Archivio per novembre 2007

30
nov
07

Ciclismo Giovanissimi

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INFORMAZIONI 

Iniziamo con l’attività dei più giovani (quelli che hanno dai 7 ai 12 anni), in modo da dare indicazioni utili ai genitori, gli insegnanti, agli stessi ragazzi.
Ogni domenica, in ogni provincia, per quasi tutto l’arco dell’anno ci sono iniziative che interessano i “giovanissimi” (come si è soliti chiamare gli appartenenti a questa categoria), per cui non c’è che l’imbarazzo della scelta.
Ogni classe d’età rappresenta una categoria, sia maschile che femminile secondo il seguente schema:
7 anni cat. G1
8 anni cat. G2
9 anni cat. G3
10 anni cat. G4
11 anni cat. G5
12 anni cat. G6

Per garantire la tutela della salute dei ragazzi che svolgono ciclismo, la F.C.I. prevede specifiche norme tecniche tendenti ad evitare qualsiasi forma di eccesso nell’attività agonistica.
E’ obbligatorio l’uso del casco .
Queste sono le specialità gestite ed organizzate dalla F.C.I. tramite le proprie società affilate:
• gare su strada
• velocità e bmx
• gimkana e mountainbike
• cicloturismo scolastico

Links alla federazione
http://www.federciclismo.it/attivita/giovanile/index.asp
http://www.federciclismo.it/download/tecnicogiovanile2007.zip
http://www.federciclismo.it/download/attuativogiovanile2007.zip
http://www.federciclismo.it/download/regolamenti.htm
http://www.federciclismo.it/attivita/giovanile/giovaniletecnico2007.pdf
http://www.federciclismo.it/attivita/giovanile/giovanileattuativo2007.pdf

29
nov
07

MTB CRASH

MTB CRASH

Beccatevi l’ultimo che scende!

28
nov
07

La Dragolare del Monte Caio

drag
Il Monte Caio è senza dubbio uno dei più rilevanti massicci montuosi ed è stato più volte definito il più bello fra tutti i monti dell’Appennino Parmense, ricco di boschi, fontane, di cui, la più importante è la fonte storica che scaturisce sotto l’eremo di San Matteo e si raccoglie in un tronco d’albero.
Ha grandi pascoli, prati e praticelli dovunque, coperti di fiori e piante medicinali molto ricercate dagli erboristi.
Ha spunti panoramici di rara e meravigliosa bellezza. A quota 1430 mt. si trova poi un piccolo laghetto profondo appena 40 cm, alimentato da una sorgente sotterranea ricca di fascino. Esso si caratterizza per la presenza di valli e vallette, incise da rii e torrenti; due si originano dalle sue pendici:
la Val Bardea che nasce in prossimità del Lago delle Ore e si sviluppa verso Est raggiungendo il torrente Enza in località Ranzano;
la Val Parmossa che prende origine dal lago del Pian della Giara (località nei pressi di Schia), sviluppandosi verso Nord-Ovest fino a raggiungere il torrente Parma in località Pastorello.
I contorni sono inoltre definiti dalla Val Parma verso nord-ovest, dalla Val Bratica verso sud-ovest, dalla Val Cedra verso sud e dalla Val d’Enza verso est.
L’area del massiccio del Caio si presenta geologicamente omogenea, si caratterizza, infatti, per la quasi esclusiva presenza del Flysch del Monte Caio, il Monte si compone inoltre di numerose cime e crinali che si irradiano dalla vetta principale (punta F.Bocchialini mt. 1584):
• Cresta Nord-Ovest: Monte Novellara (mt. 1219) e Groppo d’Agna (mt. 1165);
• Cresta Nord-Est: Monte Pesdonica (mt. 1303) e Monte Rotondo (mt. 969);
• Cresta Est: Corno di Caneto (mt. 1423) e Monte Botta (mt. 1027);
Costa del Dragolare: Monte Cornata (mt. 1191), Monte La Penna (mt. 1351) e Monte Castello (mt. 972);
• Cresta Sud-Ovest: Punta Fegni (mt. 1485) e Groppo del Cardello (mt. 1399).
In questa area è racchiuso un ambito di notevole interesse naturalistico, sia per la fauna, sia per l’eccezionale presenza di specie floristiche di natura prettamente alpina.
Si presume siano i resti della migrazione vegetazionale verso sud verificatasi durante l’ultima glaciazione, terminata circa 10000 anni fa, a causa del progressivo irrigidimento del clima e dell’avanzamento delle fonti glaciali fino alla fascia ora occupata dalle colline moreniche che racchiudono, verso la pianura, i grandi laghi lombardi.

L’itinerario parte dalla cittadina di Palanzano ed è un anello di circa 33 Km.

E’ in programma per fine Agosto 2008.

