision symmetrical pad movement is the “Mini Link” pad travel proportioning system. The “mini link” system controls the pad actuation symmetrically, ensuring precise and consistent brake pad travel to the rim…on both sides. Consistent travel equals consistent braking.

16
Lug
09

new prototype pmp pedals

Pmp sta sperimentando un innovativo pedale stradistico a struttura cilindrica. Aggancia su tutti i lati, con una tacchetta piccolissima.

Quelli che vediamo sono pedali che erano esposti nello stand Pmp, alla scorsa fiera di Eurobike. Si tratta di pedali proposti per ora solo in configurazione di prototipo e che attendono l’ingresso definitivo in catalogo solo dopo il feed-back che il riscuoteranno nel pubblico. Dal punto di vista tecnico, infatti, il sistema (brevettato da Pmp) è già collaudato e perfettamente funzionante: il pedale è costituito da un corpo a struttura cilindrica, del diametro di circa 2 centimetri. Il corpo è a sua volta costituito da un primo cilindro che ruota rispetto al perno ma è vincolato in senso latitudinale. Non altrettanto accade al secondo cilindro, posizionato esternamente e con un’escursione laterale. L’escursione è governata da una molla di ritenzione posta internamente al cilindro e regolabile con una vite esagonale posizionata sulla faccia esterna del cilindro stesso. Tra i due cilindri viene così a crearsi un’apertura, destinata ad accogliere la piccola tacchetta di aggancio realizzata in acciaio. Oltre alla leggerezza della loro struttura minimale, la particolarità di questi pedali (che qualcuno potrebbe pensare destinati al mountain-biking, ma che in realtà nascono proprio per la strada), sta nella possibilità di aggancio su tutti i punti del corpo pedale, senza la necessita di dover cercare il lato giusto.

fonte www.mtb80.blogspot.com

16
Lug
09

Rock Inn Somma

11
Lug
09

kask

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Kask helmets, the choice of Team Barloworld, currently campaigning in the Giro d’Italia, are relatively unknown in the competitive world of head protection but they feature all the credentials for safe, light and ventilated performance helmets.

An Italian company, Kask also produce mountaineering and industrial safety work helmets, but of interest to us is the KK-10 Race, being used by Robbie Hunter and Mauricio SOLER. The company’s top of the line offering is made using a polycarbonate external shell with a polystyrene core and an internal plastic skeleton to reinforce the helmet, 19 large vents and a claimed weight of 280g.

An ‘Up’n'Down Technology’ size adjustment system allows the helmet to cater for head sizes ranging from 53 to 61cm, and adjustments can easily be made on the move. A three-piece two layer CoolMax inner pad can be easily removed for cleaning, and the chin strap is wrapped in an anti-allergic leather pad for increased comfort. Available in a range of colours, but we reckon the carbon/white (pictured above right) is the best looker.

And with Team Barloworld competing in the Giro d’Italia at present, Kask took this opportunity to show off its latest helmet, the KS31 time trial helmet.

2009_ks-10_race_02

10
Lug
09

El sotano de Motzorongo

Video de Cristobal castillo Beltran

via www.khristoff.com

08
Lug
09

Fenera “amateur” Ride

Il nostro amico D. ci ha spedito questo bellissimo racconto:

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Domenica dovevo nuotare a Monate, ma a Luglio con le traversate non pedalero’ e i ragazzi andavano “A fare il Fenera” quindi domenica sveglia alle 7,00 e alle 08,00 ero a Borgomanero pronto, via: da piu’ di un mese non faccio piu’ di 15 Km in MTB ma qui sono previsti 35, magari la sfango.

Avendo deciso sabato pomeriggio non avevo ancora visto cose tipo “…Si tratta di una montagna isolata a forma di panettone posta all’imbocco della Valsesia. La parte settentrionale è circondata da un semicerchio di piombanti pareti rocciose…”

“…Il percorso è impegnativo ed e’ sicuramente la prima uscita di un certo rilievo della stagione. Per usare la classificazione MTBCAI lo definirei: BC / BC…” (cioe’ livello 3 di 4 per preparazione tecnica e fisica)

oppure

“…A metà giro dopo una lunga e appagante discesa ci si trova in un vallone da cui bisogna risalire su una sterrata ripidissima veramente ai limiti della pedalabilità (tratti a spinta)…”

ma anche

“…Suggerisco agli amici un po’ piú indietro nella preparazione (sia tecnica che atletica) di valutare bene la partecipazione. Le zone attarversate sono alquanto impervie ed è difficile poter tornare indietro…”

E’ in pratica tutta salita, spezzata pero’ da salite piu’ ripide.

