Archivio per la categoria 'FCI'

24
Lug
09

mi sfogo sul doping

News sul Ciclismo:

mircera

Di Luca è dopato,Rebellin è dopato, Boonen è cocainomane, Riccò è dopato, Piepoli è dopato, Beltran è dopato, Petacchi è dopato….. ho controllato la lista ufficiale di luglio dell’UISP e di nomi ce ne sono ben 114!

Questa è solo la punta dell’Iceberg, ma la cosa che mi fa incazzare di più è che tutti questi avevano “buone parole” per Marco Pantani………..è facile fare il frocio col culo degli altri.

Adesso che Marco non c’è più che usino il loro culo!

23
Lug
09

La morte del cappellino da ciclista

La ‘morte’ del cappellino (di H. Van Dyck – vandyck@libero.it)

via ilmurodigrammont

Una recente disposizione dell’UCI ha stabilito l’obbligatorietà del casco per tutte le gare professionistiche. I corridori, proprio tutti, saranno obbligati ad indossare il caschetto.
Questo indirettamente comporterà la “morte” del cappellino.

Il cappellino è scomodo ed inutile se indossato sotto il casco. Inevitabilmente sarà utilizzato sempre più raramente, magari solo nelle prime gare di stagione per proteggersi dal freddo.
Quello che per anni, per molti decenni, è stato il simbolo distintivo più caratteristico dell’atleta ciclista diventerà ben presto un ricordo lontano.
Tra molti anni guardare una foto di un ciclista col cappelino farà pensare… “ad un’altra epoca” allo stesso modo in cui oggi lo si fa guardando una foto di un ciclista con i puntapiedi o fili dei freni che, ad arco, sormontano il manubrio.
Ha resistito per anni, sostituendo pian piano la coppola utilizzata dai ‘pionieri’ di questo sport nei primi anni del secolo. Ha resistito alle timidissime mode della fasce ( vi ricordate il primo Fignon ?) e della bandana.
Molte immagini legate al poco costoso copricapo si spegneranno lentamente nella nostra memoria o assumeranno un valenza epica.
I tempi in cui Pantani, prima di scattare in maniera decisiva in salita, si liberava del berrettino giallo della Mercatone Uno. Corridori che in piena azione , con il busto eretto, si frugano le tasche della maglia per cercare o riporre il berrettino. Le suppliche dei ragazzini ai ritrovi di partenza o dopo l’arrivo che chiedono al loro campione preferito “Mi dai il cappellino ?”. Nessun telecronista per indicare un determinato atleta dirà: “… quello con il cappellino alla belga…” cioè quello che l’ha ruotato fino ad avere la visiera sulla nuca. L’originalissimo cappellino di Tafi con il buco (una esagerata presa d’aria).

Quattro falde di stoffa, un elastico, una falda di plastica o cartone, cuciture aggiuntive per creare delle grinze che sembrano dividere in due ogni falda, qualche volta una striscia tricolore o iridata per impreziosirlo (vedi foto cappello Hitachi).

Addio cappellino.

21
Mag
09

Metodologia di allenamento nel Ciclismo Giovanile

Ho raccolto da Internet diversi articoli sulla “Metodologia di allenamento nel Ciclismo Giovanile” e riunendoli ho realizzato una sorta di riassunto, il primo che ho trascritto per intero è un articolo di S. Frigato del 09 Aprile 2009 “La metodologia di allenamento sui giovanissimi” e gli altri sono stralci raccolti sul web, spero che gli autori non me ne vogliano.

speedredu

Occorre però fare una piccola introduzione al Ciclismo Giovanile: la Federazione Ciclismo Italiana pubblica annualmente il Regolamento Tecnico aggiornato che disciplina l’attività ciclistica dei Giovanissimi:

Categorie Atleti

Possono svolgere le attività previste per la categoria i giovani di ambo i sessi, di età compresa tra i 7 ed i 12 anni, suddivisi nelle seguenti fasce di età e relative categorie:

  • categoria G1: 7 anni maschile e femminile
  • categoria G2: 8 anni maschile e femminile
  • categoria G3: 9 anni maschile e femminile
  • categoria G4: 10 anni maschile e femminile
  • categoria G5: 11 anni maschile e femminile
  • categoria G6: 12 anni maschile e femminile

Nelle prove di velocità, nelle prove su strada, tipo pista e pista è prevista la limitazione nell’utilizzo dei rapporti, secondo il seguente schema: CATEGORIE SVILUPPO METRICO

  • G1 maschile e femminile mt.3,10
  • G2 e G3 maschili e femminili mt. 3,70
  • G4 e G5 maschili e femminili mt. 5,00
  • G6 maschile e femminile mt. 5,55

Le prove su strada, devono svolgersi su percorsi possibilmente non superiori ai 1500 metri da ripetere più volte a seconda delle categorie nel rispetto della seguente tabella:

  • - cat. G1: max. km. 3 – cat. G2: max. km. 5
  • - cat. G3: max. km. 7 – cat. G4: max. km. 10
  • - cat. G5: max. km. 12 – cat. G6: max. km. 18.