28
nov
07

FREE KEVIN

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Biografia
Nato in California, durante l’adolescenza rispecchia lo stereotipo del cracker: inizia dai CB, piccoli lavoretti in negozi di elettronica, poi scopre i computer e subito dopo i modem. Inizia a fare cracking e sceglie come nick “Condor”. Nel 1980, a 17 anni, subisce la prima condanna penale per furto di manuali informatici; altre condanne minori seguiranno nel 1983, nel 1987 e nel 1988.
Negli anni novanta inizia ad introdursi illegalmente nei sistemi di società sempre più grosse ed importanti, sfruttando i numerosi bug che la maggior parte dei sistemi informatici presenta, e soprattutto utilizzando la tecnica della cosiddetta ingegneria sociale, cioè l’acquisizione di informazioni riservate direttamente dalle persone coinvolte, attraverso l’utilizzo scientifico di svariate tecniche. L’FBI, spinto dal governo statunitense posto sotto pressione dalle Big Companies, si mette sulle sue tracce; Mitnick lo viene a sapere, spia le loro comunicazioni e, quando stanno per prenderlo, scompare prendendosi gioco di loro. È tra i primi ad utilizzare la tecnica dell’IP spoofing, che permette di rendere non rintracciabile il computer da cui si sta lavorando. Con questo sistema attacca la rete di calcolatori di Tsutomu Shimomura, grande esperto di sicurezza informatica, con sede a San Diego.
Shimomura accetta la sfida e collabora con l’FBI per braccare il Condor. Il 15 febbraio 1995 Mitnick viene arrestato a seguito di una caccia durata 168 giorni. Incarcerato senza processo, viene rilasciato nel gennaio 2000 ma obbligato ad un’astinenza da internet fino al 21 gennaio 2003. Attualmente è CEO dell’azienda di consulenza e sicurezza informatica chiamata “Mitnick Security Consulting LLC.
Filmografia
Nel 2000 esce nelle sale un film sulla sua storia, Takedown, diretto da Joe Chappelle.
Questo film è bellissimo (in Italia è uscito come allegato a PCWorld).
Storia
La storia infinita di Kevin David Mitnick, l’hacker più famoso del mondo, sotto processo negli Stati Uniti. E’ in carcere da quattro anni e gli è stata respinta ogni richiesta di libertà su cauzione. 1. This is the End…my only friend, the End… E’ il 14 febbraio del 1995, giorno di San Valentino. In una cittadina americana sta accadendo qualcosa che scatenerà ribellioni, dimostrazioni, appelli via rete, la nascita di siti spontanei di contro-informazione, la creazione di una colletta per realizzare un fondo spese legali… Arriva un camioncino blu, un Van, con la scritta Sprint Telecomunications. Dal Van esce un giapponese, due tecnici della Sprint, le forze speciali dell’FBI con giubbotti antiproiettile ed armi alla mano. Sembra di vedere un film di azione. Ma non è così. A Raleigh, piccolo centro nello Stato del North Carolina, stanno per arrestare Kevin Mitnick.Le conseguenze di questo arresto saranno molteplici e non solo per le comunità underground ed hacker.. Iniziata nel 1981 con l’attacco da parte di Kevin, allora diciassettenne, ai sistemi Cosmos della Pacific Bell (compagnia telefonica americana), la “caccia all’uomo” dell’FBI si conclude nel 1995, dopo 14 anni. Centosessantotto mesi di appostamenti, intercettazioni, false piste, arresti mancati. Il 14 febbraio si arriva alla conclusione di una lunga corsa, un inseguimento interminabile attraverso le reti di mezzo mondo. Quel giorno nasce il mito di Kevin Mitnick, l’hacker più famoso al mondo. 2. Gli inizi Kevin nasce in California. I suoi genitori divorziano quando lui ha appena 3 anni. Nella sua adolescenza rispecchia lo stereotipo classico dell’hacker: a 13 anni è un ragazzino solitario, grassotello. Inizia con i “CB”, a 8 anni è già radioamatore. Da ex-hacker, interpreto questa sua passione come una ricerca comunicativa: là fuori c’è qualcuno e lui ci vuole parlare, la distanza fisica non è più mportante, a otto anni può dialogare con degli adulti che si trovano in altre città. Credo che in quel periodo sia nata in lui, forse inconsciamente, la passione per l’hacking, le reti, la comunicazione. Nella più classica immagine americana della prima metà degli anni ’70, il ragazzino brufoloso, occhialuto e ciccione ha 9 anni e vagabonda per i negozi di elettronica della sua città, prende pezzi usati, li ricicla, costruisce, assembla tecnologia trasmissiva tutto solo nella sua stanzetta, mentre i coetanei giocano a basket o “simply, they are hangin’ on around the school” (cazzeggiano davanti alla scuola): diventa cliente assiduo di alcuni negozi, fa amicizia con i proprietari, forse inizia a fare qualche lavoretto da bravo teen-ager americano, ricevendo come paga dell’hardware usato. Il ragazzino cresce, scopre i PC. Va oltre, fin da subito, scoprendo i modem: a 13 anni viene cacciato da scuola dal preside, perché entrava negli archivi degli altri istituti. Trasferisce la bolletta telefonica di un ospedale (30.000 US$) sul conto di uno che detestava. Si battezza Condor, dal film “I tre giorni del Condor”, con Robert Redford. Credo che un alias, un nickname, non sia mai stato più azzeccato: il Condor è solitario, lavora da solo, non si fida di nessuno, vive con la solitudine. E probabilmente Kevin/Condor trova nella Rete e nell’hacking una compagna ideale, un qualcosa che lo rende meno solo. Verso la fine degli anni ’70, a 16 anni, come ogni bravo ragazzo americano, prende la patente: la targa della sua auto è X-HACKER. A 17 anni viene arrestato per la prima volta: furto di manuali informatici. Immagino Kevin, andatura insicura, occhiali da vista spessi, andare a cercare manuali per imparare, per capire dei sistemi informatici ai quali non poteva accedere, a cercare l’informazione. Io facevo trashing (letteralmente, rovistare nella spazzatura; farlo davanti alle sedi di aziende di informatica, università e compagnie di telecomunicazione produce spesso informazioni molto riservate), per trovare i manuali della Digital e imparare a programmare su VAX/VMS. Seguono altri arresti, nell’83, nell’87 e nell’88, sempre per reati informatici. Un giudice di Los Angeles, la signora Mariana Pfaelzer, lo mette in carcere emettendo una condanna superiore a quella richiesta dal D.A (District Attorney, il Pubblico Ministero). Prima di farlo uscire dall’aula, gli dice: “Questa è l’ultima volta che fa una cosa simile, signor Mitnick”.Indubbiamente una frase profetica. Viene successivamente rilasciato, ma gli viene imposto il divieto di svolgere lavori che richiedano ‘uso di un personal computer. Oggi, nel 1999, ad alcuni anni di distanza, quello stesso giudice dovrà decidere se le richieste di risarcimento – presentate damultinazionali informatiche e pari ad un totale di ben ottanta milioni di dollari (sì, avete letto bene: hanno chiesto 80.000.000 US$ di danni al Signor Kevin David Mitnick) – dovranno essere soddisfatte o meno. Buona fortuna, giudice Mariana. Le aziende che hanno richiesto il risarcimento sono la Motorola, la Fujitsu, la Nokia, La Sun Microsystems, la Novell, la Nec. Il solo utile netto della Motorola nel 1995 è stato di 22.247.000.000 di dollari.Con che coraggio queste aziende chiedono ottanta milioni di dollari ad un carcerato sotto processo, il quale non ha fatto altro che copiare delle informazioni per propria cultura personale, senza rivenderle, modificarle o distruggerle? 3. Il “Condor” vola troppo in altoAnni ’90. Kevin è cresciuto. E’ sempre più Condor. E’ un fantasma, come scrissero in seguito. Non esiste. Vive dirottando i propri conti su altre utenze. Gira gli States, notebook e cellulare modificato. Pone molta attenzione durante le connessioni, cambia spesso numeri telefonici, appartamento. Si sposta di continuo. Esplode, probabilmente, il suo odio verso le “Big Companies”: IBM, Digital, Sun Microsystems, Fujitsu. Tutte hanno dei segreti da custodire. Il Condor cerca la libertà d’informazione. Vuole la verità, vuole i bug, i famosi difetti, errori di programmazione compiuti dalle software house, per poter accedere ai sistemi informatici protetti. Dalla prima metà degli anni ’90, sino al suo arresto, Kevin cresce ancora. E’ molto attirato dai sistemi VAX della Digital: sono i soli a non avere praticamente bug, a non essere “sfondabili”. Allora il Condor agisce, silenzioso. Utilizza Social Engineering, una tecnica hacking per carpire telefonicamente informazioni spacciandosi per un’altra persona, un collega di una filiale. Ottiene tutto quello che vuole. Viola il sistema di un Internet Provider inglese. A quel sistema è abbonato, come utente regolare, un consulente della Digital. E’ stato tra i creatori del VMS, il sistema operativo proprietario dei VAX Digital, ed ora effettua consulenze alla Digital sulla sicurezza. I bug ci sono. Vengono scoperti da quest’uomo. E Kevin gli spia le e-mail. Apprende i segreti più segreti della Digital, il suo intento era quello: se non posso ottenere le informazioni in un modo, le ottengo in un altro. L’FBI è sui suoi passi. Lui lo sa. Spia le comunicazioni tra la sede centrale dell’FBI e gli agenti dislocati, i quali lo stanno cercando per mezza America. Non appena l’FBI dà l’ordine “ok, andate a prenderlo”, lui sparisce. Li prende in giro. Falsifica le comunicazioni.E’ un’ombra sulla Rete, nessuno sa dove sia fisicamente. Kevin nel frattempo è entrato ovunque: multinazionali, società d’informatica, agenzie governative. Entra e copia: progetti, piani,budget, business plan, contatti, consulenze esterne. Non vende nulla, non baratta, non cancella: apprende, impara, conosce. Per lui la conoscenza è importante. Sa come funzionano le cose. Capisce che il nuovo business sta partendo: telecomunicazioni, telefonia cellulare, satellitare, pay-Tv. I bit avanzano, l’analogico scompare. Kevin lo sa. Forse inizia a capire il potere che ha in mano. Lo capiscono anche altre persone. Kevin ha accesso ad informazioni riservatissime, e questo dà molto fastidio alle multinazionali. Le lobby USA si muovono, l’FBI lo inserisce ufficialmente tra i “Top Wanted”, come per i peggiori criminali. L’Fbi ha capito, le multinazionali anche, le lobby hanno provveduto: mancano i mass-media. Come per magia, appare un articolo sulla prima pagina del New York Times, il 4 luglio 1994: racconta dell’esistenza del Condor. Kevin diventa un personaggio. Ma è sempre più braccato. John Markoff, l’autore dell’articolo, fa di tutto per incontrarlo. Corrompe alcuni suoi “amici”, collabora con l’FBI per incastrarlo. 4. Inizia la guerra: Davide e Golia-Nel dicembre del 1994, appare un messaggio sul computer di Tsutomu Shimomura, nippo-americano, super esperto di sicurezza, consulente del Governo USA. Non c’è scritto molto, solo un “Found me: I am on the Net”. Trovami, sono sulla Rete, gli dice Kevin. La sfida ha inizio. Per la prima volta, le armi sono diverse: è una caccia all’uomo on-line. Le maggiori compagnie di telecomunicazione americane collaborano con l’FBI. La Sprint Corporation fornisce manuali, schede, tecnici specializzati. Il Condorè braccato. Kevin ha utilizzato, tra i primi al mondo, la tecnica dell’IP-spoofing, nel dicembre del 1994, per attaccare i server di Shimomura con sede a San Diego. Shimomura commenta questa tecnica ad una conferenza americana (CMAD), nel gennaio del 1995. Pare dunque che inizi, sin da subito, lo sfruttamento del Condor, delle sue tecniche, della sua abilità, del suo stile stile e delle sue competenze. Markoff scrive altri articoli, accusa Kevin, lo dipinge come il “criminale”. Kevin ama, come molti hacker, la stampa. Vuole dire la sua.Non accetta giudizi senza poter ribattere. Contatta Jonathan Littman. Arriva a chiamarlo tre volte al giorno. Forse, da questo momento in poi, il Condor perde la sua freddezza, la sua lucidità, i suoi attenti calcoli. Compie degli errori. Deve cambiare città sempre più spesso. Non capisce le motivazioni di tanto clamore attorno al suo caso. Discute con il giornalista “buono” di hacking, di politica, di tecnologia, di donne, di costume. Littman lo definirà “una mente esplosiva, incontrollabile, incredibilmente potente”.Littman sbaglia: come in ogni “grande rovina”, all’origine c’è un errore. Parla con Markoff, si confida. Gli rivela dove si trova Kevin. Lo rivela al collega giornalista, all’amico John. Markoff, il quale informa immediatamente Shimomura. Il cerchio si stringe. Kevin crede di essere tranquillo. Ha fiducia nel suo confidente. Una volta un hacker mi disse: “Trust no 1: non fidarti mai di nessuno”. Kevin avrebbe dovuto incontrare quell’hacker, forse sarebbe andata diversamente. John Markoff o Shimomura – ma è indifferente – informano l’FBI.Il Condor sta per cadere. Torniamo al 14 febbraio del 1995. Kevin viene arrestato. Non uscirà mai più dal carcere. Amici, conoscenti, hacker, amanti della libertà d’espressione, dell’open source, della libera comunicazione, anarchici, hanno fondato un sito web, http://www.kevinmitnick.com.Sull’home page c’è un contatore. Non è il classico counter per gli accessi. Scorre veloce, di continuo. Purtroppo non testimonia una cosa allegra, come l’alto numero di visitatori. Le cifre scorrono, a rotazione, e contano:

4 ANNI, 4 MESI, 22 GIORNI, 13 ORE, 8 MINUTI, 33 SECONDI.
.4 ANNI, 4 MESI, 22 GIORNI, 13 ORE, 8 MINUTI, 34 SECONDI4 ANNI,
4 MESI, 22 GIORNI, 13 ORE, 8 MINUTI, 35 SECONDI

La frase sopra recita:” Kevin Mitnick è stato imprigionato dal Governo Americano, prima della sentenza, da:… 5. Vola mio Condor, vola sempre più in alto.Kevin Mitnick è la punta di un iceberg, a mio parere. E’ diventato il capro espiatorio. Gli Usa, le multinazionali, le aziende d’informatiche, vogliono una vittima. Un caso esemplare. Una condanna altrettanto esemplare. Vogliono un esempio, un precedente. Negli Stati Uniti la detenzione media per omicidio colposo è di 3 anni: Kevin è dentro da 4; non ha ancora avuto un processo; il numero dei capi d’imputazione assegnatigli farebbe impallidire Al Capone; è stato messo in isolamento per otto mesi; ci sono migliaia di persone al mondo che lottano per i suoi ideali, ma lui non lo sa; gli è stata rifiutata ogni richiesta di libertà su cauzione;gli furono sequestrati computer, modem, persino la radio: avrebbe potuto modificarla per comunicare con l’esterno, dissero. L’amato Mr. Shimomura, insieme al degno compare Markoff (sembrano il gatto e la volpe), nel frattempo, hanno incassato un anticipo di 750.000 US$ per il libro che hanno scritto, “Sulle tracce di Kevin” (edizione Sperling & Kupfler). Recentemente hanno venduto i diritti per il film, e Kevin marcisce in una prigione americana, e continua a non sapere cosa gli succede intorno, cos’è diventato il Web – quelle “3 W” che tanto ci stanno cambiando la vita – che lui ha contribuito a rendere più sicuro. Il ragazzo che voleva il “cyber-world” libero, gratuito ed accessibile a tutti, l’uomo che voleva dei sistemi sicuri, l’uomo che ha ispirato due generazione di hackers, guarda dalle sbarre i fili telefonici, immagina i segnali satellitari, le reti GSM a 1800 MHz che spingono i segnali. Io telefono, e la “centrale” sa dove sono fisicamente, voi vi collegate al Web, e pagate la connessione, l’abbonamento, gli scatti, i megabytes scaricati. L’hacker che voleva l’informazione come un diritto innegabile dell’uomo, l’informazione gratuita, vera e totale, il condor che voleva volare in alto, è stato rinchiuso, è stato ridotto al silenzio. Non posso dire altro, a voi che leggete, se non farvi riflettere su una cosa: se i diritti costituzionali possono essere messi da parte nella Grande America per Kevin Mitnick, cosa vi fa pensare che non sarebbe lo stesso con voi al suo posto? E non posso augurare altro, al buon Kevin Mitnick, se non di volare. Vola mio Condor, vola sempre più in alto.

Il Condor ritorna a volare!
In data 21- 01- 2003, Kevin Mitnick, l’hacker più famoso del mondo, ha terminato di scontare la sua pena che gli proibiva di toccare un computer collegato ad Internet e qualsiasi telefono cellulare per tre anni, e di nuovo libero di avvicinarsi ad un computer e di navigare in Internet.
La carriera di hacker del californiano Kevin David Mitnick, classe 1964, si era conclusa con un clamoroso arresto nel 5 febbraio 1995, e da allora è iniziato il mito di Mitnick, il “Condor”, che ha infiammato per anni l’opinione pubblica americana e mondiale fornendo lo spunto di numerosi libri e film.
Mitnick subì la prima condanna quand’era appena diciassettenne e con un gruppo di amici entrò fisicamente nel Computer System for Mainframe Operations (COSMOS)della Bell, il sistema in cui veniva conservata la documentazione sulle chiamate delle maggiori compagnie telefoniche USA, e rubò le password dei dipendenti e qualche manuale di documentazione dell’intero sistema.
Nel 1983 viene arrestato di nuovo e condannato a sei mesi di reclusione per aver violato i sistemi di sicurezza della rete ARPANet, che proprio in quel periodo stava trasformandosi da rete militare al primo nucleo della futura Internet. Altri tre anni con la condizionale gli vengono comminati nel 1987 per aver utilizzato illegalmente carte di credito telefoniche e per essersi introdotto nei sistemi della Santa Cruz Operation (SCO), una società produttrice di software per le telecomunicazioni.
Alla fine degli anni ’80 Mitnick penetra nei computer della potentissima Digital Equipment Corporation (la società che creò Altavista), sottraendo parte del sistema operativo VMS. Un tribunale della California lo condanna ancora a un anno di reclusione più altri tre con la condizionale.
Nel Novembre 1992 Mitnick inizia a lavorare presso la società di investigazioni Tel Tec Detective Agency, ma l’FBI scopre che l’agenzia sfruttava le capacità informatiche di Kevin per ottenere illegalmente le informazioni. Quando i poliziotti si presentano a casa sua con il mandato di cattura per la violazione dei termini della condizionale non trovano nessuno: sospettando che il suo telefono fosse sotto controllo, era riuscito a procurarsi tutti i dati sulle sue intercettazioni telefoniche ed era quindi fuggito.
Ci sono voluti più di tre anni per catturarlo di nuovo, durante i quali Mitnick è riuscito a violare i computer di quasi tutte le società più importanti del mondo, tra le quali MCI, Nokia, Motorola, Digital, Sun, Apple, Novell, Qualcomm, Netcom, oltre a server dell’esercito USA, della marina, delle università e della motorizzazione. Quando non riescono gli attacchi diretti, Mitnick utilizza le tecniche di “social engineering”, di cui diviene un vero maestro (recentemente ha pubblicato su questo argomento il libro “L’arte dell’inganno”).
La sentenza che ha ora finito di scontare lo condannava a 46 mesi di carcere e ad un piccolo risarcimento per le società violate. I misteri legati a Mitnick rimangono comunque ancora molti e coinvolgono realtà così delicate che, pur avendo riacquistato appieno la libertà, fino al 2010 non potrà pubblicare i suoi segreti.
Alcuni anni fa è sorto anche il sito http://www.freekevin.com, che ha raccolto nel tempo documenti, commenti, testimonianze relative al suo caso.
Ovviamente il sito oggi non funziona più.
Nella pagina di accesso al sito compare da sempre un singolare timer dal titolo “Tempo (da trascorrersi) prima che Kevin Mitnick sia veramente libero”. Da oggi il countdown è fermo a 0 anni, 0 mesi, 0 giorni, 0 ore, 0 minuti, 0 secondi.

28
nov
07

Santa Claus is coming to town !

