Archivio per aprile 2008

29
apr
08

Specialized Allez Junior El Gato

Ready to Race

La bici di Oscar finalmente è pronta, dopo vari tentativi per cercare la migliore posizione in sella.

Componenti nuovi: Pipa Scott da 100 mm in luogo di quella da 50 mm (troppo corta), Sella San Marco Afine, più Bassa, più leggera e più lunga; abbiamo anche montato il Ciclocomputer della Specialized. Speriamo in bene.

Foto: Nokia N73

24
apr
08

Scott Speedster S40 e S60fb

Mi hanno proposto una nuova bici da strada ad un prezzo conveniente, ke ne dite:

Weight
9.2 kg
20.2 lbs

Frame
Lite Alloy tubing road geometry
7005 Alloy D. Butted
Integrated headtube

Fork
Carbon 1 1/8″ steel steerer integrated

Headset
Integrated steel cup

Derailleur (Rear)
Shimano Tiagra RD-4400 18 speed

Derailleur (Front)
Shimano Tiagra Fd-4400

Shifters
Shimano Tiagra ST-4500
Dual control 18/27 speed
Compact version available

Brakes
Scott Pro SCBR-530 Cartridge pads

Crankset
Truvativ TOURO road
34/50 T or 30/42/52 T

BB-Set
Truvativ 07BB 68/108

Handlebar
Scott RoadDrop OS Anatomic 31.8mm

H’stem
Scott Road Team OS 1-1/8″ / four bolt 31.8mm

Seatpost
Carbon/Alloy 31.6mm

Seat
Scott Road

Hub (Front)
Scott Comp

Hub (Rear)
Shimano 2200

Chain
Shimano CN-HG53

Cassette
Shimano CN-HG50-9 12-25 T

Spokes
DT-Swiss Champion Black 2mm

Rims
Alex-R 500 black
Front / Rear 32H

Tires
Conti Ultra Sport 700×23 C

24
apr
08

Patrick Sercu

Nato a Rouleurs, Roeselare per i fiamminghi, professionista dal 1965 è passato dalla pista alla strada dopo aver collezionato titoli e primati.
In virtù della scuola di suo padre Albert, che è pure stato eccellente corridore, ha svolto gran parte della sua attività su pista collezionado una serie di affermazioni che gli hanno fruttato autentici records, come il numero dei titoli ufficiali conquistati, 59, e come quello delle Sei Giorni vinte, 88.
La prima vittoria da seigiornista l’ha ottenuta nel 1965 a Gand accoppiato a Eddy Merckx.
Da dilettante è diventato campione del mondo della velocità a Rocourt (Belgio) nel 1963 dopo che la giuria aveva squalificato Sergio Bianchetto.
Ai Giochi Olimpici di Tokio ’64 vince la prova del chilometro con partenza da fermo, ma viene eliminato dall’italiano Pettenella in semifinale della velocità.
Inoltre, sempre da dilettante, ha conquistato otto titoli di campione belga (velocità, omnium, americana). Ha continuato tra i professionisti aggiudicandosi le maglie iridate nella velocità del ’67 e ’69, vincendo 18 titoli di campione d’Europa e 29 di campione del Belgio. Tutte le specialità, eccetto il mezzofondo, gli hanno dato almeno un titolo.
Nel 1973 (18 settembre) batte il record del mondo dei 1000 metri lanciati che apparteneva a Marino Morettini, per l’inezia di 14/100 al Vigorelli in 1h02’46″ media 57,636 km/h.
Il 9/12/1973 a Città del Messico fa ancora meglio e ottiene il primato assoluto volando in 58″50.

Re indiscusso delle Sei Giorni, ne ha disputate 224 vincendone 88 delle quali 11 a Gand e 4 a Milano città in cui, nel febbraio del 1983, in coppia con Argentin, ha chiuso la carriera.