Discipline Sportive Ciclismo

La metodologia di allenamento sui giovanissimi Scritto da Simone Frigato

Quando sportivamente parlando si interagisce con ragazzi in giovane età (7-12 anni) occorre porre particolare attenzione al sistema d’allenamento da proporre in ogni seduta. Come sistema d’allenamento si intende qualsiasi operazione atletica, mentale, comportamentale finalizzata al miglioramento del più ampio bagaglio di qualità del ragazzo.

Nel ciclismo, dove la preparazione atletica è strutturata secondo una metodologia specifica basata su lavori di volume e di quantità alternati a esercizi di rapidità, richiami di agilità e ripetute di forza resistente o rapida in virtù degli obiettivi da perseguire a breve e lungo termine, dobbiamo studiare a livello giovanile il corretto sistema per stimolare la crescita fisico-atletica ma non anticiparla e nello stesso tempo lavorare psicologicamente creando mete e traguardi da raggiungere volta per volta.

Somministrare lunghe sedute su strada, accumulando km e km nelle gambe è controproducente e rischia seriamente di provocare squilibri biochimici e fisiologici all’interno dell’organismo, mentre quest’ultimo “investe” energie per il normale accrescimento e sviluppo del fisico e pertanto non ha gettoni da spendere per un’attività fisica condotta strenuamente.

Anche portare ragazzi di 11 anni a scalare salite più o meno dure in collina è privo di significato e non è supportato da una base scientifica: somministrare lavori di forza ad un giovanissimo non ha evidenti effetti in termini di miglioramento della performance, anzi sono dannosi per cartilagini, articolazioni, saldature ossee, secrezioni ghiandolari, poiché ancora l’individuo non è giunto alla fase puberale, il classico periodo della vita che induce significativi cambiamenti morfologici, strutturali (massa ossea, massa muscolare) e funzionali (sistema cardiocircolatorio, respiratorio) a seguito dello sviluppo ormonale.

Specie nei bambini che praticano ciclismo dai 7 ai 10 anni è bene insistere sull’acquisizione delle capacità coordinative generali (controllo e apprendimento motorio) per poi progredire verso quelle speciali con esercitazioni di abilità sulla bicicletta (capacità di reazione motoria, fantasia motoria, capacità di equilibrio, ritmizzazione della pedalata, capacità di orientamento spazio-temporale, capacità di combinazione motoria, come ad esempio in prossimità di una curva si deve cambiare rapporto, sistemare correttamente le mani sul manubrio e alzare il pedale interno).

Quindi le esercitazioni con birilli e ostacoli rappresentano la prima tappa da superare, da non rilegare in secondo piano o rimandare nel tempo. Per i più esperti (3-4 anni di attività già alle spalle) e per la fascia 11-12 anni si possono già proporre prove di velocità e di rapidità, test atletici cronometrati, tutte quante esercitazioni corrette che producono effetti positivi a livello neuromuscolare, ovvero sul reclutamento delle unità motorie in risposta allo stimolo che può derivare da un fischio o da un gesto di partenza da parte dell’allenatore.

E’ importante non forzare la crescita di un ragazzo, anticiparne i tempi di sviluppo fisiologico può avere infatti riscontri visibili nei primi anni con risultati eccellenti ma il destino sportivo, e a volte anche di normale deambulazione, verrà compromesso quando i carichi di lavoro si faranno via via più intensi con l’età e l’organismo non ha potuto costruire le fondamenta per costruire l’edificio.

Allenare giovani atleti significa anche educarli allo sport e alle regole principali su cui questo si basa: sacrificio, forza di volontà, rispetto per compagni e avversari, lealtà, grinta. L’attività fisica rappresenta uno sfogo per l’adolescente, un momento della giornata dove rilassa la mente ma stimola tutte le altre parti del corpo, quindi cuore, polmoni, muscoli ad adattarsi progressivamente ad uno stress fisico portato volontariamente con regolarità e continuità. Per coloro che mostrano particolari tendenze ad uno stato di obesità, è bene che nelle giornate di stacco dal ciclismo, escano almeno un’ora all’aria aperta e corrano dietro a un pallone, o in alternativa organizzino giochi a carattere ludico con amici in cui sia significativo il dispendio energetico.

Per scoprire la morfologia di una persona (adolescente o adulto che sia) si può fare riferimento al BMI (indice di massa corporea) calcolato come peso (kg) / altezza (cm) (<18 è magro; 18-25 normale; 25-30 sovrappeso; 30-40 obeso).

Ultimo parametro di allenamento è rappresentato dalla psicologia applicata sull’atleta. Fare sport, come nella vita, richiede continui traguardi da raggiungere, non si fa ciclismo tanto per fare, si pedala per raggiungere uno scopo, chi per stare in forma, chi per vincere il prosciutto, chi per superare i propri limiti.

Quindi è fondamentale inserire nella mente di ogni giovane ciclista un obiettivo primario (la Coppa d’Oro, il campionato italiano ecc..) e tanti piccoli traguardi intermedi che possono essere test atletici, gare, risultati, in modo da mantenere sempre alta la concentrazione e indurre motivazioni, volontà e tenacia nel portarli a termine in modo soddisfacente. (anche a livello di squadra).