Ho ordinato la bici per Oscar:

allezlog

allez

TELAIO Specialized A1 Premium Aluminum, heat-treated tubing, junior compact geometry

AMMORTIZZATORE POSTERIORE None

FORCELLA Specialized carbon fork, carbon fiber legs, Cr-Mo steerer

SERIE STERZO Specialized 1 1/8″, sealed bearings, alloy 20mm cone with two 5mm alloy spacers

ATTACCO MANUBRIO Specialized 3D forged alloy, 10 degree rise, 26.0mm clamp

MANUBRIO Specialized Comp handlebar, alloy racing drop, 26.0 Clamp, 38cm width

NASTRO MANUBRIO Body Geometry Bar Phat, cork ribbon w/2.5mm gel padding

FRENO ANTERIORE Dual pivot, with cartridge multi-condition pads

FRENO POSTERIORE Dual pivot, with cartridge multi-condition pads

LEVE FRENO Shimano Sora, 7-speed, STI, flight deck compatible, with brake lever extensions

DERAGLIATORE ANTERIORE Shimano Sora, 31.8mm clamp, bottom pull

CAMBIO POSTERIORE Shimano Sora, short cage

COMANDI Shimano Sora, 7-speed, STI, flight deck compatible

CASSETTA Shimano HG50, 11-28t

CATENA KMC Z-82 Narrow

GUARNITURA Sugino Comp Compact, five arm, polished arms

INGRANAGGI 50x36T

MOVIMENTO CENTRALE TH BB-7420 cartridge, square taper, 68mm shell, 113mm spindle

PEDALI Composite body, alloy cage, with toe clips and straps

CERCHI Alex DA-22, 24″, double wall rim, machined sidewalls

MOZZO ANTERIORE Specialized forged alloy, 28 hole, double sealed bearings, QR

MOZZO POSTERIORE Specialized forged alloy, 32 hole, double sealed bearings, cassette, QR

RAGGI Stainless 14g

PNEUMATICO ANTERIORE Mondo Comp 24×1″, wire bead, 120TPI

PNEUMATICO POSTERIORE Mondo Comp 24×1″, wire bead, 120TPI

CAMERE D’ARIA Specialized standard presta tube, 0.9mm thickness

SELLA Specialized Body Geometry junior saddle, full padding

REGGISELLA Specialized carbon wrap, 27.2mm

COLLARINO Specialized CNC, alloy

NOTE Chain stay protector, reflectors, chain catcher, clear coat, owners manual

CORSA SU STRADA
Anche per gli agonisti del domani e’ disponibile una Allez – un modello che da quasi trent’anni aiuta i ciclisti ad andare più veloci. Bici da strada versatile, realizzata con i migliori materiali.
Geometry Geometrie
• Telaio in Alluminio A1 Premium con geometria compact road
• Ruote da 24″
• Trasmissione Shimano Sora 7 velocità
• Forcella in fibra di carbonio
• Imbottitura manubrio Specialized Bar Phat con spessore gel 2.5 mm
• Guarnitura Sugino Compact Comp a 5 bracci 50×36
• Cannotto sella Specialized in fibra di carbonio
• Sella Specialized Body Geometry con gel specifico per ragazzi

23
nov
07

Joe Breeze: l’ha inventata lui !

jbreeze

Induction Year: 1988
Web Site: http://www.breezerbikes.com

Joe Breeze is one of the central figures in the development of mountain biking. He is best known as the designer-builder of the first successful modern mountain bikes. His Breezers were the first all-new bikes built with rugged frames specifically for mountain biking (1977 and 1978). Breeze became a leading designer and proponent of a sport that has gotten more people on bikes in the western world than at any time since the 1890s. Breeze attributes his successes with mountain biking to his passion for bicycling, evident in his oft-quoted line, “We were just havin’ fun.”

Born in 1953 and raised just north of San Francisco in the shadows of Mt. Tamalpais, Marin County, California, Joe was introduced to bicycling by his father, who loved lightweight, efficient vehicles. Throughout the 1950s, father Bill Breeze often rode his road-racing bike from their home in Mill Valley to work at his “Sports Car Center” in Sausalito. Joe learned from an early age how useful bikes were for exploring his environs and getting to the places he needed to go. Yet in 1960s America, this kind of bicycling was a well-kept secret. Bikes were mostly seen as kid stuff.

Joe so enjoyed cycling, and saw such value in this vehicle, he wanted to turn others on to bicycling. He and his friends were soon riding beyond town. When Joe was 14, he and his brother Richard rode 200 miles to Lake Tahoe. Racing seemed like another way to advertise how far and fast a bicycle could go. So in 1970, Joe took up organized road racing, figuring that squibs in the local papers could broadcast cycling’s potential to a wider audience. He raced road bikes from 1970 through 1979, eventually in the top category.

Another way in which Joe hoped to promote cycling was to restore and display old bikes from bicycling’s golden era, the 1890s. One day in 1973, while scrounging through bike shops in Santa Cruz, the best old bike Joe could find was a forlorn 1941 Schwinn-built ballooner, a fat-tire paperboy bike. His friend Marc Vendetti was with him and said that years earlier he had ridden a ballooner on Mt. Tam. On a lark, Joe paid $5 for the old bike. Once home, he scraped the frame down to the original “featherhead” paint job, then rode it down Mt. Tamalpais’ Railroad Grade. It was a blast! Joe began showing up to Velo Club Tamalpais meetings aboard his fat-tire bike, and friends followed suit. Soon, Gary Fisher sported a Shelby Traveler, and Otis Guy and Marc Vendetti were on 1947 Schwinns. More were to come and many rides on Mt. Tam ensued.

By 1974, Joe was building road-racing frames. He was also still having fun riding the dirt with friends, on old Schwinns and other balloon-tire clunkers. But those old frames weren’t built for such abuse. They were not only heavy, they were breaking. Fellow racer/rider Charlie Kelly asked Joe to build him a frame for mountain biking, and Joe agreed.

As Joe worked on the design and fabrication of his prototype in 1977, he took orders for eight more. Those 10 bikes, called Breezers, are considered the first successful modern mountain bikes. He welded the frames using cro-moly steel aircraft tubing, and built up the bikes with all-brand-new parts. He finished Breezer #1 in September 1977 (and rode it to victory at Repack, its maiden voyage). He completed Breezers #2 through #10 by Spring 1978. For the next few years, while still focused on road racing, Joe continued to refine and share his design ideas, helping shape the next generations of mountain bikes. While building more Breezer mountain bikes in the early 1980s, he taught framebuilding to several friends, including future Hall-of-Famers Steve Potts, Scot Nicol (Ibis), and Otis Guy.

As a machinist, Joe Breeze worked on many component innovations. Among them were the Unicrown fork design and his patented Breeze & Angell Hite Rite seat adjuster, which was one of the new sport’s first accessories. In 1983, he helped found the National Off-Road Bicycle Association (NORBA) to promote mountain bike racing and trail access. He even drew up the NORBA logo, which was used, untouched, for nearly 20 years. Always focused on progress in bike and component design, Joe insisted that NORBA adopt a racing self-sufficiency rule. His intent was to ensure that mountain bike companies develop vehicles upon which any rider in the wilds could depend. He knew this would encourage the development of better bikes for all.

Joe Breeze won 10 of Marin County’s 24 Repack races. (This seminal race was held between 1976 and 1984-see History.) His 1977 Breezer #1 is on permanent display at the Oakland Museum, in the Cowell Hall of California History. Breezer #2, built for Charlie Kelly, is in the Mountain Bike Hall of Fame collection at Crested Butte, Colorado, and so is Joe’s beloved 1937 Schwinn Excelsior. Another of the first 10 Breezers is at the Shimano Museum in Osaka, Japan.

Joe has researched the roles of many players in early mountain bike history. He championed the MTBHOF inductions of Ignaz & Frank Schwinn, the Cupertino Riders, and the French VCCP riders. In 1999, Joe helped spearhead a movement to acknowledge European contributions to the sport of mountain biking. It had been a welcome surprise to Joe that mountain biking became so popular in Europe, where people already understood bikes. In October 1999, he went to Finale Ligure, Italy, to help design and set up a display of the Mountain Bike Hall of Fame collection and oversee the long-overdue inductions of some of the sport’s leading players.

Joe designed and produced his Breezer mountain and road bikes throughout the 1980s and 1990s. Today, he continues to advocate the wider use of bicycles. He has done extensive volunteer work for the Marin County Bicycle Coalition, producing a Marin cycling map with both road and off-road routes, and working to improve facilities for transportation cycling. His new line of fully equipped Breezer bikes is dedicated to bringing fun, fitness and sustainable transportation into the daily lives of North Americans. See http://www.breezerbikes.com

23
nov
07

La Ruta Chichimeca

Magari un giorno faremo la “RUTA CHICHIMECA” in MTB.

rutachichimecai.jpg

¿Qué es la Ruta Chichimeca?
La Ruta Chichimeca es una ruta para recorrer en bicicleta nuestro país, uniendo el norte con el sur.
Nació con el sueño de poder recorrer y conocer toda la riqueza natural, cultural e histórica de nuestro país de la mejor manera posible: con la fuerza de nuestras piernas.
Parte de este sueño se cumplió con los recorridos en bicicleta por relevos de Paquimé Chihuahua a la ciudad de México realizados en 2004 y 2005. Sin embargo aún hace falta mucho por hacer…
Actualmente promovemos en diversos foros la construcción de infraestructura para la bicicleta y el ecoturismo en nuestro país y adicionalmente a eventos durante todo el año, este 2006 vamos a realizar un tercer recorrido en bicicleta por relevos.
Objetivos
• Construcción de la “Ruta Chichimeca”, columna vertebral de la red nacional de ciclovías, unida a Ciclo América, red de ciclovías por toda nuestra América. La Ruta Chichimeca permitirá conectar rutas ya existentes y crear nuevas rutas por todo el país.
• Comunicar a las comunidades de nuestro país por medio de ciclovías, e Impulsar el cicloturismo como medio para alcanzar el desarrollo sustentable de las mismas.
• Convertir a nuestras ciudades en amigables al ciclista y al peatón, promoviendo la movilidad sustentable a través del Día Mundial Sin Auto y el Día Internacional de Caminar a la Escuela.
• Apoyar Declaratoria del Camino Real de Tierra Adentro como Patrimonio de la Humanidad.
• Promover el rescate y conservación de la riqueza natural, cultural e histórica de nuestro país.

http://rutachichimeca.pbwiki.com/

23
nov
07

Preja Buja MTB Gang Riders

Preja Buja MTB Gang Riders:

In odine: ADA, MAO e PALMIRO, SELLADIFUOCO, ZA.

ada    mao   selladifuoco   zaa.jpg

Altri Riders verranno aggiunti appena mi manderanno le foto fatte col cello.

