Archivio per la categoria 'bicycle'

15
dic
11

Ventasso MTB Ride

Me and my son riding to the Ventasso Mountain, Italy.

 

08
giu
11

BOBOFIX Bike City Life

Rosaspinto & Bond  presentano

 “BOBOFIX – Bike, City, Life”

Navigli a 360° con uno stile: il tuo

Mercoledì 15 Giugno 2011     Dalle ore 21.00   c/o Bond Club

Mercoledì 15 giugno, a partire dalle ore 21.00, il Bond Club di via P. Paoli si riempirà dei colori e dell’allegria delle biciclette a scatto fisso Bobofix, che potranno essere visionate e vendute. Interamente customizzabili con il tuo stile, sono il miglior modo per osservare da un posizione privilegiata il paesaggio urbano in continuo mutamento.

Abbandona per una sera l’auto e vieni al Bond in bicicletta: la tua energia farà il resto. Scopri i Navigli da un punto di vista inedito: respira un’aria diversa, muoviti senza fretta.

Godi della possibilità di pedalare per la tua città senza l’assillo del traffico, dei costi, dell’inquinamento. Affidati a Bobofix Fixed-gear: le biciclette dei messenger americani rivivono in nuove linee glamour che rievocano la semplicità vintage di un tempo. Stile libero e rapporto unico: lasciati andare alla ritrovata libertà.

Le biciclette Bobofix sono customizzabili. Nuovo manubrio o nuove gomme? Niente di più facile. Con Bobofix puoi essere unico anche nello stile. Lo scatto fisso permette di muoversi in totale autonomia, rendendo trasparente per la prima volta il concetto di “auto-trasporto”. Nulla potrà ostacolare la tua voglia di viaggiare.

Dj set della serata a cura di Moscova Dreamers. Divisi tra Milano e Rimini, tra chitarre e cassa dritta, tra underground metropolitano e dance vacanziera, sono innamorati dei dancefloors affollati, del volume alto e della sottoculture musicali. Hanno sonorizzato le sfilate di La Perla e Chantelle e suonato in locali milanesi e romagnoli di tutto rispetto: Magnolia, Bitte, Tunnel, Atomic, Rocket e la Casa 139 a Milano, Cocoricò e Velvet a Rimini.

Alle pareti un omaggio alle creazioni di Bobofix attraverso gli scatti dello street photographer Dario Ponzo.

Per chi raggiungerà il Bond Club in bicicletta

2 birre in bottiglia a 8 € e altre gradite sorprese

 Bond Club, Via P. Paoli, 2    20143 Milano

L’evento è realizzato in collaborazione con

Heineken  Partesa Milano

Rosaspinto Direzione Artistica e Ufficio Stampa

tel: 3338864490 www.rosaspinto.it info@rosaspinto.it

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12
mag
11

Il carpegna mi basta

Della serie Frasi Celebri sul Ciclismo, non poteva mancare questa bella affermazione di Marco Pantani.

Non l’avevo inserita nel vecchio post sulle Frasi Famose del Ciclismo, ma rimediamo subito con questo:

Intervista pubblicata dal settimanale L’Espresso in cui Pantani parla delle strade che caratterizzano questo percorso della 1° Gran Fondo San Marino “Marco Pantani”.

 Quando esco in allenamento da solo, ed è il più delle volte, questo è uno dei giri che amo

Fino a San Marino niente di speciale. Ma da lì in avanti comincia il bello. Strade tranquille, tracciato nervoso. Con continui saliscendi. E qualche severa impennata. La prima è quella che, passato Montemaggio, va su a San Leo. E da lì alla Madonna di Pugliano e al successivo valico. In una decina di chilometri si sale fin quasi a 1000 metri. Ma la salita più impegnativa della giornata non è questa. È la successiva. È quella che da Caturchio si arrampica sul Monte Carpegna. Nella parte iniziale non è molto ripida. È tra il 6 e l’8 per cento. Il tratto più duro arriva passato il paese di Carpegna.

Sono sei, sette chilometri con pendenza media del 10 per cento. Gli ultimi due, fin sotto la vetta a 1360 metri sul mare, li chiamiamo il Cippo e sono i più ripidi, sul 12 per cento. In quel tratto utilizzo il 39 x 19/21. Certo, questa non è una salita come quelle delle Alpi che mi hanno reso famoso, ma per allenarmi bene mi basta, e come…

Altri corridori fanno allenamenti scientifici. Salgono e scendono più volte sulla stessa salita. Fanno tratti spingendo rapporti durissimi. Cronometrano ogni metro. Stanno incollati con gli occhi al cardiofrequenzimetro.

Io no. Io sto attento alle mie sensazioni. Anche la salita la sento. Esattamente come quando sono in corsa. Scatto e allungo. Scatto e allungo. Lo so che i miei scatti lasciano il segno. Fanno male.

I miei avversari ne sanno qualcosa. Quando nel 1998 sul Galibier ho staccato Jan Ullrich e gli altri, ho fatto il vuoto col 39 x 17 e poi, in progressione, ho scalato sul 16 e il 15. Dei miei attacchi in salita sanno qualcosa anche i compagni di squadra, quando esco in allenamento con loro. Ma fa niente, poi in cima li aspetto…   È sul Carpegna che ho preparato tante mie vittorie. Non ho bisogno, prima di un Giro o di un Tour, di provare a una a una tutte le grandi salite. Una sola volta, se ricordo bene, sono andato a dare un’occhiata in anticipo al Mortirolo e al Montecampione. Ma in macchina. E non mi è servito neanche molto.

Il Carpegna mi basta.