Capiterà spesso che il ragazzo arrivi a casa sfiancato dall’allenamento, ma sarà soddisfatto di se stesso, sarà gratificato e non vedrà l’ora di raccontarlo l’indomani al compagno di banco, stimandosi per un’azione sportiva non comune nei giovani di oggi. Molti di questi giovani iniziano ciclismo combattendo con uno stato di pigrizia che quotidianamente li affligge, altri mostrano timidezza e chiusura verbale e sui pedali trovano l’ambiente giusto per aprirsi, per esprimersi e farsi notare nella società, senza dover fare i conti con la panchina o la non convocazione, con l’eliminazione, con la sconfitta… nel ciclismo tutto questo non si verifica, ognuno è libero di fare la propria corsa, c’è un vincitore ma nessuno esce sconfitto, a nessuno è negato l’applauso sotto lo striscione d’arrivo, anche se è l’ultimo arrivato.

Varie dal web.

Troppo presto genitori e direttori sportivi portano il bambino in sella alla bici su strada con l’aspettativa di scoprire un nuovo campione. L’allenamento sottintende una programmazione, un buon numero di rinunce, degli sforzi imposti, quindi fatica e stress. Ma questo spesso non è ben considerato pensando che sia tutto molto facile e scontato.
Che il bambino cerchi delle sensazioni, di imitare un campione, di divertirsi con la piccola e breve competizione è ammissibile e veritiero. Ma dal divertimento ad una vera gara di ciclismo per bambini con un circuito di 3 km e una pendenza del 3% per un tratto di 300 metri c’è una bella differenza che spesso sfugge ai genitori. Vedere un bambino poco allenato, affrontare una gara vera e soffrire con smorfie di dolore è uno spettacolo poco piacevole.

L’arte dell’allenatore, per questa categoria di allievi, consiste nell’accompagnare il bambino a divertirsi in un incontro (e non allenamento) in bicicletta. I direttori sportivi che si comportano diversamente e con minore attenzione all’età evolutiva dei giovanissimi allievi fanno si che le categorie giovanissimi registrano il maggior numero d’abbandoni dell’attività ciclistica.

In tali casi la pratica di questo sport non ha permesso ai bambini di trovare quelle gioie che essi speravano di trovare, e questo, la maggior parte delle volte, è colpa dell’ambiente degli adulti che li circonda (genitori, dirigenti, allenatori, persone che nella loro vita da giovani non hanno trovato quelle soddisfazioni nello sport o magari sono stati dei campioni e pretendono dal loro piccolo bimbo che diventi un campione).

Gli adulti che si occupano dei giovani nelle società non devono dimenticare che i risultati realizzati nelle categorie giovanissimi ed esordienti, non presagiscono niente rispetto a quelli che saranno i risultati in età adulta.
In effetti, a 10 anni, certi giovani sono già fisicamente forti e dominano le corse, ma il loro margine di miglioramento é debole. Al contrario d’altri che alla stessa età sono ancora gracili, ma si sviluppano più tardi… per questo motivo, le gerarchie cambiano molto tra i giovani nel corso degli anni, ed in fin dei conti non significano un gran che.

Alcuni genitori montano la testa a bambini di 8-10 anni che dominano le categorie dimenticando di preparare i giovani ad accettare le sconfitte facendogli credere che vinceranno sempre. State pur certi che questi ciclisti in erba abbandoneranno il ciclismo nel momento delle prime difficoltà, sentendosi svantaggiati in un ambiente che solo apparentemente li considerava i migliori.

Per contro, bisogna impiegare tutte le energie per incoraggiare i giovani che non ottengono dei risultati positivi, mettendo davanti a tutto la socialità, l’amicizia, la scoperta ambientale. Bisogna occuparsi di loro con la stessa attenzione che si dedica ai migliori, poiché i giovani risentono profondamente della corretta integrazione in un gruppo che nell’attività ciclistica è sinonimo di Squadra. Oggi è spesso possibile notare che diverse società selezionano ed iscrivono ragazzi vincenti ad una età di 8-10 anni. Al contrario, bisogna occuparsi di tutti i giovani che bussano alla porta della società!

Gli obiettivi dell’attività sportiva devono essere rivolti essenzialmente al sostegno dello sviluppo psicofisico degli allievi e non ai risultati agonistici che avranno la loro importanza successivamente.

30
Apr
09

La Società Ciclistica Castellettese compie trent’anni

La Società Ciclistica Castellettese compie trent’anni

squadra

La Società Ciclistica Castellettese compie trent’anni, orgogliosa delle mille e vittorie conquistate dai suoi atleti.
Per il suo presidente Gianfranco Isotta, ha anche un altro motivo di essere soddisfatta, la finalità prioritaria del Club bianco-azzurro, avviare allo sport “puro” altri atleti, senza fare del professionismo un obiettivo assoluto, almeno sino a quando la salute dei ragazzi non sarà diventata fondamentale anche per coloro che scelgono questo sport come professione.
La Ciclistica oggi auspica di vedere i suoi ragazzi divertirsi e crescere facendo sport in modo leale e senza scappatoie; quale insegnamento anche per la vita.