Ma la strada lo ha sempre attirato e gli ha dato più di una soddisfazione; anche se nessuna grande classica figura nel suo palmares, nel bottino sono moltissime semi-classiche belghe, la Sassari-Cagliari, il Giro di Sardegna ’70 (dopo un duello esaltante con Eddy Merckx), 14 tappe al Giro d’Italia (ne ha corsi sette) e 6 tappe al Tour (ne ha disputati due, ha indossato la maglia gialla e ha vinto la classifica a punti nel ’74) per un totale di quasi 100 affermazioni.
Conclusa la carriera è stato assunto dalla Lega belga come tecnico per la pista dimostrando, anche in questo impegno, le sue non comuni qualità sportive e umane.

Non è facile scrivere in poche righe chi è stato Patrick Sercu. L’ammirazione, ed un segno di gratitudine per quello che ha fatto vedere ai sinceri sportivi di tutto il mondo, ti porta a dire semplicemente: “Un Grande!”. Il tutto, debitamente maiuscolo, proprio per quella spontaneità che viene dall’immanenza. In pista è stato il “Sire” in assoluto, su strada è stato capace di soffrire ed applicarsi, divenendo un evidente in grado di ritagliarsi uno spazio in piena era Merckx, ovvero in contemporanea al corridore più forte che i miei occhi abbian mai visto. Un uomo spontaneo, simpatico, cordiale e intelligente. Un signore. Verso atleti come Sercu, hai sempre l’obbligo di considerarti fortunato nell’averli visti, nel poter dire a figli e nipoti che c’eri anche tu e che non t’importa del tempo passato, perché l’arte, e quella sportiva lo è, non ha mai morte e rimane legata come un penate all’intero segmento di vita.

Patrick, raccolse la passione verso la bicicletta dal padre, Albert, che era stato un eccellente corridore, ma aveva un difetto: non era veloce abbastanza.

Per questo motivo non poté raccogliere il palmares che le altre facoltà meritavano e per questa caratteristica s’era fatto giocare dall’astuto olandese Middelkamp ai campionati mondiali del 1947.
Forse, per devozione alle volontà di rivincita del genitore, il piccolo Patrick alimentò sin da subito uno straordinaria sensibilità verso la velocità e lo sprint. Divenne così ben presto corridore e pistard in particolare.

La sua crescita in termini di riscontri cronometrici e di vittorie, seguì la costante del successo e nel 1963, a soli 19 anni, dopo aver vinto il campionato belga della velocità dilettanti, sul velodromo di Rocourt, si laureò campione mondiale della specialità.

Nel 1964 stabilì a Bruxelles il record mondiale del chilometro con partenza da fermo su pista coperta, quindi, sulla medesima prova, vinse la Medaglia d’Oro alle Olimpiadi di Tokyo.
Anche nella velocità, si mostrò più che competitivo, arrivando alle semifinali, dove fu battuto dall’italiano Giovanni Pettenella (poi olimpionico) e, nella finale per il bronzo, dal francese Daniel Morelon. I giochi giapponesi però, segnarono l’inizio di una leggenda, perché dalla pista a cinque cerchi di Tokyo, Patrick divenne fine all’ultima corsa svolta, l’attrazione principale di ogni manifestazione sui velodromi. Qualche dato: 59 titoli ufficiali conquistati, 88 Sei Giorni vinte (record assoluto!), 8 titoli di campione belga da dilettante (velocità, omnium, americana) e ben 29 fra i professionisti, divisi in tutte le specialità escluso il mezzofondo; i titoli mondiali nella velocità professionisti nel ’67 e ’69 e 18 titoli di campione d’Europa divisi nelle varie specialità, compresi i derny. Ottenne la sua prima vittoria da seigiornista nel 1965 a Gand, in coppia con Eddy Merckx, verso il quale l’univa una forte amicizia.
Il 18 settembre 1973, sulla pista del Vigorelli, batté il record del mondo dei 1000 metri lanciati che apparteneva a Marino Morettini, percorsi in 62″46 alla media di 57,636 kmh. Meno di tre mesi dopo, il 9 dicembre, a Città del Messico, fece ancora meglio e ottenne un primato incredibile per quei tempi e non solo, volando sul chilometro alla media di 58″794!
Anche su strada, il suo segno vincente si determinò con una palpabilità impressionante. Studiare oggi il corso della carriera di Patrick Sercu, è il modo migliore per capire e concepire il senso più vero di un ciclismo fondato sulle doti naturali e sugli spazi che ci sono per non arrivare a quella esasperazione specialistica che tanto incide, negativamente, sulla possibilità di reperire nuovi appassionati ed è, nel contempo, un inno al doping. Sercu era un genio delle specialità veloci della pista e seppe vincere su strada, oltre alle tappe classiche dei velocisti, anche delle brevi corse a tappe. Certo, Patrick era un fenomeno, ma studiando il suo tratto, ritroviamo ampi margini per rafforzare convinzioni e verità sulle essenze del ciclismo che tanto osservatorio sottostima, o non vede proprio.
Nel palmares di Sercu, non figura nessuna grande classica, ci sono però moltissime semi-classiche belghe tipo la Kuurne-Bruxelles-Kuurne (’77), la Sassari-Cagliari (’73), il Giro di Sardegna ’70 (dopo un grande duello con Eddy Merckx), 14 tappe al Giro d’Italia (ne ha corsi sette) 6 tappe al Tour (ne ha disputati due, ma ha indossato la maglia gialla e ha vinto la classifica a punti nel ’74), una miriade di tappe di tour brevi come Tirreno-Adriatico, Parigi-Nizza, Giro di Puglia, Giro di Sardegna, Giro del Mediterraneo, Delfinato, per un totale di 98 affermazioni.
Chiuse la sua inimitabile carriera, nel febbraio del 1983, nella Sei Giorni di Milano corsa in coppia con Argentin. Conclusa l’attività da atleta è stato assunto dalla Lega belga come tecnico per la pista dimostrando, anche in questa mansione, le sue doti, il suo intuito e quelle qualità umane che lo han sempre contraddistinto. Successivamente s’è impegnato nell’organizzazione e nella direzione di molte Sei Giorni. Corretto come pochi da corridore e gentleman nella vita. Un signore ed un personaggio verso il quale una semplice stretta di mano e da considerarsi come un premio ambito.