Da Coppi in poi, è una salita che ha fatto la storia del ciclismo e ogni tanto anche il Giro c’è passato. Io non le conto più le volte che l’ho fatta, allenandomi. Direte che sono un tradizionalista. Forse sì. Sempre ad allenarmi sulle stesse strade di casa. Sempre a spingere gli stessi rapporti, gli stessi che uso in corsa. Sempre in giro senza borraccia, perché mi bastano quelle quattro fontane che so io dove sono. Una proprio a Carpegna, il paese. Dal culmine del Carpegna vado giù in picchiata a Pennabilli. E dalla valle, pochi chilometri più avanti, decido magari di risalire a San Leo, per la strada di Serra di Maiolo. È anche questa una salita duretta, con lunghi tratti al 10 per cento. Dalla cima c’è una bellissima vista della Rocca di San Leo. Sempre in discesa passo il paese. E via verso casa. A meno che voglia di nuovo arrampicarmi verso San Marino. Per Torello e Acquaviva. È la salita che conclude la Coppa Placci, la più importante corsa in linea che si disputa da queste parti.

Il Cippo

Una delle salite più celebrate d’Italia

Chi lo conosce lo definisce un tracciato per “salitomani”, gli amanti cioè della scalata in bicicletta. Il Cippo del Monte Carpegna, situato all’interno del Parco Naturale Regionale del Sasso Simone e Simoncello, è una delle salite più celebrate d’Italia, tanto cara a Marco Pantani che qui si allenava per prepararsi a quelle imprese in montagna che lo hanno reso celebre nel mondo. A chi gli chiese di fare una graduatoria delle salite più belle d’Italia, il Pirata non ebbe dubbi e rispose: ‘Su tutte c’è il Mortirolo, come impegno non ha eguali; poi lo Stelvio, per il paesaggio e la durezza, le Tre Cime di Lavaredo e una salita vicino a casa mia, il Monte Cippo di Carpegna. Chiedete a Merckx, ha un versante durissimo come il Mortirolo…”

Sì, perché qui si verificarono gli scontri rimasti negli annali del ciclismo, fra Eddie Merckx e José Manuel Fuente, nei due passaggi del Giro d’Italia, nel 1973 e nel 1974. In appena 2,3 chilometri si passa da 750 a 1.020 metri slm – ca. 13% di pendenza media.Subito dopo il distributore inizia secca, al 18% l’ascesa al Cippo. Sono 2 chilometri davvero impegnativi ma si trovano anche brevi tratti per riprendere fiato, in complesso la scalata risulta abbordabile, con un tratto finale addirittura facile. Al Cippo termina la strada pubblica; solo a piedi o in bici si può continuare verso l’alto: la via diventa privata e c’è una sbarra sulla strada, che per la Gran Fondo San Marino “Marco Pantani” verrà appositamente aperta. Il tratto finale di salita, altri 6 chilometri, è impegnativo ma non impossibile, la via è asfaltata e stretta, la vegetazione è fitta e solo verso il culmine, a circa 1.400 metri slm, si apre nuovamente la vista sul Sasso Simone e Simoncello.

Dalla cima del monte si gode una spettacolare veduta della Repubblica di San Marino fino al Mare. Il panorama offre inoltre un suggestivo scorcio dell’Appennino tosco-romagnolo con il Monte Fumaiolo e il Monte Aquilone, e della vallata del Marecchia. Nelle giornate più limpide si distinguono chiaramente anche i profili delle coste adriatiche. Da Coppi in poi – dichiarò Marco Pantani – è una salita che ha fatto la storia del ciclismo e ogni tanto anche il Giro c’è passato. In quel tratto utilizzo il 39 x 19/21”.

Interessante il raffronto con i rapporti usati dal Pirata nelle altre salite celebrate. E’ lui stesso a rivelarlo in una intervista:

“Il Mortirolo – dichiarò – l’ho affrontato con il 39 x 21/23. Il Mont Ventoux, nel testa a testa con Armstrong, col 39 x 17/19/21”.

10
mag
11

Fixed Bike on the boat

Lago Maggiore crossing on a boat with a Specialized Langster London

Via KrustyKlown Pictures

16
apr
11

Langster Flip Flop Hub

Picture by D. Zambra

Posted from iPhone
Camera Toy
PSExpresss

16
apr
11

Langster London Portrait

Posted from iPhone
Picgrunger
Camera toy
PS Express

16
apr
11

Golasecca MTB circuit test ride

Posted from iPhone
PS Express
Camera Toy

16
apr
11

Spring MTB Ride in Golasecca

Poster from iPhone
PS Express
Camera Toy

02
mar
11

Steek-Hutzy BMX Freaky Pollo

Two years ago I find a cheap chinese BMX in bad conditions but I take the bike for free and start fixing for a new Steek-Hutzy bike; see the following pictures:

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11
feb
11

Pallet Ghetto Ramps

Ragazzi servono circa 50 pallet per la rampa corta e il doppio per il pipe;

io ne metto una decina che ho tenuto da parte !

29
gen
11

Gearomatic New bicycle gear

Gearomatic by Hans Delbruk

Preliminary prototipe images

Made with laser Mercury

Post Inviato da iPhone

29
gen
11

Fun on fixed

Oscar riding the homemade STEEK-HUTZY XR26R Fixed.

Picture by GK

17
dic
10

Winter portrait of a Specialized Langster

Picture by D.D. – Sesto Calende (VA) Italy

15
apr
10

Ginettaccio, uno di noi

RICORRENZA: Lunedì 19 aprile a Firenze la serata-ricordo “Ginettaccio, uno di noi” dedicata a Bartali a 10 anni dalla scomparsa

FIRENZE, 15 aprile 2010 – Quando mancano pochi giorni all’anniversario della scomparsa avvenuta il 5 maggio 2000, il Lions Firenze Pitti e il Comune di Firenze con la collaborazione tecnica del Gruppo giornalisti sporti toscani (Ussi Toscana) organizzano una serata tutta dedicata al grande campione. Il 19 aprile alle 20,30 all’Istituto degli Innocenti a Firenze (piazza Santissima Annunziata) si svolgerà una cena nel corso della quale sarà ricordata la figura di Gino Bartali non solo come campione, ma soprattutto come uomo. Saranno rievocate le gesta di un grande sportivo ma sarà l’occasione soprattutto per mettere in evidenza le doti umani dimostrate in tante occasione da Bartali che hanno portato ‘Ginettaccio’ ad ottenere un ambito riconoscimento come la medaglia d’oro al valor civile per gli atti compiuti durante la Resistenza.