Trent’anni al pedale, uno straordinario percorso iniziato nel novembre del 1979 da Ernesto Gusmeroli, Sergio Pedroli, il compianto Giancarlo Salmoiraghi e da Gianfranco Isotta. In quel primo momento
furono importanti per la neonata associazione sia il contributo economico del presidente onorario Alfio Gottardo con il quale furono acquistate le biciclette, sia il sostegno del presidente provinciale Gino Cavagliano. La Castellettese riuscì poi a completare l’equipaggiamento, indispensabile per poter iniziare l’attività sportiva, acquistando l’abbigliamento per gli atleti e l’auto-ammiraglia. Poco alla volta, il parco biciclette si è ampliato fino ad arrivare alle attuali 40 unità, in mostra nell’ingresso della sede sociale, in Via Giotto (Stadio Comunale) a Castelletto Ticino.
I primi risultati al neoclub arrivarono già nel 1980, dieci tesserati, sotto la guida
del presidente Gattico. L’anno seguente fu rafforzato il settore giovanile, grazie al sostegno di Desiderio Laurenzi, il dirigente piemontese che più si è speso in
quegli anni per la promozione giovanile.
I tesserati salirono ben presto a 55, un risultato eccezionale mai più eguagliato o superato. Ad oggi sono state totalizzate circa 1500 corse disputate dai novecento ragazzi che si sono alternati in tutti questi anni alla castellettese. Da quel lontano 1979, tanta passione e tanta fatica hanno scandito lo scorrere degli anni, con tante soddisfazioni ma anche tante difficoltà da superare. È ricordato con vanto, di quel periodo, la cronometro a squadre valida per il campionato regionale del 1990, i ciclisti castellettesi furono i primi in Italia, in assoluto, precedendo i professionisti, ad utilizzare ruote a razze in fibra di carbonio fornite dal celebre meccanico di Galliate Ottaviano Frugeri.

Fiore all’occhiello del club castellettese, secondo Isotta, è il Gran Premio che quest’anno compirà, in aprile, il ragguardevole traguardo delle 26 edizioni. La competizione è l’unica in tutta la provincia di Novara a ricordare la Resistenza e i Caduti locali. In occasione dell’annuale pranzo sociale di gennaio al Ristorante San Giovanni di Cressa, al quale hanno partecipato circa 250 amici e simpatizzanti del Club bianco-azzurro, il presidente della ciclistica Castellettese Gianfranco Isotta ha ricordato attraverso questi flash il loro percorso e poi consegnato una medaglia ricordo ai giovani atleti di oggi della società sportiva: i giovanissimi Andrea Fidanza, Jessica Gnemmi, Raffaele Macrì, Marco Monica, Elisa e Andrea Popescu, Samuele Rubino, Eleonora Stagnoli, Alessandro Testa, Gabriel Villanueva, Oscar Zambra; gli esordienti Edoardo Stagnoli; gli allievi Matteo Besozzi, Kevin Dalla Pietà, Christian Gnemmi e Mirko Mazzardis.
L’emozione ha coinvolto tutti i presenti quando altre medaglie sono state assegnate agli atleti che hanno fatto grande la ciclistica: Roberto Taricco, Massimo Finotti, Emanuele Bonetto e Michele Bonetto fondista, Carlo Panza castellettese che ha ottenuto due piazzamenti agli italiani e Walter Pedroni che ha rifiutato ingaggi importanti per rimanere nella Società Ciclistica Castellettese. Tutti loro con i loro compagni di squadra hanno conquistato importanti traguardi: ben 21 titoli regionali fra cui il Campionato Regionale Cronosquadre Juniores (con Roberto Taricco, Alex Guidetti e Walter Pedroni) e Allievi (con Massimo Comola, Giovanni Policastro e Massimo Finotti) del 1988, risultato mai ottenuto in precedenza da nessuna società novarese.
In campo nazionale si evidenziano le 3 medaglie di bronzo ai campionati nazionali, ottenuti da Antonella Tartaggia, Antonietta Policastro e Walter Pedroni.
Due dei ragazzi che hanno militato nelle file bianco- celesti sono passati al professionismo Walter Pedroni e Giuseppe Tartaggia, in precedenza Campione Italiano Dilettanti.
Roberto Filiberti, da poco riconfermato presidente provinciale della F.C.I., ha sottolineato l’importanza del lavoro svolto dalla Castellettese, una delle 23 società sportive novaresi, il cui obiettivo è rivolto alla promozione dei giovani, il futuro del ciclismo.
Ha inoltre ricordato che il club castellettese è riuscito a trovare le risorse per portare due suoi ragazzi al professionismo Walter Pedroni e Giuseppe Tartaggia, campione italiano tricolore categoria elite.
Il migliore decennio bianco-azzurro è stato tra gli anni 80 e 90, con tanti ragazzi che si avviarono al ciclismo. Oggi, a confronto, sono molto meno essendo i più rivolti al calcio e al suo business, tuttavia, nonostante il duro impegno fisico richiesto risulta tra gli sport più popolari, secondo solo al calcio.
La sportiva è riuscita a vincere in questi ultimi anni le perplessità del suo presidente Isotta ed introdurre felicemente anche le bambine e le ragazze nella squadra maschile. Nella ricorrenza si è voluto consegnare una targa ricordo ai fondatori della sportiva ancora attivi nella societò Gianfranco Isotta, Ernesto Gusmeroli e Sergio Petroli. Un ulteriore riconoscimento, ha emozionato Isotta, quando ha ricevuto, a sorpresa, dall’associazione che ha diretto in tutti questi anni con abnegazione e passione sostenuto dalla moglie Irene, una targa di riconoscimento.
Erano presenti al convivio il sindaco Francesco Viale e l’assessore allo sport Matteo Besozzi di Castelletto Ticino, il sindaco di Lesa Roberto Grignoli. Marco Simonini, i direttori di gara Capella e Giacone; i giudici di gara Gibin, Guaietti, Laurenzi, Mantovan, Marchetti, Moretti; il vicepresidente del C.O.N.I. Mario Armano (tre volte campione del Bob4 e campione olimpico); le vecchie glorie come Pippo Fallarini e Vittorio Seghezzi.
Tra una portata e l’altra gli intermezzi musicali dell’orchestra spettacolo di Jonathan e Gianni Dego e le premiazioni hanno reso spumeggiante la simpatica giornata.