Ha corso spesso con le bici Gios ed era soprannominato “Keizer van de Six”, credo che significhi “il Kaiser delle 6 Giorni”, “Il re della 6 giorni”.

Articolo tratto da altri testi trovati sul Web.

24
apr
08

25° Memorial Settimio Simonini

Castelletto Ticino (NO) – 20 apr 2008

Domenica 20 aprile si è tenuto a Castelletto Ticino (Novara) il 25° Gran Premio Resistenza e Caduti Castellettesi – 25° Memorial Settimio Simonini, sul tradizionale circuito di 10 km da ripetere 6 volte per complessivi 60 km, con partenza alle ore 10 Categoria Allievi.

Con un centinaio di corridori provenienti oltre che dal Piemonte anchLombardia, alla di 60,6 chilometri spalmati sul circuito Castelletto Ticino, Sito Borghetto, Borgo Ticino, Castelletto Ticino per chiudere il cerchio di 10 chilometri circa ripetuto 6 volte che i corridori hanno pedalato alla garibaldina realizzando una media piuttosto alta di 40,724 km/h.

La gara non ha registrato momenti particolari da segnalare; l’alta velocità determinata dai continui scatti e contro scatti di vari corridori, risultavano decisivi per delle sgroppate solitarie che duravano solo qualche centinaio di metri prima di venire fagocitati dal gruppo che, nel finale, si spezzava in più tronconi proiettando all’avanguardia un plotone di una ventina di corridori andati a giocarsi allo sprint la vittoria finale.

Ma la sfortuna ha voluto metterci lo zampino proprio nel rettilineo finale dove una spettacolare caduta coinvolgeva una decina di corridori comprendenti, tra gli altri, anche gli atleti Mirco Morgantini e Pietro Bertorello della Rostese, Serra della Piossasco e altri, fortunatamente tutti rialzatisi senza gravi conseguenze fisiche.

Lo sprint intanto proseguiva accesso con un testa a testa tra il rhodense Luca Wackermann e Giuseppe Bovio (Bonalanza) che con Cerutti (VC Novarese) hanno definito il podio. Terza vittoria stagionale per il grandissimo Luca Wackermann.