“Non c’è dubbio – dice Andrea Bartali, il figlio dell’indimenticato campione – che questa iniziativa sia un contributo importante alla memoria di mio padre. Ma sono particolarmente contento perché al di là del Bartali ciclista si sia sentita la necessità di guardare dentro al Bartali uomo. Mi duole dire che a distanza di pochi giorni dal decennale della morte di mio padre in Toscana si siano ricordati in pochi della sua figura sportiva e della sua grande umanità dimostrata. Davvero un peccato.”

Hanno assicurato la loro presenza numerose autorità cittadine e fra queste: Alfredo Martini, Narciso Parigi, Riccardo Nencini, la figlia di Fausto Coppi Marina e il rabbino capo Levi.

L’occasione avrà anche un risvolto benefico poiché il ricavato della cena verrà utilizzato per restaurare un’opera del nuovo Museo degli Innocenti nell’ambito del programma “Adotta un’Opera d’Arte” che il medesimo istituto avvierà dal prossimo giugno.

Via Federciclismo

13
apr
10

Quando chiedere sicurezza equivale a “creare confusione”

Sono rimasto molto impressionato dal caso del giovane Nicolò Ferrari e quando ho sentito dell’iniziativa “ZONA NICOLO’” ho scritto queste righe alla Gazzetta di Reggio ed alla Federazione:

Sono un appassionato ciclista, ho seguito la storia di Nicolò Ferrari di Rubiera che ha perso la vita durante il riscaldamento di una gara di ciclismo Giovanile a Cogruzzo (29 Giugno 2008).

http://gazzettadireggio.gelocal.it/dettaglio/Addio-grande-piccolo-Nicolo/1481802

Scrivo a Voi della Gazzetta perché siete stati gli unici a dare risalto alla notizia …..crede che si possa fare di più ? Potete aiutarci ?

Ci chiediamo come possa andare a finire oggi la storia processuale ? L’organizzazione è colpevole ? E’ stato fatto qualcosa ? La Federazione Ciclistica Italiana si è fatta sentire ? Come si è concluso il caso ?

Noi bloggers abbiamo scritto alcuni articoli e recentemente Fausto Piccinini ha proposto di divulgare la “Zona Nicolò”:

Gli ultimi 5 minuti delle partite di calcio sono state definite “zona Cesarini” in onore di dell’oriundo argentino Renato Cesarini, che aveva abituato i tifosi biancori a realizzare i suoi goal nei minuti finali della partita. Oggi la F.C.I. ha il dovere di creare una “zona Nicolò”, un lasso di tempo di 30 minuti in cui i giovani corridori possano riscaldarsi in sicurezza prima della partenza.

http://skatofix.wordpress.com/2008/07/01/non-facciamo-stronzate/

http://faustopiccinini.wordpress.com/2010/03/19/la-tragedia-di-nicolo-e-lindifferenza-della-f-c-i/

Le tragedie hanno il compito di insegnare, l’indifferenza della F.C.I. è una offesa alla memoria di Nicolò (aggiungo: della famiglia, degli amici e dei ciclisti).

A questa mia mail il Presidente Di Rocco ha risposto in modo garbato (e lo ringrazio per questo), ma la risoposta è stata:

Di Rocco, il 12 aprile 2010, oltre a non avere mai preso in considerazione questa intelligente proposta, ha scritto:

“non vorrei davvero parlare di indifferenza.La federazione (e con Essa coinvolgo il Comitato Regionale,provinciale e la consigliera federale Isetti) è stata e sarà vicino alla società,con la quale i nostri uffici ed il nostro avvocato ha contatti diretti. Se poi la Sua abitudine è quella di creare confusione anche per casi che meriterebbero rispetto e solidarietà, faccia pure.

Non ho risposto al Presidente Di Rocco perché, devo dire la verità, un po’ ci sono rimasto male, l’iniziativa mi sembra più che buona e mi aspettavo almeno qualche parola di incoraggiamento.

Pubblico qui di seguito l’articolo uscito oggi su www.ciclismo-online.it di Matteo Romano:

Quando chiedere sicurezza equivale a “creare confusione”

Quando chiedere sicurezza equivale a “creare confusione”

Dopo la recente intervista di Di Rocco a Cycling Pro, proposta in sei puntate, siamo stati bonariamente accusati dagli appassionati di ciclismo di “sparare sulla croce rossa”. Probabilmente è vero: non ci sono soldi, le cose vanno male e nel Palazzo Federale si resta a guardare, rilasciando dichiarazioni, come quelle di Di Rocco a Cycling Pro, dalle quali traspare il menefreghismo o la totale incapacità di aggiustare le cose.

Oggi, torniamo a parlare di Di Rocco perchè ci è giunta una segnalazione che merita sicuramente di avere voce e di essere approfondita:

Nel giugno del 2008, a Castelnuovo Sotto in provincia di Reggio Emilia, il piccolo Nicolò Ferrari ha perso la vita durante le fasi di riscaldamento precedenti la gara che avrebbe dovuto correre. Un furgone lo ha infatti travolto, strappandogli la vita a soli 12 anni. Dopo oltre un anno e mezzo, l’organizzatore di quella gara è stato rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio colposo. Dovendo ancora inziare il processo non entreremo nei dettagli della vicenda che, tutto sommato, poco interessano.

Vogliamo puntare l’indice, anche se alla luce di quello che leggerete viene la voglia di puntare il medio, contro chi non ha saputo fare tesoro di quanto accaduto al piccolo Nicolò Ferrari.

Da alcuni blog operanti nella zona dell’Emilia Romagna, tra i quali quello dell’amico Fausto Piccinini, è stata lanciata, alla Federazione, l’intelligente proposta di istituire una “Zona Nicolò”, ossia un periodo di 30 minuti, prima della gara, nel quale l’organizzatore abbia l’obbligo di istituire un percorso di riscaldamento, sicuro e chiuso al traffico veicolare. Non ci sembra che sia una richiesta impossibile, al contrario ci sembra più che mai sensata e fattibile.