Al suo trentennale la S.C. Castellettese riparte con un nuovo importante sponsor la TEMA di Somma Lombardo e con un consigliere provinciale Gabriela Ambrosi neoeletta in Gennaio.
Buon Compleanno alla S.C. Castellettese! Che spera di poter aggiungere presto nuove forze organizzative e sportive per prendere fuga verso il fotofinish di nuovi traguardi.

Articolo di: Ornella Bertoldini
Periodico: “Il Castellettese” Organo di Informazione comunale di Castelletto Sopra Ticino
ilcastellettese@libero.it

27
Giu
08

Giovanissimi S.C.Castellettese

Domenica 22 Giugno si è tenuto a VAPRIO D’AGOGNA (NO) il “Trofeo Novara Diesel” organizzato dalla S.C. Galliatese valido per la categoria Giovanissimi.

La giornata è stata molto calda sin dalle prime battute, il percordo era lungo circa 1,9Km e molto assolato.

I nostri ragazzi si sono comportati tutti bene, Oscar si è piazzato 10° su circa 25 partenti della sua categoria G4. Era molto contento per essere stato il primo della sua squadra.

05
Mag
08

Gara Giovanissimi Casalbeltrame

casalbeltrame

I Giovanissimi della Ciclistica Castellettese erano di scena ieri a Casalbeltrame, nel novarese.

Samuele Rubino si è piazzato 6° nei G2 dopo una gara molto combattuta.

Nella G3 ottima la condotta di Eleonora Stagnoli.

Una gara molto tirara la categoria G4 con il 6° posto per Gabriel Villanueva; nella stessa categoria, ottima prestazione di Gnemmi Jessica e Oscar Zambra arrivati tra i primi 15.

La giornata è stata molto intensa e il clima è stato molto bello per tutta la durata dell’appuntamento.

Da segnalare qualche caduta senza traumi data dalla foga dei ragazzi e dallo stretto circuito.

La prossima gara è a Galliate, Domenica 11 Maggio.

29
Apr
08

Specialized Allez Junior El Gato

Ready to Race

La bici di Oscar finalmente è pronta, dopo vari tentativi per cercare la migliore posizione in sella.

Componenti nuovi: Pipa Scott da 100 mm in luogo di quella da 50 mm (troppo corta), Sella San Marco Afine, più Bassa, più leggera e più lunga; abbiamo anche montato il Ciclocomputer della Specialized. Speriamo in bene.

Foto: Nokia N73

24
Apr
08

Patrick Sercu

Nato a Rouleurs, Roeselare per i fiamminghi, professionista dal 1965 è passato dalla pista alla strada dopo aver collezionato titoli e primati.
In virtù della scuola di suo padre Albert, che è pure stato eccellente corridore, ha svolto gran parte della sua attività su pista collezionado una serie di affermazioni che gli hanno fruttato autentici records, come il numero dei titoli ufficiali conquistati, 59, e come quello delle Sei Giorni vinte, 88.
La prima vittoria da seigiornista l’ha ottenuta nel 1965 a Gand accoppiato a Eddy Merckx.
Da dilettante è diventato campione del mondo della velocità a Rocourt (Belgio) nel 1963 dopo che la giuria aveva squalificato Sergio Bianchetto.
Ai Giochi Olimpici di Tokio ‘64 vince la prova del chilometro con partenza da fermo, ma viene eliminato dall’italiano Pettenella in semifinale della velocità.
Inoltre, sempre da dilettante, ha conquistato otto titoli di campione belga (velocità, omnium, americana). Ha continuato tra i professionisti aggiudicandosi le maglie iridate nella velocità del ‘67 e ‘69, vincendo 18 titoli di campione d’Europa e 29 di campione del Belgio. Tutte le specialità, eccetto il mezzofondo, gli hanno dato almeno un titolo.
Nel 1973 (18 settembre) batte il record del mondo dei 1000 metri lanciati che apparteneva a Marino Morettini, per l’inezia di 14/100 al Vigorelli in 1h02′46″ media 57,636 km/h.
Il 9/12/1973 a Città del Messico fa ancora meglio e ottiene il primato assoluto volando in 58″50.