Ottimo risultato anche per i ragazzi della Rostese diretti da Stefano Morgantini che piazza 3 corridori tra i Top-Ten di giornata al pari della Polisportiva Molinello di Cesano Maderno.

ORDINE D’ARRIVO

1. Luca Wackermann (Polisposrtiva Molinello Cesano M.) km. 60,600 in 1h29’17″ media 40,724 km/h
2. Giuseppe Bovio (Sco M. Bonalanza)
3. Alberto Cerutti (VC Novarese)
4. Marco Wackermann (Polisposrtiva Molinello Cesano M.)
5. Luca Croce (Asd Ciclistica Rostese)
6. Pietro Maria Piccaluga (idem)
7. Steve Rizzardini (Polisposrtiva Molinello Cesano M.)
8. Giorgio Della Volpe (Asd Ciclistica Rostese Liguria)
9. Davide Avitabile (Ciclamanti)
10. Simone Staltari (Asd pedale Acquese)

Corridori iscritti: 110, Partenti: 98, Arrivati: 38

(cito l’autore: Vito Bernardi)

Per la cronaca, i carissimi Soci della S.C.Castellettese mi hanno fatto salire sull’ammiraglia in qualità di Speaker (in corsa) della manifestazione…….devo dire che non mi sono mai divertito così tanto.

Domenica 20 aprile si è tenuto a Castelletto Ticino (Novara) il 25° Gran Premio Resistenza e Caduti Castellettesi – 25° Memorial Settimio Simonini, sul tradizionale circuito di 10 km da ripetere 6 volte per complessivi 60 km, con partenza alle ore 10 Categoria Allievi.

Con un centinaio di corridori provenienti oltre che dal Piemonte anche dalla Liguria e dalla vicina Lombardia, si è disputato il 25° Gran Premio dedicato alla Memoria dei Caduti Castellettesi sulla distanza di 60,6 chilometri spalmati sul circuito Castelletto Ticino, Sito Borghetto, Borgo Ticino, Castelletto Ticino per chiudere il cerchio di 10 chilometri circa ripetuto 6 volte che i corridori hanno pedalato alla garibaldina realizzando una media piuttosto alta di 40,724 km/h.

La gara non ha registrato momenti particolari da segnalare; l’alta velocità determinata dai continui scatti e contro scatti di vari corridori, risultavano decisivi per delle sgroppate solitarie che duravano solo qualche centinaio di metri prima di venire fagocitati dal gruppo che, nel finale, si spezzava in più tronconi proiettando all’avanguardia un plotone di una ventina di corridori andati a giocarsi allo sprint la vittoria finale.

Ma la sfortuna ha voluto metterci lo zampino proprio nel rettilineo finale dove una spettacolare caduta coinvolgeva una decina di corridori comprendenti, tra gli altri, anche gli atleti Mirco Morgantini e Pietro Bertorello della Rostese, Serra della Piossasco e altri, fortunatamente tutti rialzatisi senza gravi conseguenze fisiche.

Lo sprint intanto proseguiva accesso con un testa a testa tra il rhodense Luca Wackermann e Giuseppe Bovio (Bonalanza) che con Cerutti (VC Novarese) hanno definito il podio. Terza vittoria stagionale per il grandissimo Luca Wackermann.

Ottimo risultato anche per i ragazzi della Rostese diretti da Stefano Morgantini che piazza 3 corridori tra i Top-Ten di giornata al pari della Polisportiva Molinello di Cesano Maderno.

ORDINE D’ARRIVO

1. Luca Wackermann (Polisposrtiva Molinello Cesano M.) km. 60,600 in 1h29’17″ media 40,724 km/h
2. Giuseppe Bovio (Sco M. Bonalanza)
3. Alberto Cerutti (VC Novarese)
4. Marco Wackermann (Polisposrtiva Molinello Cesano M.)
5. Luca Croce (Asd Ciclistica Rostese)
6. Pietro Maria Piccaluga (idem)
7. Steve Rizzardini (Polisposrtiva Molinello Cesano M.)
8. Giorgio Della Volpe (Asd Ciclistica Rostese Liguria)
9. Davide Avitabile (Ciclamanti)
10. Simone Staltari (Asd pedale Acquese)

Corridori iscritti: 110, Partenti: 98, Arrivati: 38

(cito l’autore: Vito Bernardi)

Per la cronaca, i carissimi Soci della S.C.Castellettese mi hanno fatto salire sull’ammiraglia in qualità di Speaker (in corsa) della manifestazione…….devo dire che non mi sono mai divertito così tanto.