In due anni, dalla Federazione, in questo senso non è stato fatto nulla e così, Davide Zambra ha deciso di scrivere una lettera al Direttore della Gazzetta di Reggio per informarlo di questa proposta ed evidenziare l’indifferenza Federale. Questa lettera, oltre al Direttore, è stata inviata anche ad alcuni uffici federali, tra i quali quello del Presidente Di Rocco.

Di Rocco, il 12 aprile 2010, oltre a non avere mai preso in considerazione questa intelligente proposta, ha scritto:”non vorrei davvero parlare di indifferenza.La federazione (e con Essa coinvolgo il Comitato Regionale,provinciale e la consigliera federale Isetti) è stata e sarà vicino alla società,con la quale i nostri uffici ed il nostro avvocato ha contatti diretti. Se poi la Sua abitudine è quella di creare confusione anche per casi che meriterebbero rispetto e solidarietà, faccia pure.

Siamo veramente senza parole. Anche in un caso come questo, Di Rocco si chiama fuori. Con tutta probabilità gli uffici e i legali della Federazione sono stati vicini alla società di Nicolò, ma questa è solo la normalità, ciò che avviene (o dovrebbe avvenire) per qualunque vittima di incidente.

Di Rocco non si smentisce neanche quando in ballo ci sono dei morti, ed etichetta come “creare confusione” una proposta mirata a fare si che tragedie come quella accaduta a Nicolò Ferrari non capitino più.

Qualunque sindaco, di qualunque colore politico, al verificarsi di incidenti evitabili, in particolare se coinvolgono minori, non resta con le mani in mano. C’è chi crea una Gimcana per rallentare le auto, chi posiziona un autovelox, chi fa costruire dei dossi artificiali, insomma dedicano qualche ora del loro prezioso tempo a pensare a come fare per evitare il ripetersi della tragedia.

La Federazione non ha fatto nulla, anzi, Di Rocco, invece di ringraziare chi gli ha fornito una valida idea, etichetta la volontà di preverire gli incidenti come “creare confusione”.

Probabilmente, scrivere queste cose, equivale a sparare sulla croce rossa, dal momento che quasi tutti hanno capito di chi è la colpa dell’immobilismo del nostro ciclismo, ma crediamo che, quando si parla di sicurezza, l’immobilismo vada fermato, se necessario, anche con dei, metaforici, calci nel sedere.

Per questo, chi vorrà, potrà iscriversi al gruppo creato su Facebook per provare ad ottenere ciò che dovrebbe essere dovuto.

[LINK
AL GRUPPO
]

06
apr
10

A new life for Vigorelli Velodrome

Dopo averlo usato come campo da calcio, piazza per concerti ed ora come moschea provvisoria finalmente un barlume di luce che forse potrà dare speranza al Vigo:

RITORNARE AD ESSERE IL “TEMPIO DEL CICLISMO MONDIALE”

E’ recente la notizia di un restauro:

Vigorelli, un remake ad alta tecnologia

Un palazzetto dello sport polifunzionale e supertecnologico. Con pedane mobili per trasformare in pochi minuti la pista di ciclismo in un campo da hockey o da pallavolo. Con diecimila posti in tribuna, più 2.000 estraibili, servizi commerciali e spazi dedicati al fitness. Ecco come sarà il Vigorelli del futuro, quello che il Comune di Milano spera di inaugurare entro il 2012. A febbraio sarà aperto il bando per scegliere la società che lo dovrà gestire, oltre che ristrutturare, insieme con il Palasharp. Un’operazione da 50 milioni di euro, di cui quasi 12 milioni saranno a carico del Comune.

Via La Repubblica [15 gennaio 2009]

Nuovo look per il velodromo Vigorelli, Rizzi: “Servono 60milioni di euro”

Per la trasformazione del velodromo Vigorelli di Milano in un impianto sportivo polifunzionale al coperto sono necessari una sessantina di milioni di euro: cinque volte di più, dunque, del contributo di 12 milioni di euro previsti come oneri di urbanizzazione del progetto di riqualificazione urbana nell’ex fiera campionaria. A rivelarlo è stato l’assessore allo Sport di Palazzo Marino Alan Rizzi.

‘’Le spese per il nuovo Vigorelli – ha affermato Rizzi, a margine della presentazione dell’iniziativa ‘Milano in Sport’ (una due giorni interamente dedicata alle attività sportive)- saranno molto impegnative, almeno cinque volte i 12 milioni di euro di oneri di urbanizzazione assicurati da Citylife. La trasformazione del Vigorelli resta comunque una priorità per questa amministrazione. Vogliamo realizzare un impianto polifunzionale, un contenitore aperto a tutte le discipline sportive, aperto 24 ore su 24’’.

Resta in ogni caso aperto il nodo su come reperire i finanziamenti. E nel frattempo continua il pressing del mondo dell’associazionismo sportivo per l’apertura a Milano di un moderno impianto al coperto.

‘’Stiamo ancora aspettando il bando sul nuovo Vigorelli – ha affermato il presidente provinciale del Coni Filippo Grassia – che finalmente consentirà a Milano di avere l’impianto sportivo al coperto più importante d’Europa’’.

Via Il Giorno [Milano, 2 settembre 2009]

Pagina Ufficiale MASPES VIGORELLI here You can support the project

29
mar
10

Il Diavolo del Tour de France

Sicuramente chi ha seguito Giro, Tour e grandi gare ciclistiche ha visto almeno una volta un pazzo vestito da diavolo insegure i corridori; vediamo un po’ chi è questo simpatico personaggio:

Dieter “Didi” Senft (Reichenwalde, 7 febbraio 1952), spesso conosciuto come il diavolo del Tour de France o, semplicemente, El Diablo (tourteufel), è un popolare personaggio che segue le principali manifestazioni ciclistiche.