22
nov
07

Record dell’ora

Record dell’ora Prova ciclistica individuale su pista ideata nel 1893, nella quale l’atleta corre per un’ora da solo, cercando di coprire il maggior numero di chilometri possibile. Il primo a cimentarsi fu Henri Desgrange, parigino, che, l’11 maggio 1893, sulla pista del Buffalo coprì 35 chilometri e 325 metri. Il primo corridore a coprire più di 40 chilometri in un’ora (40 chilometri e 781 metri) fu lo statunitense William Hamilton a Denver nel 1898. Il record fu battuto sette anni più tardi da Louis Petit-Breton. Nel 1942 Fausto Coppi stabilì a Milano con 48 chilometri e 848 metri il nuovo primato mondiale dell’ora, battendo il precedente record del francese Marcel Archambaud. Fece meglio di Coppi Jacques Anquetil ma solo quattordici anni più tardi. Dopo le imprese di Ercole Baldini, del francese Roger Rivière, del belga Ferdinand Bracke e del danese Ole Ritter, nel 1972 al velodromo olimpico di Città di Messico, il belga Eddy Merckx coprì 49 chilometri e 431 metri. Il “muro” dei 50 km venne abbattuto per la prima volta nel 1984 da Francesco Moser. Attualmente il record è detenuto da Chris Boardman che sulla pista del velodromo di Manchester, il 6 settembre 1996, migliorò la misura precedentemente stabilita da Toni Rominger portandola a 56 chilometri e 375 metri.
Nel settembre 2000 l’Unione ciclistica internazionale ha deciso di riconoscere solo le prestazioni ottenute con biciclette tradizionali. Ciò ha comportato il ripristino del record dell’ora stabilito da Merckx nel 1972 e la cancellazione dei primati registrati successivamente con biciclette speciali. Un mese dopo Boardman ha battuto il vecchio record di Merckx coprendo 49 chilometri e 444 metri in un’ora con un mezzo tradizionale.
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DATA RECORD LUOGO ATLETA
11-05-1893 35,325 km Parigi Henri Desgrange (Francia)
31-10-1894 38,220 km Parigi Jules Dubois (Francia)
30-07-1897 39,240 km Parigi Oscar van der Eynde (Belgio)
09-07-1898 40,781 km Denver Willie Hamilton (USA)
24-08-1905 41,110 km Parigi Lucien Petit-Breton (Francia)
20-06-1907 41,520 km Parigi Marcel Berthet (Francia)
22-08-1912 42,360 km Parigi Oscar Egg (Svizzera)
07-08-1913 42,741 km Parigi Marcel Berthet (Francia)
21-08-1913 43,525 km Parigi Oscar Egg (Svizzera)
20-09-1913 43,775 km Parigi Marcel Berthet (Francia)
18-06-1914 44,247 km Parigi Oscar Egg (Svizzera)
25-08-1933 44,588 km Roermond Jan van Hout (Paesi Bassi)
29-08-1933 44,777 km Saint-Trond Maurice Richard (Francia)
31-10-1935 45,067 km Milano Giuseppe Olmo (Italia)
14-10-1936 45,375 km Milano Maurice Richard (Francia)
29-09-1937 45,535 km Milano Frans Slaats (Paesi Bassi)
03-11-1937 45,817 km Milano Maurice Archambaud (Francia)
07-11-1942 45,848 km Milano Fausto Coppi (Italia)
29-06-1956 46,149 km Milano Jacques Anquetil (Francia)
19-09-1956 46,393 km Milano Ercole Baldini (Italia)
18-08-1957 46,923 km Milano Roger Rivière (Francia)
23-09-1958 47,346 km Milano Roger Rivière (Francia)
30-10-1967 48,093 km Roma Ferdinand Bracke (Belgio)
10-10-1968 48,653 km Messico Ole Ritter (Danimarca)
25-10-1972 49,431 km Messico Eddy Merckx (Belgio)
19-01-1984 50,808 km Messico Francesco Moser (Italia)
23-01-1984 51,151 km Messico Francesco Moser (Italia)
17-07-1993 51,596 km Hamar Graeme Obree (Gran Bretagna)
23-07-1993 52,270 km Bordeaux Chris Boardman (Gran Bretagna)
27-04-1994 52,713 km Bordeaux Graeme Obree (Gran Bretagna)
02-09-1994 53,040 km Bordeaux Miguel Indurain (Spagna)
22-10-1994 53,832 km Bordeaux Tony Rominger (Svizzera)
05-11-1994 55,291 km Bordeaux Tony Rominger (Svizzera)
06-09-1996 56,375 km Manchester Chris Boardman (Gran Bretagna)
27-10-2000 49,444 km Manchester Chris Boardman (Gran Bretagna)
Nel settembre 2000 l’Unione ciclistica internazionale ha deciso di riconoscere solo le prestazioni ottenute con biciclette tradizionali. Ciò ha comportato il ripristino del record dell’ora stabilito da Eddy Merckx nel 1972 e la cancellazione dei primati registrati successivamente con biciclette speciali.

22
nov
07

Soprannomi

fired 

Elenco dei soprannomi più conosciuti della Storia del Ciclismo:

L’ultimo è stato introdotto di recente………….. 

Il campionissimo o L’Airone / Fausto Coppi
L’intramontabile o Il Pio / Gino Bartali
L’eterno secondo / Gaetano Belloni
Cuore matto / Bitossi Franco
El diablo o Andreotti / Claudio Chiappucci
Testa di vetro / Jean Robic
Il campionissimo / Costante Girardengo
La locomotiva umana / Learco Guerra
Il leone delle Fiandre / Fiorenzo Magni
Il cannibale/ Eddy Merckx
Il pirata / MarcoPantani
Il kaimano / Bernard Hinault
Il navarro / Miguel Indurain
SuperMario o Il Re Leone / Mario Cipollini
L’Angelo della Montagna / Charly Gaul
Jaja / Laurent Jalabert
Il professore / Laurent Fignon
Sella di Fuoco / Galassi Davide

22
nov
07

Rons Scarpa – The Dirt of Mr. Clean

ronny

The man needs no introduction, so I’ll keep it short and sweet. Ron Scarpa is one of those guys you meet and instantly feel like you’ve known him for years. His warm and colorful personality is contagious, which is why barefooting couldn’t have asked for a better ambassador of the sport. On the water – the dude’s a magician.
Ron’s execution of high-level tricks is a thing of beauty to watch. Call him Mr. Clean.
With countless world records and four Overall World Championship titles (and counting) spanning a 26-year competitive career, he still gets stoked to find that early morning butter.

WaterSki: Do you recall your first photo in WaterSki magazine?

Ron: I don’t know, I can’t recall. It’s been too long. I believe it was a cover shot in 1980 or 1981. It was tied in with an instructional feature.

Does that make you feel old?

You know what, it’s a rare occurrence when I feel old. I feel lucky!

Does it bother you that you could be the father of some of your toughest competition?

Not at all. Does it bother them that someone as old as their dad can kick their butt? I’m just kidding. I get along with all of the younger guys I compete against and at one point or another I’ve either trained with them or coached them.

Describe the level of your competition today versus 15 years ago.


The atmosphere is similar. The barefoot guys are generally fun to hang out with and it’s a good environment. Back then there was probably only one guy who could beat me, but now there are several guys that are really good skiers. Now you have to ski well every time you hit the water.

What makes you happy?

A lot of things! I’m a lover of life. I’m an optimistic guy. I love cruising over a glass-calm lake in the morning. I love spending time with my wife and kids. It keeps me from going postal.