12
apr
08

Specialized Langster, a branded fixie

KrustyKlown mi ha fatto notare la presenza di queste fantastiche bici, le quali però in Italia stentano ad arrivare in Italia

Sul sito italiano ci sono solo le versioni London (bellissima) e New York, quelle importate e gia’ esaurite. Hanno il mozzo bisex (flip-flop Hub), fisso da una parte e libero dall’altra.

La mia dovrebbe diventare una cosa del genere, manubrio da crono (senza le appendici), magari nastro in sughero (pornissimo), colorazione custom, ecc.

Ma vediamo di cosa si tratta:

I modelli sono: New York (Gialla), Seattle (Verde), London (Bianca), Tradizionale (verde) e per ultimo la Langster S-Works da Pista. C’è anche il modello Boston (nera) di cui non ho trovato subito la foto.

La Seattle con i parafanghi in legno è bellissima, la London e la Boston sono molto belle per via della grafica innovativa, la New York mi piace meno (sarà il giallo), ma la più bella è sicuramente la S-Works (rossa o nera-ruote Zipp), che lascerei così com’è.

Le uniche modifiche che farei sono: sostituzione del manubrio basso con uno da “Fixie” girato all’insù e tagliato, toglierei inoltre i laccetti ai pedali lasciando solo la clip.

Qualcuno sa il prezzo ? Ho letto in un Blog U$D 740,00 (mi sembra un buon prezzo per una bici così).

11
apr
08

Calenario Provvisorio Giovanissimi 2008

Pubblichiamo il Calendario Provvisorio delle Gare STRADA, Categoria Giovanissimi 2008.

Prossimamente pubblicheremo quello definitivo (forse!).

Calendario Giovanissimi 2008

04
apr
08

La vera storia del Barbecue (BBQ)

E’ ormai aperta la stagione…..del BBQ. Gli attrezzi, il BBQ e la carbonella sono pronti, faccio un giro dal macellaio e via. Dovete sapere che la pratica di cuocere la carne alla griglia risale all’antichità: riporto un brano tratto dall’Iliade che ci spiega qualcosa…….. …Alzasi Achilledel vederli stupito, ed abbandonacolla cetra lo seggio; alzasi ei puredi Menèzio il buon figlio, e lor porgendoil Pelìde…

03
apr
08

Popocatepetl

La Leyenda de los Volcanes

Iztaccihuatl, hace ya miles de años,
fue la princesa más parecida a una flor,
que de la tribu de los viejos caciques
del Capitán más gentil se enamoró.
El padre augustamente abrió los labios
y dijole al Capitán seductor,
que si tomaba un día la cabeza del cacique enemigo,
en su vara y lanzón.
Encontraría preparados,
a un mismo tiempo
el festín de su triunfo
y el lecho de su amor.
Y Popocatépetl fuese a la guerra
con esta esperanza en el corazón
domo la rebeldía de las selvas obstinadas,
el motín de los riscos contra su paso vencedor.
La osadía despeñada de los torrentes,
y la acechanza de los pantanos en traición;
y contra cientos y cientos de soldados,
años de años gallardamente combatió.
Al fin torno a la tribu,
y la cabeza del Cacique enemigo
sangraba en su lanzón.
Hallo el festín del triunfo preparado,
pero no así el lecho de su amor;
en vez de lecho encontró el túmulo.
En que su novia,
dormida bajo el sol esperaba
en su frente el beso póstumo de la boca
que nunca en vida la beso.
Y Popocatépetl quebró en sus rodillas
el haz de las flechas;
y, en una sorda voz conjuro
las sombras de sus antepasados
contra las crueldades de su impasible Dios.
Era la vida suya, muy suya,
porque contra la muerte la gano;
tenia la riqueza; el poderío;
pero no tenia el amor…
Entonces, hizo que veinte mil esclavos
alzaran un gran túmulo ante el sol:
amontono diez cumbres en una escalinata
como de alucinación;
Tomo en sus brazos a la mujer amada,
y él mismo sobre el túmulo la coloco;
luego, encendió una antorcha, y,
para siempre, quedo en pie
alumbrando el sarcófago de su dolor
Duerme en paz, Iztaccihuatl;
nunca los tiempos borraran los perfiles
de tu casta expresión.
Vela en paz, Popocatépetl;
nunca los huracanes apagaran
tu antorcha eterna de amor.