Dal 1993, infatti, segue la maggior parte delle tappe del Tour de France e delle maggiori competizioni internazionali indossando il suo costume da diavolo rosso e dipingendo sulla strada il suo simbolo, un tridente, qualche chilometro prima della sua postazione.

Il suo particolare tifo gli ha portato però alcuni guai con la legge. Durante il Giro di Svizzera del 2006, infatti, la polizia svizzera ha costretto Senft a cancellare le scritte lasciate sulla strada e a pagare una multa per evitare di finire incarcerato.

Didi Senft è inoltre un inventore: ha creato più di cento biciclette, tra cui la più grande del mondo, citata nel Guinness dei Primati. In occasione di Euro 2008 ha viaggiato verso Klagenfurt per assistere al match tra Germania e Croazia sulla sua speciale Football Bike.

Sulle strade del Tour de France e del Giro d’Italia si vede dal 1992 quando per la prima volta il tedesco Didi Senft ha indossato il completo da diavolo, ha preso il forcone ed ha cominciato a correre dietro i corridori in quasi tutte le tappe. Inconfondibile col suo impetuoso modo di tifare è l’unico supporter inquadrato dalle telecamere di mezzo mondo.

Anche quest’anno come di routine si è fatto Giro e segue il Tour a modo suo, certo non corre più dietro ai corridori per 150 metri in salita come 15 anni fa ma da sempre il suo contributo allo spettacolo. É un tifoso doc, di quelli che arrivano diverse ore prima della folla sul percorso per costruire la sua grande bicicletta puntualmente inquadrata. E poi ovviamente sceglie con cura dove correre col forcone.

Una curiosità: non usa sempre lo stesso costume e tanto meno lo stesso forcone. Cambiano i materiali ogni volta, attacca bandiere diverse o cambia colore. Ma perché proprio il diavolo? Ad ispirare il costruttore di biciclette, ex ciclista amatoriale tedesco con discreti risultati è stato il triangolo rosso, quello che simboleggia l’ultimo chilometro. Molti corridori sono definiti “tori rossi” perché tentano allunghi nell’ultimo chilometro. Lui invece da spettacolo prima, pur essendo denominato el diablo.

Sito ufficiale del Diavolo

Rare picture of Didi yealing Pantani at Tour de France.

Pérez Cuapio poking Piepoli wit Didi’s fork on the Giau Pass.

The DEVIL:   PEZ-Clusive Interview!

It’s contagious! Stand near the Devil and you’ll find  yourself yelling “allez allez allez!“

Wednesday, June 30, 2004

by Florian Wenk    (fond by Skatofix on various websites)

The Man Behind the Fork – You’ve seen him roadside at the Tour for years, and a photo with him is a must-have for true fans. The Devil is perhap the most famous fan in sports – and PEZ caught up with him as he made ready for the 2004 Tour.

He’s crazy. He’s nuts. He’s German! You gotta love this guy! His real name is Didi Senft, and he’s from Storkow in Germany near Berlin. He drives all over Europe in his mini-mini-van, towing a huge bicycle and planting himself along the pro cycling race routes.

PCN: Didi, you are the maybe most famous cycling fan in all the land! You pop up at all the important races, wearing red tights, holding a pitch-fork, chasing riders and causing general comotion by the roadside. How did it all begin?

Didi: Well, I’ve been passionate for cycling for 30, 40 years. I was an amateur road racer, riding for different clubs in the former GDR and East-Berlin. Unfortunately, I never made it to the national team. But I wanted to be live at the most important race of this time, the Course de la Paix – so I went there every year as a fan to follow the different stages. Since 1993, I follow the races as “The Devil” as I felt that there was something missing among the fans. Someone who cheers them up, fans as well as riders, and who gives the races a certain, special surrounding. During the past 11 years, the Devil’s role definitely became a part of my personality.

PCN: It is said, that you’re a holder of several records, that you are listed in the Guinness Book of Records. What’s this all about?

DS: Yes, that’s true. I have built about 75 fun bikes. Among them is the world’s biggest bike. It’s 7.80 x 3.70 meters!

PCN: Is this the bike that you take to the roads of the Tour de France, close to the Devil?

DS: No, that’s a different, a smaller bike. It’s a problem to transport it over the long distances and expecially through the mountains, so I use a smaller bike when at races or the TdF.

PCN: You are full of energy and enthusiasm at the races, and thousands of fans have met you chasing and shouting. Over a 3 week race like the TdF, for example, what hurts most, the muscles in your legs (from chasing riders), the muscles in your arm (from holding the fork) or the muscles in your face?

DS: To be honest, I don’t really have pain in my muscles. The biggest problem is my breath – it sometimes really hurts as I am running around and chasing for several hours a day.

PCN: How do you find the best place for your spectacle? It seems that it’s usually not the key point of a stage.

DS: Yes, this is true. I try to avoid those places, as there is usually too much of a crowd, which does not really suit my role for which I need some space. I usually arrive several hours before the riders, so I can install my bike and paint the road. For the TdF, I carry about 50 litres of white wallpaint with me and I draw forks and bicycles on the roads. I have never painted names on the road, but this year I will write “Vino” down there as it is really a pity that he’ll not be in the T-Mobile team at the TdF. When the advertising caravan arrives, I jump on all the vehicles, I chase the caravan girls and I scream at them. When the riders are passing by, I never afflict them. It’s a question of respect for them. I chase them for the media, only from behind and never too close. Of course, there are riders who change the side of the road when seeing me. I don’t know why they do so, but I take it as a sign not to chase them. Especially some riders of the female peloton do so.

PCN: How’s your relationship with the riders, the soigneurs and the race officials?

DS: All in all, the cycling community is a big family. Everyone knows everybody. So it happens that you have a cup of coffee together with the riders or a drink with the policemen who follow the TdF. This way, I usually get the race results of other day’s stage, as I don’t have a TV with me and as I don’t speak any other language than German… On the other hand, there has been some trouble with the police from the different departements as well as in the Giro d’Italia. When I was painting the road (which was brand-new, especially made for the Giro), they asked me to follow and I really had to insist not to be arrested. In the past, they have always been tolerant to the fans…

When I was travelling to the 2003 World Championships in Hamilton, I was nearly not let through the customs at the airport. They didn’t want to let me in as a tourist. I nearly had to travel back to Germany again. Well, it looked like they never had seen a passenger in a devil’s costume arriving by plane…

PCN: Do you have different costumes, fitting the races you are at? Or a warmer one for mountain and rain stages?