Re indiscusso delle Sei Giorni, ne ha disputate 224 vincendone 88 delle quali 11 a Gand e 4 a Milano città in cui, nel febbraio del 1983, in coppia con Argentin, ha chiuso la carriera.

Ma la strada lo ha sempre attirato e gli ha dato più di una soddisfazione; anche se nessuna grande classica figura nel suo palmares, nel bottino sono moltissime semi-classiche belghe, la Sassari-Cagliari, il Giro di Sardegna ‘70 (dopo un duello esaltante con Eddy Merckx), 14 tappe al Giro d’Italia (ne ha corsi sette) e 6 tappe al Tour (ne ha disputati due, ha indossato la maglia gialla e ha vinto la classifica a punti nel ‘74) per un totale di quasi 100 affermazioni.
Conclusa la carriera è stato assunto dalla Lega belga come tecnico per la pista dimostrando, anche in questo impegno, le sue non comuni qualità sportive e umane.

Non è facile scrivere in poche righe chi è stato Patrick Sercu. L’ammirazione, ed un segno di gratitudine per quello che ha fatto vedere ai sinceri sportivi di tutto il mondo, ti porta a dire semplicemente: “Un Grande!”. Il tutto, debitamente maiuscolo, proprio per quella spontaneità che viene dall’immanenza. In pista è stato il “Sire” in assoluto, su strada è stato capace di soffrire ed applicarsi, divenendo un evidente in grado di ritagliarsi uno spazio in piena era Merckx, ovvero in contemporanea al corridore più forte che i miei occhi abbian mai visto. Un uomo spontaneo, simpatico, cordiale e intelligente. Un signore. Verso atleti come Sercu, hai sempre l’obbligo di considerarti fortunato nell’averli visti, nel poter dire a figli e nipoti che c’eri anche tu e che non t’importa del tempo passato, perché l’arte, e quella sportiva lo è, non ha mai morte e rimane legata come un penate all’intero segmento di vita.

Patrick, raccolse la passione verso la bicicletta dal padre, Albert, che era stato un eccellente corridore, ma aveva un difetto: non era veloce abbastanza.

Per questo motivo non poté raccogliere il palmares che le altre facoltà meritavano e per questa caratteristica s’era fatto giocare dall’astuto olandese Middelkamp ai campionati mondiali del 1947.
Forse, per devozione alle volontà di rivincita del genitore, il piccolo Patrick alimentò sin da subito uno straordinaria sensibilità verso la velocità e lo sprint. Divenne così ben presto corridore e pistard in particolare.

La sua crescita in termini di riscontri cronometrici e di vittorie, seguì la costante del successo e nel 1963, a soli 19 anni, dopo aver vinto il campionato belga della velocità dilettanti, sul velodromo di Rocourt, si laureò campione mondiale della specialità.