Tomado del folleto “Popocatépetl”,
Alfredo Careaga P.;
México, D.F. a 14 de Abril de 1987

Popocatepetl: En Náhuatl significa “Montaña que humea”

01/ene/98. Popocatépetl, 18:28. Erupción con una emisión de ceniza (altura de la columna=1 km.). Imagen del video (1 de 4) desde el Altzomoni. (CENAPRED).

01/ene/98. Popocatépetl, 18:29. Erupción con una columna de ceniza de 2.5 km. Incendios provocados por la expulsión de material incandescente. Imagen del video (2 de 4) desde el Altzomoni. (CENAPRED).

01/ene/98. Popocatépetl, 18:30. Erupción con una columna de ceniza de 5 km. Incendios provocados por la expulsión de material incandescente. Imagen del video (3 de 4) desde el Altzomoni. (CENAPRED).

01/ene/98. Popocatépetl, 18:31. Erupción con una columna de ceniza de 6 km. Incendios provocados por la expulsión de material incandescente. Imagen del video

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Lada sin costo: 018001235050
03
apr
08

Il Pino Messicano

Ho letto quasi tutti i libri di Pino Cacucci, che con me ha in comune varie permanenze in Mexico. Leggendo Blogs qua e la mi sono imbattuto in questo articolo che ha fatto in modo che Pino mi sia diventato più simpatico ……. in quanto ciclista:

Venerdì, 15 Giugno 2007

marcos
Riceviamo dallo scrittore Pino Cacucci e volentieri pubblichiamo, questo articolo sull’uso della due ruote nel suo amato Messico, dove la bicicletta sembra attecchire tra tutti gli strati sociali e pare, stando alla foto qui accanto, abbia sedotto anche il subcomandante Marcos.
Il racconto è esemplificativo del fatto che anche in una delle metropoli più caotiche e inquinate (ma non lo era anche Londra prima della “cura” di Ken il Rosso?) è possibile, se c’e’ la cultura e la volontà politica giusta, avviare una inversione di tendenza. Ma lasciamo parlare Pino….
Nel recente passato Città del Messico veniva citata come esempio di inquinamento. Ma negli ultimi vent’anni la megalopoli per eccellenza ha avviato una fitta serie di provvedimenti a tutela dell’ambiente che hanno drasticamente ridotto le emissioni di gas serra con severe leggi sia sul traffico che sull’industria; come risultato basti l’esempio delle polveri sottili, che mediamente sono inferiori dal 30% al 50% rispetto a una città italiana come Bologna. cacucciMa soprattutto Città del Messico sta promuovendo la bicicletta come mezzo di spostamento grazie a una serrata campagna di sensibilizzazione che non ha eguali nel resto del mondo. La capitale messicana è uno stato a sé della federazione, il DF, il più popoloso (18 milioni di abitanti, che arrivano a 25 se si considera la cosiddetta “area metropolitana”, che sconfina nello stato limitrofo omonimo, abbreviato in Edomex) (è solo una stima, probabilmente in numero corretto è intorno ai 30mln N.D.R.), e l’attuale sindaco-governatore Marcelo Ebrard ha emanato una legge statale che impone a tutti i dipendenti dell’amministrazione pubblica – dai massimi funzionari agli impiegati, dai poliziotti ai pompieri, dall’entourage del governatore fino agli addetti a manutenzione e raccolta dei rifiuti – di recarsi al posto di lavoro in bicicletta ogni primo lunedì del mese. Ovviamente è un modo per convincere tutti a utilizzarla ogni giorno, ma in “quel giorno” sono semplicemente obbligati, senza eccezioni, compreso il capo della polizia che, avendo posto problemi di sicurezza (auto con la scorta), è stato messo in ferie per un giorno al mese, in modo da non costituire un’eccezione alla regola. L’iniziativa ha scatenato una salutare campagna di propaganda, con centinaia di reporter, fotografi e operatori TV a immortalare l’immane flusso di ciclisti. Pochi giorni fa, tra le tante iniziative a favore della bici, c’è stato un “critical mass nudi alla meta”, con centinaia di ciclisti completamente nudi che hanno sfilato per il centro della metropoli allo scopo di attirare tutta l’attenzione possibile – e ci sono senza dubbio riusciti – sulle difficoltà per chi usa la bici nel traffico, cioè ci si sente “nudi” contro le prepotenze degli automobilisti. Ma va ricordato che attualmente Città del Messico vanta ben 120 km di piste ciclabili protette – alcune addirittura sopralevate per superare i viadotti – ed entro pochi anni il programma dell’amministrazione prevede la realizzazione di ben 300 km! Que Viva México, ciclistas!