DS: Although having thought about changing my costume, I try to stay original and not to make changes in my outfit. When it is cold or raining, I wear warm clothes under the costume. And a polka-dot suit for mountain stages or a pink one for the Giro is definitely not planned…

PCN: On the other hand, you always adapt your fork to the different races with flags and different colours. Is it always the same fork? And which material is it made of?

DS: Yes, my fork always fits the event. In total, I have made about 20 different forks. My latest model is made of aluminium, which means it is not that safe. For races overseas, I have got a plastic model – it’s not as nice as the other ones, but I am allowed to take it into the plane.

PCN: You’ve been following pro races for decades now, what are some of the changes you have seen?

DS: Well, there are stage races which are definitely up and coming, like the Deutschland-Tour. The enthusiasm grows year by year. – On the other hand, the situation becomes worse in the Giro d’Italia. That’s what I noticed this year. There are fewer fans than in the past. This might be due to the riders’ personalities. When there still was a Marco Pantani, the Italian “tifosi” were enthusiastic. Now it has cooled down. I fear it’s due to the mentality of the Italian fans: they seem to cheer this rider up, who is actually wearing pink. So it’s no wonder that Pantani got depressed… For Damiano Cunego, I hope that he’ll have a strong personality which will not get affected too easily by the public, the fans and the media.

PCN: What do you expect from this year’s TdF? And who do you count on for the future?

DS: Well, I hope it will be again a very thrilling race! For me as a German, it would be great if Jan could win. But the chances that Lance will go for his 6th victory seem to be really good. – For the future, I count on Patrik Sinkewitz. He’s going to become one of the great champions!

PCN: What are the plans for the rest of your season?

DS: During the TdF, I am going to do some insights for German TV. A trip to the Olympics was planned, but I probably will not be able to go there as there is not enough sponsor money left. In addition to following two stage races in Germany, the Brandenburg-Rundfahrt and Hessen-Rundfahrt, and would like to head then to the World Championships in Verona.

PCN: Well, Didi, good luck for your further plans – and many thanks for the interview!

Via Wikipedia and a lot of websites

Here a unique video of the best Mexican Cyclist Perez Cuapio and the Devil at the Giau Pass.

29
mar
10

Biciclette Ritrovate

BICICLETTE RITROVATE

Biciclette da corsa, da città, con le ruotone, con le ruotine, con le rotelle, di carta, di legno, di Coppi, di Bartali, di oggi e di ieri, e molto altro ancora, tra cui fotografie e filmati d’altri tempi, un magazzino pieno di bici (dall’odore inconfondibile), letture sul ciclismo epico, libri e musica. Dovrebbe bastare.

Quando?

giovedì 15 aprile

da mezzogiorno a mezzanotte

in corso Garibaldi 71 a Milano

INGRESSO LIBERO

Info: Rossignoli

27
mar
10

Las Bicicletas de los Mexicanos

En Mexico hay muchos fabricantes de bicicletas casi desconocidos en el extranjero, y muchos con nombres (y historia) Italianos.

In Messico ci sono molti costruttori di bici, sconosciuti da noi in europa, molti con nomi e stroria Italiani.

MAGISTRONI

Magistroni  S.A. de C.V. fue fundada en la ciudad de México en el año de 1970 por el Sr. Alfio Alessi, originario de Bologna, Italia, bajo la denominación social de Distribuciones y Representaciones ALFA S.A. de C.V., dedicando en un inicio su giro a la comercialización de artículos varios entre los que se encontraban bicicletas, motocicletas y sus partes, así como diferentes accesorios y equipos especiales para éstas.

MERCURIO

El Grupo Mercurio, se fundó en 1964, para fabricar bicicletas de ejercicio, carga y recreación. En 1989, se hace una alianza estratégica con BH Fitness Europa, para fundar BH EXERCYCLE DE MEXICO, empresa especializada en la fabricación y comercialización de aparatos de nivel profesional y familiar En 1994, se funda ALUBIKE, empresa especializada en bicicletas de altas características con cuadro de aluminio y componentes de marcas líderes a nivel mundial, enfocada a un nicho de poder adquisitivo medio y alto. En 2001, se adquiere WINDSOR CICLISMO, una marca con más de 50 años en el mercado nacional. En 2002, se instala una planta productiva en Mérida, Yucatán, para atender el mercado de triciclos de carga en el sureste y cubrir el mercado de exportación. Desde 2003, se inicio con un proceso de desincorporación de procesos internos, creando pequeñas unidades independientes de negocio. En 2004 se comienza la fabricación de motocicletas de carga de 250 cc con la marca windsor y en 2006 se inicia la construcción de una planta en Mérida Yucatán. Ahora Grupo Mercurio, es el principal fabricante en México, y exporta a Estados Unidos, Canadá, España, Holanda, Centroamérica, Sudamérica, y recientemente a CHINA.

ALUBIKE

Alubike, S.A. de C.V. nace en Junio de 1994 como parte del grupo de Bicicletas Mercurio. La idea surge a finales de 1993 al darse cuenta de que la tendencia de la bicicleta en el mundo estaba yéndose del acero al aluminio. La idea era la de exportar cuadros de aluminio a los fabricantes de equipo original principalmente en Estados Unidos y en Canadá además de despertar la inquietud del consumidor Mexicano de bicicletas fabricadas con cuadros de este material. Grupo Mercurio crea esta empresa con la idea de manejar productos confiables, de alta calidad a precios competitivos, invertiendo siempre en la mas alta tecnología. Una flotilla de personal fue enviada a Europa a principios de 1994 con el objetivo de aprender la forma en que este material debía ser manejado. Fue nuestra compañía la primera empresa Mexicana que fabricó y ofreció en el mercado más de 4 tallas diferentes en los modelos de montaña y más de 6 en la línea de cuadros de ruta. Además de estos, se han fabricado cuadros de cross o BMX, freestyle, de turismo, híbridos, tandem, recubent, etc.