What ticks you off?

There aren’t too many things that burn me and it doesn’t last too long either. Although, PWCs spoiling a glassy day is one of ‘em.

Here’s something I’ve pondered many times while editing barefoot photos: What is it that makes a footer pose and flex during their run?

‘Cause we can. Nah, we’re trying to showcase what we’re doing with some style. There’s something about going 40 mph across the water on your bare feet that’s indescribable. It inspires your ego to shine. Now, I don’t know about the Atlas pose, but I think everything else is pretty cool.

Maybe competitive bodybuilding is an option for some barefooters out there. What’s your favorite pose?

The side slide with the “hang loose” hand gesture. It’s a super-hard move but when you throw in the hang sign it makes it look effortless.

What’s your favorite trick?

The front to back, because it’s the key to more advanced tricks. It’s super-easy once you learn how to perform it consistently, but it’s extremely hard to learn.

Have you suffered any concussions, memory loss, broken bones or torn ligaments in your lengthy tenure as a professional barefooter?

Concussions? Yes. Memory loss? I think I have, but I can’t remember. Broken bones? Yes. Torn ligaments? Yes, probably over a dozen times.

Damn, how do you wake up in the morning?

With a smile.

Describe your worst crash.

I had a pretty good jump crash doing an ESPN shoot one time. It was a monster jump! I landed perfect, but I landed hard and broke forward. The buckle from my back brace got lodged under my rib cage and broke my sternum. After the accident my heart was not beating normal and I was having trouble breathing. The cardiologist confirmed that I had bruised my heart and my internal injuries were comparable to those from a head-on collision. I guess that’s what I get for wanting to go 15 feet high and 44 mph on my bare feet.

What can be done to bring more people into the sport of barefooting?

Spread the word on how easy it is. Also, better coaching. You can get pummeled if you don’t know what you’re doing. If most people learned the way that I coach at my school, I think a lot more people would be encouraged to do it.

You’re quite the promoter, aren’t you! do you enjoy any other water-skiing disciplines?
Slalom skiing. It’s a great workout.

What’s your slalom course performance?

2 at 32 off at 36 mph. Not bad for a short guy, huh?

How much longer do you see yourself competing?

As long as I have a chance to win I’ll keep on doing it. I hope I never have to retire, honestly.

By Todd Ristorcelli

Ron Scarpa earns a place in the record books:
At the conclusion of the 2000 World Barefoot Championships on August 27th, Ron Scarpa walked away with four Gold medals and one Bronze, earning a solo place for himself in the Guinness book of world records. Prior to this competition, Ron shared a place with Barefoot Great, Brett Wing, as barefooters who held the most overall World titles, which was three (Guinness Book-Millennia Edition). By adding another Overall win, the record now belongs to Ron with a total of four Overall World titles, three of which have been consecutive. In addition to having the most Overall World titles, Ron also has the most single event World titles. Ron’s accomplishments to date make him the barefooter to possess the greatest amount of Gold individual titles ever.
The final day of competition at the 2000 Worlds in Fergus Falls, MN started a bit slow for Ron with a Bronze in slalom. However, the Trick event heated the Raging Bull up quickly, as the top five skiers pulled out all the stops to win the Trick event and knock Scarpa from his overall position. Top seed and World record holder, Ron put together two smooth, classic Scarpa passes to secure his fifth Trick title, while giving no ground in the overall race.
The final and most spectacular event of the day was Jump. Ron narrowly made the final field of five with a jump of 23.9 meters, which put him the first jumper on the water. Ron said he was very confident in jump after winning the U.S. Open two weeks prior to the Worlds. “I worked very hard on my jumping this season and had a lot of confidence in my ability to win. After making it through the elimination rounds at the U.S. Open and winning, I think many people were surprised,” said Scarpa. “I jumped off against Jon Kretchman, Brett New, and Peter Fleck, and came out on top. That would give anyone jump confidence.” In the final round at Worlds, Scarpa’s first jump was a personal best of 25.5 meters, (83.7 feet). From that point, everyone chased after Ron, but couldn’t quite catch him. Ron collected his second Gold of the day and his first Gold Jump medal in 18 years, since winning at the 1982 Worlds in Acapulco. The winning jump secured Ron’s fourth Overall victory as well as a permanent place in barefooting history.
SCARPA’S GOLD MEDAL RUN AT A GLANCE:
1980: California – 3rd in slalom – 3rd Overall
1982: Mexico – 1st in Jump
1984: Australia – 1st in slalom – 2nd in tricks – 2nd Overall
1986: Germany – 1st in slalom – 2nd in tricks – 2nd Overall
1988: Australia – 1st in slalom – 2nd in tricks – 2nd Overall
1990: Florida – 1st in tricks – 2nd in slalom – 2nd Overall
1992: England – 1st in tricks – 1st in slalom – 1st Overall
1994: Australia – 2nd in tricks – 2nd Overall
1996: Minnesota – 1st in tricks – 1st Overall
1998: Australia – 1st in tricks – 1st Overall
2000: Minnesota – 1st in jump – 1st in tricks – 3rd in slalom – 1st Overall

22
nov
07

Eddy Merckx, il Cannibale

eddy

Merckx, Eddy (Meensel-Kiezegem, Bruxelles 1945), ciclista belga, considerato uno dei più grandi campioni di tutti i tempi, sicuramente quello che vanta il maggior numero di vittorie. Proprio per l’insaziabile fame di successi, prestigiosi e no, che contraddistinse la sua carriera, fu soprannominato nell’ambiente ciclistico “Il Cannibale”. Campione mondiale dilettanti a diciannove anni, l’anno seguente passò professionista ma il suo primo successo giunse nel 1966, in una corsa in linea che sempre resterà legata al suo nome: la Milano-Sanremo. Nel corso della sua carriera, dal 1965 al 1978, vinse cinque Tour de France (1969, 1970, 1971, 1972, 1974: di quella corsa detiene anche il record del maggior numero di vittorie di tappa, 35), cinque Giri d’Italia (1968, 1970, 1972, 1973, 1974), una Vuelta a España (1973), due Giri del Belgio (1970, 1971) e un Giro di Svizzera (1974).
Tra le corse in linea nel suo albo d’oro: tre Campionati del Mondo su strada (1967, 1971, 1974), sette Milano-Sanremo, due Giri di Lombardia, tre Parigi-Roubaix, due Giri delle Fiandre, cinque Liegi-Bastogne-Liegi, tre edizioni della Freccia Vallone, una Parigi-Bruxelles ed un Gran Premio delle Nazioni per un totale di 525 vittorie su circa 1800 corse disputate. Nel 1972, al velodromo di Città di Messico, Merckx coprì la distanza di 49.431 km in 60 minuti, stabilendo così il record mondiale dell’ora, primato che gli venne tolto solo nel 1984 da Moser. Corridore completo, sapeva vincere su tutti i terreni, dalle grandi corse a tappe alle classiche in linea, attaccando in montagna e dando distacchi agli avversari a cronometro: la sua figura ha segnato un’epoca.
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22
nov
07

Ciclistica Castellettese 2007-2008

poster

CASTELLETTESE, UNA SOCIETÀ DINAMICA
Castelletto Ticino (NO)
11 apr 2007 Inaugurazione della mostra “Il Ciclismo di ieri e di oggi” il 21 aprile

Era domenica 18 febbraio quando la SC Castellettese del presidente Gianfranco Isotta si presentava ai suoi Soci, Tifosi, Stampa ed Estimatori nel corso di un convivio organizzato presso il ristorante San Giovanni di Cressa nel novarese.
Ma, prima di dare inizio ai festeggiamenti, il Presidente Gianfranco Isotta ha invitato tutti i presenti ad osservare un momento di raccoglimento in memoria di alcuni Amici defunti nel corso del 2006: Luigi Cerutti, presidente del Bici Club Borgomanero; Alberto Sola, Giudice di gara e Pierantonio Negri, anche lui Giudice di gara.

Tanti gli Ospiti presenti a partire dal signor Vietri, Vicepresidente del CR piemontese della Federciclismo, l’ing. Zuccaro, Consigliere della Federciclismo, l’ex professionista Pippo Fallarini e Paolo Longo Borghini, professionista del Team Barloworld oltre a Mario Giaccone, presidente del VC Novarese e tanti altri che non possiamo elencare sia per non riempire una pagina intera sia perché correremmo il rischio di dimenticarne qualcuno.

Registi della manifestazione la splendida coppia M.Gf. “Cyclo@System” gio.more@libero.it sempre all’avanguardia nel preparare elenco degli iscritti, ordini d’arrivo e, in occasione della festa, a preparare tutto a puntino.