Pino Cacucci

(tratto da http://www.ilikebike.it – Grazie 1000)

Ho scoperto che Pino Cacucci ha un Blog al seguente indirizzo:

http://www.feltrinellieditore.it/BlogAutore?id_autore=155756&blog_id=14

01
apr
08

MTB Crash

KrustyKlown del PBMTB ha partecipato a una gara MTB, è il primo di noi perciò facciamo tutti il tifo.

manub

Resoconto della gara scritto di pugno da KK:

Domenica e’ stato bello, cioe’ molto bello con qualche imprevisto.
Siamo andati in 4 per fare 50 km di percorso medio-duro, io unico dilettante ero attrezzato per l’autosufficienza: 2 borracce, barrette, gonfia-e-ripara, pompa, camera d’aria, attrezzi, maniche da attaccare al giubbotto in caso fossi arrivato dopo il tramonto, telefono preimpostato sul 118, testamento.
La fauna era varia. I convinti hanno cosce come barili e polpacci nervosi e depilati, si cambiano ridendo e scherzando poi partono per primi schiumando e dandosi delle gran gomitate gia’ nel parcheggio.
I normali erano come noi e partiamo col secondo gruppo “mediamente allenati”.Tre degli organizzatori ci accompagneranno senza nemmeno sudare.
Alla terza salita molla il cicloturista: “su strada vado, ma in MTB non sono allenato…” e si mette dietro. Al 10° km il secondo finisce l’acqua, c’e’ molta polvere e gli do’ una delle mie borracce ma al 15° finisce anche la gamba “non gira, non sto bene, non ho digerito…”. Poco dopo anche il terzo (corridore su strada fino a due anni fa) annuncia che fara’ solo la prima parte e al 27° km si fermera’ perche’ sta morendo, “e’ due mesi che non prendo la bici…” e tutti e tre: “Ma se tu vuoi andare ti aspettiamo” in ansimante coro.
I boschi intorno a Sesto sono piu’ belli ma ho fatto passaggi suggestivi in mezzo a vigne, borghi e castelli, mi son trovato giu’ per strapiombi che normalmente mi fan tornare a casa (“Com’e'?” “Facilissima” e via per un muro da montagne russe ) e su per punti panoramici, come in cima alla collina piu alta da dove si vedevano campi e vigneti per chilometri; “Quando non c’e’ foschia si vede Superga”, la meta’ di noi vedeva santi e madonne, sbuffando come mantici e non ne ha goduto.
Al 24°km in una lunga discesa a torciglioni nel bosco vedo una serie di alti gradoni che salto prima titubante, poi convinto e al terzo zompo come Apollo che porta il sole in cielo: gran volo e atterraggio da manuale su entrambe le ruote ma il manubrio si spezza e mi sfracasso al suolo, come Icaro.
Che botta! Per fortuna non mi faccio nulla e mi rialzo col pezzo di manubrio in mano e mezzo bosco addosso, gli ultimi due km me li faccio a piedi levandomi le spine dal fianco e dalla chiappa sinistra, peccato.
Da rifare, con un manubrio nuovo.

KK

PS: inizia a costare la MTB !? (NDR)




Urka

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