Nel 1964 stabilì a Bruxelles il record mondiale del chilometro con partenza da fermo su pista coperta, quindi, sulla medesima prova, vinse la Medaglia d’Oro alle Olimpiadi di Tokyo.
Anche nella velocità, si mostrò più che competitivo, arrivando alle semifinali, dove fu battuto dall’italiano Giovanni Pettenella (poi olimpionico) e, nella finale per il bronzo, dal francese Daniel Morelon. I giochi giapponesi però, segnarono l’inizio di una leggenda, perché dalla pista a cinque cerchi di Tokyo, Patrick divenne fine all’ultima corsa svolta, l’attrazione principale di ogni manifestazione sui velodromi. Qualche dato: 59 titoli ufficiali conquistati, 88 Sei Giorni vinte (record assoluto!), 8 titoli di campione belga da dilettante (velocità, omnium, americana) e ben 29 fra i professionisti, divisi in tutte le specialità escluso il mezzofondo; i titoli mondiali nella velocità professionisti nel ‘67 e ‘69 e 18 titoli di campione d’Europa divisi nelle varie specialità, compresi i derny. Ottenne la sua prima vittoria da seigiornista nel 1965 a Gand, in coppia con Eddy Merckx, verso il quale l’univa una forte amicizia.
Il 18 settembre 1973, sulla pista del Vigorelli, batté il record del mondo dei 1000 metri lanciati che apparteneva a Marino Morettini, percorsi in 62″46 alla media di 57,636 kmh. Meno di tre mesi dopo, il 9 dicembre, a Città del Messico, fece ancora meglio e ottenne un primato incredibile per quei tempi e non solo, volando sul chilometro alla media di 58″794!
Anche su strada, il suo segno vincente si determinò con una palpabilità impressionante. Studiare oggi il corso della carriera di Patrick Sercu, è il modo migliore per capire e concepire il senso più vero di un ciclismo fondato sulle doti naturali e sugli spazi che ci sono per non arrivare a quella esasperazione specialistica che tanto incide, negativamente, sulla possibilità di reperire nuovi appassionati ed è, nel contempo, un inno al doping. Sercu era un genio delle specialità veloci della pista e seppe vincere su strada, oltre alle tappe classiche dei velocisti, anche delle brevi corse a tappe. Certo, Patrick era un fenomeno, ma studiando il suo tratto, ritroviamo ampi margini per rafforzare convinzioni e verità sulle essenze del ciclismo che tanto osservatorio sottostima, o non vede proprio.
Nel palmares di Sercu, non figura nessuna grande classica, ci sono però moltissime semi-classiche belghe tipo la Kuurne-Bruxelles-Kuurne (‘77), la Sassari-Cagliari (‘73), il Giro di Sardegna ‘70 (dopo un grande duello con Eddy Merckx), 14 tappe al Giro d’Italia (ne ha corsi sette) 6 tappe al Tour (ne ha disputati due, ma ha indossato la maglia gialla e ha vinto la classifica a punti nel ‘74), una miriade di tappe di tour brevi come Tirreno-Adriatico, Parigi-Nizza, Giro di Puglia, Giro di Sardegna, Giro del Mediterraneo, Delfinato, per un totale di 98 affermazioni.
Chiuse la sua inimitabile carriera, nel febbraio del 1983, nella Sei Giorni di Milano corsa in coppia con Argentin. Conclusa l’attività da atleta è stato assunto dalla Lega belga come tecnico per la pista dimostrando, anche in questa mansione, le sue doti, il suo intuito e quelle qualità umane che lo han sempre contraddistinto. Successivamente s’è impegnato nell’organizzazione e nella direzione di molte Sei Giorni. Corretto come pochi da corridore e gentleman nella vita. Un signore ed un personaggio verso il quale una semplice stretta di mano e da considerarsi come un premio ambito.

Ha corso spesso con le bici Gios ed era soprannominato “Keizer van de Six”, credo che significhi “il Kaiser delle 6 Giorni”, “Il re della 6 giorni”.

Articolo tratto da altri testi trovati sul Web.

24
Apr
08

25° Memorial Settimio Simonini

Castelletto Ticino (NO) – 20 apr 2008

Domenica 20 aprile si è tenuto a Castelletto Ticino (Novara) il 25° Gran Premio Resistenza e Caduti Castellettesi – 25° Memorial Settimio Simonini, sul tradizionale circuito di 10 km da ripetere 6 volte per complessivi 60 km, con partenza alle ore 10 Categoria Allievi.

Con un centinaio di corridori provenienti oltre che dal Piemonte anchLombardia, alla di 60,6 chilometri spalmati sul circuito Castelletto Ticino, Sito Borghetto, Borgo Ticino, Castelletto Ticino per chiudere il cerchio di 10 chilometri circa ripetuto 6 volte che i corridori hanno pedalato alla garibaldina realizzando una media piuttosto alta di 40,724 km/h.

La gara non ha registrato momenti particolari da segnalare; l’alta velocità determinata dai continui scatti e contro scatti di vari corridori, risultavano decisivi per delle sgroppate solitarie che duravano solo qualche centinaio di metri prima di venire fagocitati dal gruppo che, nel finale, si spezzava in più tronconi proiettando all’avanguardia un plotone di una ventina di corridori andati a giocarsi allo sprint la vittoria finale.

Ma la sfortuna ha voluto metterci lo zampino proprio nel rettilineo finale dove una spettacolare caduta coinvolgeva una decina di corridori comprendenti, tra gli altri, anche gli atleti Mirco Morgantini e Pietro Bertorello della Rostese, Serra della Piossasco e altri, fortunatamente tutti rialzatisi senza gravi conseguenze fisiche.

Lo sprint intanto proseguiva accesso con un testa a testa tra il rhodense Luca Wackermann e Giuseppe Bovio (Bonalanza) che con Cerutti (VC Novarese) hanno definito il podio. Terza vittoria stagionale per il grandissimo Luca Wackermann.

Ottimo risultato anche per i ragazzi della Rostese diretti da Stefano Morgantini che piazza 3 corridori tra i Top-Ten di giornata al pari della Polisportiva Molinello di Cesano Maderno.

ORDINE D’ARRIVO

1. Luca Wackermann (Polisposrtiva Molinello Cesano M.) km. 60,600 in 1h29′17″ media 40,724 km/h
2. Giuseppe Bovio (Sco M. Bonalanza)
3. Alberto Cerutti (VC Novarese)
4. Marco Wackermann (Polisposrtiva Molinello Cesano M.)
5. Luca Croce (Asd Ciclistica Rostese)
6. Pietro Maria Piccaluga (idem)
7. Steve Rizzardini (Polisposrtiva Molinello Cesano M.)
8. Giorgio Della Volpe (Asd Ciclistica Rostese Liguria)
9. Davide Avitabile (Ciclamanti)
10. Simone Staltari (Asd pedale Acquese)

Corridori iscritti: 110, Partenti: 98, Arrivati: 38

(cito l’autore: Vito Bernardi)

Per la cronaca, i carissimi Soci della S.C.Castellettese mi hanno fatto salire sull’ammiraglia in qualità di Speaker (in corsa) della manifestazione…….devo dire che non mi sono mai divertito così tanto.