Sono stati così presentati e premiati i corridori che nel 2006 hanno militato nelle fila della SC Castellettese e che sono: G1, Eleonora Stagnoli; G2, Samuele Dutto, Manuel Lara e Gabriel Villanueva; G3, Oscar Zambra, G4, Domenico Tamilia; G5, Manuel Gherlenda e Francesco Pinna; G6, Daniele Asta ed Edoardo Stagnoli. Esordienti, Matteo Besozzi, Kevin Dalla Pietà, Christian Gemmi e Mirko Mazzardis. Allievi, Luca Filotto, William Mazzardis, Mirko Paroli e Andrea Silvola, che hanno posato anche in numerose fotografie col professionista piemontese Paolo Longo Borghini.

La composizione dello staff dirigenziale della SC Castellettese: Presidente Onorario, Franca Simonini; Presidente, Gianfranco Isotta; Vice Presidenti, Ernesto Gusmeroli e Gaetano Billo; Segreteria, Maria Tamborini e Marilena Castelli; Consiglieri, Sergio Argenton, Gabriella Ambrosi, Romina Barberis, Gianni Bertolotti, Marilena Bogni, Roberto Colombo, Manuel Dalla Pietà, Giuseppe La Gaccia, Ivan Mazzardis e Sergio Petroli. Direttori Sportivi, Ernesto Gusmeroli, Marco Pasini, Manuel Dalla Pietà e, Sergio Petroli. Direttore di Corsa, Vincenzo Cifaldi; Accompagnatori Cat. Giovanissimi, Sergio Argenton e Marilena Bogni; Preparatori Cat. Giovanissimi, Manuel Dalla Pietà; Magazziniere, Marilena Bogni.

La SC Castellettese organizza una Mostra dedicata a “Il Ciclismo di ieri e di oggi”, che sarà inaugurata ufficialmente il prossimo 21 aprile alle ore 10 presso la sala polivalente “Albino Calletti” di Castelletto Ticino che rimarrà aperta al pubblico fino a domenica 22 aprile con orari di apertura dalle 9,30 alle 13,00 e, dalle 14,30 alle 18,30.

In alto la locandina che pubblicizza la Mostra e la gara categoria Allievi, messa in calendario per domenica 22 aprile 2007 e denominata: 24° GP Caduti Castellettesi, 21° Memorial Settimio Simonini”, con partenza alle ore 10.

A cura di Vito Bernardi

A.S. DILETTANTISTICA CICLISTICA CASTELLETTESE
V.GIOTTO
28053 – CASTELLETTO TICINO – NO
Telefono: 0331972596
Fax: 0331938894
Email: MARIATAMBORINI@LIBERO.IT
Affiliazione:28/02/2007
Tesserati
AL 611922J BESOZZI MATTEO
G6 902800A BOSA DANIEL
G6 902801X BRANCATO GAETANO
DC 467887Q CIFALDI VINCENZO
ES 594443J DALLA PIETA KEVIN
S2 623187N DALLA PIETA’ MANUEL
G3 849298Q DUTTO SAMUELE
G6 902858F FAVINI ENRICO
G3 902856V FAVINI SERGIO
AL 861755D FILOTTO LUCA
G6 840597X GHERLENDA MANUEL
ES 671182Z GNEMMI CHRISTIAN
G3 872139X GNEMMI JESSICA
G2 896005N GUENZI MATTIA
S2 163918V GUSMEROLI ERNESTO
G4 875949E INGALLINA NICOLO’
G3 847199T LARA MANUEL
G3 875946T LIONETTI FEDERICO
AL 622932P MAZZARDIS MIRKO
G5 873017R OLMEDO CUERO ALLAN RICARDO
G6 840599H PINNA FRANCESCO
G5 906352F ROMERIO MIRKO
G1 901769L RUBINO SAMUELE
AL 551058F SILVOLA ANDREA
ES 623197Q STAGNOLI EDOARDO
G2 864482Q STAGNOLI ELEONORA
G5 671173F TAMILIA DOMENICO FRANCESCO
G5 875948D VESCO ALESSANDRO
G3 846983L VILLANUEVA GABRIEL EDUARDO
G6 623196P VISMARA ALESSIO
G6 898017K ZAFFARONI DAFNE
G3 898019V ZAFFARONI HERMES
G3 889341B ZAMBRA OSCAR URIEL
S1 671198H ZUCCOLINI PAOLO

22
nov
07

NANCY CONTRERAS

contreras

Bicampeona en velocidad en Copas Mundiales de Ciclismo, Nancy Conteras es otra de las cartas fuertes de México para los Olímpicos de Atenas.
Contreras Reyes nació el 2 de enero de 1978 en la capital del país y desde los 9 años inicio su participación en pruebas de ciclismo, la cual la han llevado a altos lugares a nivel mundial.
De la mano de su esposo y entrenador, Guillermo Gutiérrez, Nancy Conteras buscará repetir la hazaña en la misma disciplina de Manuel Youshimatz, quien fue medallista mexicano en Los Angeles 1984.
La ciclista capitalina tuvo su primera participación olímpica a los 18 años, cuando participó en Atlanta 96 y finalizó en el lugar 14 de la prueba de velocidad de la justa.
Para Sydney 2000, la corredora mexicana sufrió de problemas en la Federación Mexicana de Ciclismo y por una falla administrativa no pudo calificar, pese a estar dentro de las 10 mejores en el ranking de los 500 metros contrarreloj.
Ahora se espera una revancha de la mexicana, pese a que ha sufrido en los últimos meses malos resultados previo a la justa olímpica.

- 2002 Medalla de Bronce en Keiring – Juegos Centroamericanos y del Caribe en El Salvador.

- 2002 Medalla de Oro en 500 metros – Juegos Centroamericanos y del Caribe en EL Salvador.

- 2002 Medalla de Plata en 500 metros – Campeonato Mundial de Pista

- 1996 Sexto Lugar en Prueba de Velocidad – Juegos Olímpicos de Atlanta

- 1995 Medalla de Plata en Prueba de Velocidad – Campeonato Mundial Juvenil en Italia

- 1995 Medalla de Bronce en Prueba de Velocidad – Juegos Panamericanos de Mar de Plata

 
22
nov
07

El Gato Volador

Questo è il primo Post su Oscar Uriel Zambra Gomez, meglio conosciuto come “El Gato Volador”. Ciclista Giovanissimo praticante nella Categoria G3, dal 2008 G4, con la Ciclistica Castellettese di Castelletto Ticino (NO).

Dopo il primo anno di attività su pista i risultati sono ottimi e fanno ben sperare per il 2008, anno in cui inizia la Cat. G4 con una bici da corsa nuova (di cui parleremo a Natale).

Di seguito alcune foto del 2007:

solista    g3start    Train    first

speedreduced

21
nov
07

Bicisupport, ke bomba !

Bicisupport Bike Bench  – art, 100, 2008  

 

for, road, bike, mtb, bmx, trekking,  

bike 16 , bike 20, bike 24,  

 

 

Ho comprato l’aggeggio di cui sopra le illustrazioni, è arrivato in 7 gg ben imballato, completo di tutto.

L’ho montato e l’ho messo in garage: è una Bomba, puoi farci quello che vuoi e non è molto ingombrante, per adesso l’ho usato con la mia MTB e la bici da corsa di  Oscar.

21
nov
07

LA VUELTA DE MEXICO 2008

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Armando Becerra Reyes, presidente de la Federación Mexicana de Ciclismo, adelantó detalles de la “Vuelta México 2008”, misma que se correrá del 13 al 20 de septiembre: “La Vuelta ya esta inscrita oficialmente ante la Unión Ciclista Internacional y está calificada entre las mejores con 2.2 puntos UCI”, destacó.La justa arrancará el 13 de septiembre en Aguascalientes, seguirá hacia San Luis Potosí-León; León-Guadalajara, en la capital tapatía, se realizará un circuito, y después habrá un arrastre a Zamora para continuar en Morelia. De Morelia, el pelotón pasará por Zitacuaro-Toluca y concluirá el 20 de septiembre en el Distrito Federal.

“La Vuelta, tendrá un costo aproximado a los 18 millones de pesos, se repartirán dos millones de pesos. Se prevé que participen 160 corredores, repartidos en 10 equipos extranjeros y 10 nacionales con 8 integrantes cada uno”, dijo Armando Becerra.México, actualmente tiene dos equipos profesionales categoría Continental, (Fullerton y Tecos), y se prevé contar por lo menos con seis más para la Vuelta.“Tenemos casi un año para hacer la inscripción ante la UCI de los conjuntos mexicanos, para que tengan el carácter Continental y de esta forma sean tomados en cuenta, dentro del plantel Pro-Tour de la UCI”, explicó Becerra Reyes.En esta caso los candidatos son los conjuntos: Orven, Empacadora San Marcos, y el Canel’s, entre otros que se pueden sumar sí cuentan con el apoyo de sus respectivos estados.Por lo pronto, la Vuelta Ciclista México, será anunciada oficialmente los últimos días de diciembre en el Distrito Federal.