La discesa che porta in fondo al vallone e’ talmente ripida che bei pezzi li ho fatti spingendo la bici, anzi, trascinandola a valle perche’ in alcuni punti era difficile stare in piedi; dal grafico si vede come in 500m si scende tutta la salita dei primi 13Km…

E’ un tracciato free-ride/ downhill, con rampe, passerelle e salti, anche di qualche metro (!), in mezzo agli alberi tanto che se ti fai prendere il rischio e’ di trovarsi a 30 all’ora su una passerella che finisce in un salto alto due metri.

A un certo punto ho abbassato la sella, come fanno quelli veri: la bici si trasforma e fai numeri da circo. Pensavo quasi di aver imparato qualcosa perchè mi sono trovato a volare su gradini, rocce e radici, poi ho capito che ero completamente fuori controllo e alla prima curva stretta son saltato fuori dal sentiero cadendo (culo dei culi) in un fossato poco profondo e coperto di morbida erba: paurissima, ma ossa salve (anche l’orgoglio, gli altri erano forse 500metri davanti…).

Le salite le ho fatte tutte, bici in spalla solo quando se la mettevano anche gli altri, non sono molto tecniche ma solo difficili, le discese o piano o a piedi, un paio di metri sulle natiche.

Al 24° Km il ramo più stronzo del mondo ha trovato la maniera di incunearsi sotto il mio cambio strappandolo via, piegando il supporto e mandandone in mille pezzi la raffinata gabbia in carbonio.

Sono sceso un po’ in folle ma poi con lo smagliacatena abbiamo fatto della Trance X una Graziella, accorciando la catena tra il corona e pignone centrale rendendola monomarcia.

Potevo scendere e fare della salita, ma in piano a 20 all’ora frullavo come un minipimer.Per fortuna il peggio era alle spalle.

I 59Km/h che si vedono alla fine li ho fatti in folle, in un tratto asfaltato: con il 44/11 arrivavo a 80 all’ora…

Bello bello.

Ci vorrebbe un percorso con quelle salite per la soddisfazione di arrivare in cima ma con discese umane.

I danni.

Cambio livello XT €60 (il mio costava 150) e catena XTR €20, circa. Piu’ mano d’opera.

D

21Giu09 Monte Fenera.pdf

08
Lug
09

Funny Lego Star Wars

Guardate questo fantastico Video:
See that fantastic video:
Miren a este grande video:

30
Giu
09

la esquina del mundo

LA ESQUINA DEL MUNDO

D. Zambra

Ho sempre vissuto la rivalità tra USA e Mexico dall’esterno, come uno spettatore divertito. Per i messicani ero pur sempre uno straniero, ma noi Italiani, nel mondo, siamo considerati una “specie”neutrale per cui non sono mai stato preso di mira come i “gringos” americani. Dalla mia favorevole posizione ho potuto verificare come la penetrazione dell’ “incubo americano” abbia trivellato il tessuto sociale messicano e come gli immigrati abbiano ripreso possesso degli USA non integrandosi, ma ricostruendo il messico in terra americana non prima di aver attraversato la linea d’ombra conosciuta come South Border Line, l’invalicabile frontiera che parte dall’atlantico e si getta nel pacifico in quel punto della costa tra San Diego e Tijuana conosciuto come “la esquina del mundo”: il più grande monumento all’inutilità dell’uomo.

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Nel testo della canzone “Frijolero” dei Molotov c’è un bellissimo dialogo tra un Gringo e un Messicano:

Frijolero (Molotov) letras de la canción.

Yo ya estoy hasta la madre de que me pongan sombrero escucha entonces cuando digo no me llames frijolero.

Y aunque exista algún respeto y no metamos las narices nunca inflamos la moneda haciendo guerra a otros países.

Te pagamos con petróleo e intereses nuestra deuda mientras tanto no sabemos quien se queda con la feria.

Aunque nos hagan la fama de que somos vendedores de la droga que sembramos ustedes son consumidores.

Don’t call me gringo, You fuckin beaner stay on your side of that goddamn river don’t call me gringo, You beaner. (parte cantata da un Messicano).

No me digas beaner, Mr. Puñetero Te sacaré un susto por racista y culero. No me llames frijolero, Pinche gringo puñetero. (parte cantata da un Gringo).

Now I wish I had a dime for every single time I’ve gotten stared down For being in the wrong side of town.

And a rich man I’d be if I had that kind of chips lately I wanna smack the mouths of these racists.

Podrás imaginarte desde afuera, ser un Mexicano cruzando la frontera, pensando en tu familia mientras que pasas, dejando todo lo que conoces atrás.

Si tuvieras tú que esquivar las balas de unos cuantos gringos rancheros Las seguirás diciendo good for nothing wetback? si tuvieras tú que empezar de cero.

Now why don’t you look down to where your feet is planted That U.S. soil that makes you take shit for granted If not for Santa Ana, just to let you know That where your feet are planted would be Mexico Correcto!

11
Giu
09

Issuu You Publish

10
Giu
09

Bienvenidos a Motzorongo




Spin

spinning

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