NAHEL

Grupo Empresarial NAHEL S.A. de C.V. es una empresa orgullosamente Duranguense formada hace 12 años, en Marzo de 1990 y cuya naturaleza es la fabricación y la comercialización de bicicletas y refacciones. Con un área de producción de 8,000 mts2 en la ciudad de Durango,  y con una planta productiva de 350 obreros. La producción anual en los últimos 3 años ha promediado las 140,000 unidades. Toda la estructura del cuadro es fabricada en nuestra planta y las partes de ensamble son importadas de diferentes países como Taiwán, India, Tailandia e Indonesia, todas ellas de fábricas de reconocida calidad internacional y con las cuales tenemos más de 8 años trabajando en forma directa. Estos son tiempos de grandes retos Y de grandes oportunidades. Son tiempos de invertir y apostarle a la industria Mexicana. C.P. Jorge Herrera Caldera Director General

BENOTTO

BENOTTO fue creada en 1931 por Giacinto Benotto, un joven corredor de 24 años, en Torino, Italia. Al poco tiempo producía 500 bicicletas diarias, un número record para los años 30. Después de 20 años, el Sr. Benotto en compañía de su esposa y sus hijas decide probar nuevos horizontes en América. Es así como el 21 de agosto de 1952 llega a Guadalajara, México; iniciando así una de las páginas más relevantes en la historia de la industria de la bicicleta y del ciclismo mexicano. En 1953 se va a la Ciudad de México donde decide radicar definitivamente para continuar la labor de posicionamiento de una de las marcas de bicicletas más reconocidas en el mundo entero. BENOTTO, ganadora de 11 campeonatos mundiales, ha apoyado a cientos de corredores amateurs y profesionales, entre los que destacan: Antonio Bevilacqua, Francesco Moser, Eddy Merckx, Greg Lemond, Ole Ritter, Gregor Braun, Raúl Alcalá, Martín Rodriguez, Elia Frosio, Alfio Ferrari, Fabio Lana, Rebecca Twigg, Silvio Martinello e Isabel León entre muchos otros. Miles de profesionales en todo el mundo confían en la calidad y seguridad de las Bicicletas, partes y accesorios BENOTTO.
Sin duda, la clave del éxito se basa en el empeño que BENOTTO pone en la calidad de sus productos y en la búsqueda constante de innovaciones que le permita permanecer siempre a la vanguardia dentro de la industria bicicletera mundial. Su catálogo de productos es el más amplio en el mercado, cercano a los 100 modelos de bicicletas para niños, jóvenes y adultos de Ruta, Montaña, Cross, Paseo y Trabajo. En la actualidad Bicicletas BENOTTO cuenta con una planta de ensamblaje que produce cerca de medio millón de bicicletas al año y posee una red, en expansión, con 17 tiendas en el territorio Mexicano. Con más de 500 empleados que día a día ponen su esfuerzo y dedicación en continuar la labor empezada hace 75 años, BENOTTO sigue creciendo y cultivando éxitos deportivos y empresariales, siempre comprometidos con el bienestar de sus clientes y consumidores.

ESPRESSOCYCLES

Espresso Cycles es mas ni menos que la nueva marca mexicana de ciclismo urbano, la cual Recoge la vanguardia, estética y tecnología de las capitales del ciclismo urbano como Nueva York, Chicago, Milán, Londres y Tokio. Espresso Cycles consiste en piezas de diseño impecable e ingeniería de altísima calidad. Su construcción destaca la simpleza y funcionalidad: Esbeltas, mínimas, armónicas, sin cables ó palancas. El objetivo es alcanzar la eficiencia máxima, durabilidad y armonía estética en la expresión mínima de la bicicleta. Los cuadros de acero de Espresso Cycles están pintados a manos y tienen garantía de por vida, mientras que sus piezas y componentes tienen garantía limitada por dos años. Esta nueva marca de ciclismo mexicana lanza su nueva colección de diseños únicos y hechos a mano.

TURBO


OZEKI


BIMEX


Mas informaciones:

ANAFABI Asociación Nacional de Fabricantes de Bicicletas de Mexico

Federacion Mexicana Ciclismo

Fomentando en Mexico el Ciclismo

ZigZagueando

Ruedalibre

Mexicofixed


23
mar
10

Dave Vanderspeck Vanderoll

DAVE VANDERSPECK – HISTORY OF A YOUNG RIDER

Testo trovato sul web e liberamente modificato (non ho trovato il nome dell’autore).

Il BMX (abbreviazione di Bicycle Motocross), nasce in California nel 1969 quando un gruppo di ragazzini provarono ad imitare i loro eroi del motocross, il successo di quella idea fu tanto immediato che già dai primi anni settanta si organizzarono le prime gare su sterrato. Cominciò così una fulminea ascesa per questo sport che univa ad un divertimento enorme, anche una completezza, nel gesto atletico, paragonabile forse solo al nuoto.

Ovviamente tutti i genitori videro di buon occhio (forse ?!)  questi aspetti ed alle gare si contavano centinaia di ragazzini un po’ in tutti gli stati americani, alla fine degli anni settanta già esistevano due federazioni che gestivano solamente le gare di BMX con categorie riservate alle diverse età fino alla classe PRO, nella quale si davano battaglia tutti quei riders che già avevano maturato anni di esperienza nelle categorie AMATEUR e, verso i 18 anni potevano, dopo durissime selezioni, passare professionisti e cominciare a guadagnarsi da vivere.