21
nov
07

Frasi Famose sul Ciclismo.

Un uomo solo al comando, la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome è Fausto Coppi.

frase pronunciata da Mario Ferretti all’apertura della radiocronaca della Cuneo-Pinerolo, terzultima tappa del Giro d’Italia del 1949

Quando la strada sale non ti puoi nascondere – Eddy Merckx

Qualunque strada tu prenda sarà sempre in salita e controvento – Anonimo

La Legge di Murphy e simili Hai voluto la bicicletta? Ora, pedala!

La Montagna é solo per pochi – Marco Pantani

Lascia che la terra venga a te – Motto dei discesisti ideato da “Nonno Salt”

I se, i ma, e i forse non fanno le corse – Ciccio

Attaccherò domani – Claude Criquiellion

Le corse finiscono sulla riga bianca – Roger

Dopo la curva è finita – Gli spettatori mentre si scala una salita lunghissima

Il velocista resuscita se vede lo striscione rosso – Roger

Barcollo ma non mollo! – Anonimo sull’asfalto a 3 km dalla vetta del Colle dell’Agnello

Non temere di avanzare lentamente, temi solo di fermarti. – Anonimo

Meglio tardi che mai. – Anonimo

La corsa la fanno i corridori – De Zan

Poche chiacchiere e menare – Gimondi

Per vincere certe corse non bisogna aver paura di perdere – da “Eurosport”

E’ facile andare forte con i più deboli. Prova ad andare forte con i più forti! – Anonimo

Legge di Murphy: “Dopo che per tutta la mattinata non ha piovuto, non appena salirai sulla tua bici, verrà giù una massa d’acqua proporzionale (in metri cubi) ai chilometri che ti eri proposto di fare”

In discesa pure i cocomeri vanno forte. (grazie Giuseppe)

La salita “sale” e la discesa “discende” – Anonimo

Prima della discesa vien sempre la salita – Anonimo

Oggi si tribula (il “dottore” Umberto P.)

Adesso spiana modo per dire ironicamente che “è finita la salita” quando la salita non molla in realtà – Anonimo

Modi di dire ciclistici: Fare il buco Tattica di corsa che consiste nello staccarsi dalla ruota di chi precede per obbligare gli altri corridori ad inseguirlo

Limare le ruote, Succhiare la ruota, Mordere il tubolare Stare molto vicini alla ruota di chi precede per sfruttarne la scia.

Rompere i cambi Azione di disturbo di chi si inserisce nella fila di chi si sta dando il cambio a tirare e , quando giunge il proprio turno, scostarsi per rompere il ritmo ed ostacolare quindi l ‘azione.

Fare il treno Azione di una squadra che consiste nel portare un corridore, di solito il velocista, negli ultimi chilometri in una posizione ideale per fare la volata.

Non sentire la catena Quando si va forte con facilità (Grazie a Toni) Sono al gancio Essere stremati (Davide, giovane ciclista della provincia di Varese)

Avere le “gambe di legno” Sensazione di chi per l’eccessiva fatica e la troppa presenza di acido lattico nelle gambe le “sente” pesanti, non più fluide e tanto meno potenti.

21
nov
07

IL CICLISMO E LA BICICLETTA: curiosità dal passato

La prima corsa ciclistica italiana fu organizzata dal Veloce Club di Milano nel 1871 e fu vinta da Giuseppe Pasta (“il Pasta NDR”), il quale impiegò 37 minuti a percorrere una distanza di undici chilometri. Un chilometro in tre minuti… un fatto eclatante per l’epoca dal momento che il termine di paragone relativo alla velocità di quei tempi era riferito al solo cavallo.

Le imprese successive sono note a molti: Bartali, al Giro di Francia del 1948, partito da Cannes con 25 minuti di svantaggio sugli altri, acquistò poi un vantaggio tale durante la corsa da permettergli, a Briancon, di recarsi in un albergo, fare la doccia e assistere all’arrivo degli altri concorrenti.

Il primo che ebbe l’idea di applicare un pedale ad un biciclo fu Ernesto Michaus nel 1861, ed ecco nata la bicicletta. Strumento tanto amato dal proprio possessore fino quasi all’inenarrabile… fino a divenire non solo una professione quella del ciclista, ma una vera e propria passione per le due ruote… passione… un’altro viaggio del cuore. Con lei si sono tentate le prodezze più inverosimili, è stata portata persino sott’acqua, forse qualcuno ricorda quella folle impresa di Vittorio Innocente che percorse nel 2000 un chilometro sotto il Naviglio di Milano in poco meno di 14 minuti. Zavorrò e modificò la sua bicicletta per favorirne l’idrodinamica e riuscì nell’impresa.

Pian piano, nel tempo, nacquero le varie associazioni ciclistiche e vennero divisi i corridori tra professionisti e dilettanti, si stabilirono le varie specialità e si arrivò infine al Giro d’Italia, al Tour de France, competizione per eccellenza che vede ogni anno più di dieci milioni di spettatori… fino ai vari campionati mondiali e ai giochi olimpici.

Oggi si disputano gare dappertutto, su strada e su pista. I nomi dei vecchi e nuovi campioni sono noti alla maggioranza, sia essa fatta di appassionati a questo sport oppure no… Giri d’Italia vinti ripetutamente da Alfredo Binda tra la fine degli anni ’20 e i primi anni ’30. Fausto Coppi dagli anni ’40 agli ’50 ed Eddy Merckx a cavallo tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70… di quest’ultimo ricordo le prodezze e la popolarità con gli occhi di bambina quasi costretta a sciropparsi le gare ciclistiche trasmesse in tv (unico esemplare in casa), al posto dei cartoni animati che trasmettevano contemporaneamente sull’unico altro canale esistente all’epoca… ma poi alla fine tutta la famiglia e anche i vicini ancora non possidenti della straordinaria scatola che trasmetteva suoni ed immagini in bianco e nero, si ritrovava col naso appiccicato allo schermo a soffrire affannosamente insieme ai corridori di quelle ripide salite o di quelle rovinose cadute e gioirne delle memorabili vittorie.

Tagliare quel traguardo che rappresentava molto più di un nastro teso da un lato all’altro della strada… segnava un traguardo della propria vita, un traguardo che li proiettava immediatamente verso altre tappe, altre mete, altre conquiste. Fino ai giorni nostri… ai campioni accompagnati spesso nel loro destino da grandi tragedie umane…. Armstrong… e tanti altri meno popolari e infine lui.. il grande Marco Pantani… Intorno al ciclismo, alla bicicletta e non da ultimo, intorno ai grandi campioni, c’è sempre stato un mondo di collezionisti bramosi di accaparrarsi qualche oggetto significativo di questo sport… oggetti, fotografie, autografi e documenti meritevoli di stare molto spesso più in un museo che nelle nostre case… ma è grazie al collezionismo che possiamo raccogliere, catalogare e conservare pezzi di storia… in questo caso di storia del ciclismo e della bicicletta.

La Domenica del Corriere – XIX^ corsa ciclistica Milano-San Remo, vinta da Girardengo – Il passaggio del primo gruppo sulla vetta del Turchino.

20
nov
07

Skatto Fixo

La bici é il meccanismo più semplice e sofisticato mai costruito. E’ uguale a se stessa, tranne qualche dettaglio, più o meno dalla sua nascita, a fine ’800. Prima destinata alle élites, poi mezzo di massa, ha spostato e sposta centinaia di milioni di persone ogni giorno, ovunque sul pianeta. Chiunque sa andare in bici, ed ha imparato da bambino. Un uomo in bicicletta e’ l’immagine più innocua che riesca a dare di sè quel predatore primario che è l’essere umano. Ed é, oggi, l’unico mezzo terrestre che ognuno, con poco sforzo, può riparare da sè in qualsiasi condizione, tranne forse la rottura del telaio, evento eccezionale. Addirittura, può costruirsela.
Si entra nel meccanismo e se ne esce sapendo esattamente cosa fa la bici e perché; impari che ogni parte, ogni singola parte, é utile.
Anche la bici ha accessori, naturalmente, ma se ne può fare tranquillamente a meno: e impari che superfluo, oggi, é quasi tutto. Nessun alzacristallo, nessun condizionatore, meno che mai radio o satellitari; persino la ruota di scorta é superflua, perché quando buchi bastano due leve, un po’ di colla e un pezzo di camera d’aria. E, naturalmente, cinque minuti o più per chi é alle prime armi.

Trovato sul web. Questa è solamente una introduzione ad altri post sullo “Scatto Fisso”.

Villa




Urka

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