Verso l’inizio degli anni ottanta alcuni di questi PRO, cominciarono a pensare ad usare la loro bici in maniera acrobatica per acquisire più tecnica e naturalezza in gara, l’idea di base era questa: se riusciamo a spostare in volo la nostra bici sui salti più lunghi, possiamo cogliere gli altri riders di sorpresa e abbiamo più possibilità di andare a vincere (un buon PRO guadagnava già allora anche 6/8.000 dollari ogni gara). Si cominciò così a costruire le prime rampe dette comunemente Quarterpipe (quarto di tubo) dove i nuovi Freestyler impararono presto le prime evoluzioni aeree, quelli che contribuirono in maniera determinante allo sviluppo di questa disciplina furono Bob Haro, Bob Morales, Mike Buff e Hugo Gonzales che presto abbandonarono le gare su terra per dedicarsi totalmente al Freestyle.

My first BMX (different colors) ATALA

Furono subito anni di grande espansione mondiale per il BMX ed il Freestyle, un po’ in tutte le nazioni, Italia compresa, si organizzavano gare e campionati ed i Freestylers venivano chiamati in occasione degli eventi più disparati per stupire la gente con la loro maestria, incamerando anche una notevolissima quantità di denaro. Il Freestyle negli anni ottanta veniva interpretato in due discipline il Quarterpipe ed il Flatland. Nelle rampe Quarterpipes si raggiunsero presto delle altezze ragguardevoli nei salti unite a delle evoluzioni aeree che non mancavano mai di stupire il pubblico, il quarterpipe era l’antesignano del moderno Vert o Halfpipe (mezzo tubo), la famosa rampa a mezzaluna dove oggi si sfidano anche gli Skaters ed i Pattinatori.

Il Flatland era la disciplina praticata senza l’ausilio di rampe e consisteva nell’eseguire manovre acrobatiche che, a quel tempo erano già basate su un enorme equilibrio, ma con figure piuttosto statiche.

Uno degli innovatori del Flat, come viene più comunemente chiamato oggi, è stato Dave Vanderspek, tragicamente morto per overdose nel 1989, Dave inventò quello che passò alla storia con il nome di Vander Roll, in pratica era una capriola sulla schiena fatta insieme alla bici, questo trick segno l’inizio di una nuova fase in cui si sperimentarono manovre più basate sul movimento e sull’equilibrio dinamico anziché statico.

DAVE VANDERSPECK’S VANDEROLL

Alla fine degli anni ottanta il freestyle era già una realtà estremamente diffusa in tutto il mondo ed i nomi di rider ormai leggendari come Eddie Fiola, Josh White, Woody Itson, R.L. Osborn o Martin Aparijo divennero famosi un po’ in tutto il mondo e viaggiarono da una parte all’altra del globo inviati dagli sponsor in veri e propri tour mondiali in cui si macinavano centinaia di dimostrazioni negli eventi più disparati.

I primi anni novanta furono anni di buio per il Freestyle ed il BMX in generale, il grosso scoglio da superare infatti, è sempre stato quello della estrema abilità tecnica di cui bisognava appropriarsi prima di raccogliere qualche soddisfazione, unitamente poi alla venuta del fenomeno Mountain Bike, sport molto più approcciabile dalle masse e dalle notevoli potenzialità in termini di ritorno economico per le ditte costruttrici.

Ovviamente in quel periodo di assestamento rimasero solo i rider più estremisti che continuarono a lavorare nell’ombra spingendo il limite tecnico a dei livelli ancor più inimmaginabili ed espandendo le possibilità di utilizzo delle bici da Freestyle.

DAVE VANDERSPECK BIO

If BMX Freestyle was born in the 70′s, it definitely hit puberty in the early 80′s. What had been the sideshow curiosity at the BMX races with only mentions or a few pages here and there in the magazines came to have its own bikes, contests and magazines. At the time, there were a handful of well known riders mainly from the southern California area. But there were other riders out there and as the sport took off, this new crop of riders came on the scene. One of the new stars of the 80′s era was Dave Vanderspek. Also know as Vander, Radner and The Flying Dutchman (due to his Dutch heritage.) He was an all-around rider who raced pro, competed in skate parks, ramps, ground and street. The first to do so. He also organized the first BMX half-pipe contests and promoted his bike/skate team the Curb Dogs to international recognition.

To the shock of the BMX Freestyle world, Dave died in 1988 at 24 years of age. Dave was a good friend of mine and did a lot for me as a rider. This site is meant to pay tribute to his accomplishments as a rider and catalyst for BMX Freestyle. VANDER R.I.P.

Dave Vanderspek I met Vander in 1983 on some Sunday in Golden Gate Park – the meeting place for riders in the area. It’s hard to believe now that when he died 5 years later that it could only have been 5 years that I had known him. I suppose that when someone passes away and leaves you with only memories, those memories still play some part in your life and the relationship seems to continue on. When we met I was 17 and he was 19. I’m 35 now but I still think of Dave as an older guy in the same way the legends of Jim Morrison or Jimi Hendrix, both who died at a younger age than I am now, seem to keep them forever older yet never aging.

Dave was the kind of person who turned the mundane into a laugh riot. Often embarrassing those of us around him but, never boring us. He did this on a bike and skateboard as well and, for crowds. He was anything but shy.

He was a guy I looked up to for being the screwball that I wasn’t and for not giving a crap about the things that I’d get hung up on and trying the crazy stuff on a bike I wouldn’t. I was serious where he was not. Where I just put my head down and rode, he’d be out there jumping up and down or doing whatever he had to to get the crowd going.

Dave helped get me sponsored by Skyway at a time when I had just dropped out of school and had no idea what I wanted to be doing with my life. If it wasn’t for him I would not have had some pretty life-changing experiences with BMX freestyle and a lighter outlook on life in general. Dave also did a lot for BMX Freestyle which should not be forgotten. So, in some small way, this site is meant to thank Dave by further immortalizing his accomplishments and to remind people about the roots of BMX Freestyle – one of the most positive things in my life. I hope you enjoy it and will add your stories as well

Maurice “Drob” Meyer

Founding Member of the Curb Dogs

Click Here for more: http://www.mauricemeyer.com/curb_dogs/index.html (questo sito ha meno visite di SKATOFIX!?)




Urka

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