Domenica 20 aprile si è tenuto a Castelletto Ticino (Novara) il 25° Gran Premio Resistenza e Caduti Castellettesi – 25° Memorial Settimio Simonini, sul tradizionale circuito di 10 km da ripetere 6 volte per complessivi 60 km, con partenza alle ore 10 Categoria Allievi.

Con un centinaio di corridori provenienti oltre che dal Piemonte anche dalla Liguria e dalla vicina Lombardia, si è disputato il 25° Gran Premio dedicato alla Memoria dei Caduti Castellettesi sulla distanza di 60,6 chilometri spalmati sul circuito Castelletto Ticino, Sito Borghetto, Borgo Ticino, Castelletto Ticino per chiudere il cerchio di 10 chilometri circa ripetuto 6 volte che i corridori hanno pedalato alla garibaldina realizzando una media piuttosto alta di 40,724 km/h.

La gara non ha registrato momenti particolari da segnalare; l’alta velocità determinata dai continui scatti e contro scatti di vari corridori, risultavano decisivi per delle sgroppate solitarie che duravano solo qualche centinaio di metri prima di venire fagocitati dal gruppo che, nel finale, si spezzava in più tronconi proiettando all’avanguardia un plotone di una ventina di corridori andati a giocarsi allo sprint la vittoria finale.

Ma la sfortuna ha voluto metterci lo zampino proprio nel rettilineo finale dove una spettacolare caduta coinvolgeva una decina di corridori comprendenti, tra gli altri, anche gli atleti Mirco Morgantini e Pietro Bertorello della Rostese, Serra della Piossasco e altri, fortunatamente tutti rialzatisi senza gravi conseguenze fisiche.

Lo sprint intanto proseguiva accesso con un testa a testa tra il rhodense Luca Wackermann e Giuseppe Bovio (Bonalanza) che con Cerutti (VC Novarese) hanno definito il podio. Terza vittoria stagionale per il grandissimo Luca Wackermann.

Ottimo risultato anche per i ragazzi della Rostese diretti da Stefano Morgantini che piazza 3 corridori tra i Top-Ten di giornata al pari della Polisportiva Molinello di Cesano Maderno.

ORDINE D’ARRIVO

1. Luca Wackermann (Polisposrtiva Molinello Cesano M.) km. 60,600 in 1h29′17″ media 40,724 km/h
2. Giuseppe Bovio (Sco M. Bonalanza)
3. Alberto Cerutti (VC Novarese)
4. Marco Wackermann (Polisposrtiva Molinello Cesano M.)
5. Luca Croce (Asd Ciclistica Rostese)
6. Pietro Maria Piccaluga (idem)
7. Steve Rizzardini (Polisposrtiva Molinello Cesano M.)
8. Giorgio Della Volpe (Asd Ciclistica Rostese Liguria)
9. Davide Avitabile (Ciclamanti)
10. Simone Staltari (Asd pedale Acquese)

Corridori iscritti: 110, Partenti: 98, Arrivati: 38

(cito l’autore: Vito Bernardi)

Per la cronaca, i carissimi Soci della S.C.Castellettese mi hanno fatto salire sull’ammiraglia in qualità di Speaker (in corsa) della manifestazione…….devo dire che non mi sono mai divertito così tanto.

04
Feb
08

Stagione 2008

Abbiamo realizzato una locandina a colori da distribuire agli interessati, riguardante la Stagione 2008 e la promozione della Società Ciclistica Castellettese.

La locandina è scaricabile da questo link: locandina 2008

Potete stamparla e darla ai vostri figli perchè la distribuiscano a scuola. 

Speriamo che piaccia a tutti ! Si accettano proposte.

02
Feb
08

Pranzo Sociale 2007

Come sapete ogni anno la Società Ciclistica Castellettese finisce la stagione con il Pranzo Sociale: è una festa per tutti, siano ciclisti, parenti o amici.

Quest’anno il pranzo si è tenuto presso il “Ristorante San Giovanni “ di Cressa (NO).

Come consuetudine abbiamo avuto un’ampia partecipazione da parte delle famiglie degli atleti, il che dimostra il grande spirito di aggregazione che contraddistingue la nostra società.
L’evento si è svolto anche grazie alla buona musica dell’orchestra di Gianni Dego.
Ringraziamo oltre agli iscritti e ai loro familiari presenti le autorità che hanno partecipato.
Il pranzo sociale è stata l’occasione per fare un consuntivo della stagione appena trascorsa. Per quanto riguarda i Giovanissimi è stato ottimo il consuntivo dell’anno 2007, che ha visto una partecipazione da parte dei ragazzini ad un numero considerevole di gare.
Un altro ringraziamento particolare và anche ai due ospiti speciali che sono intervenuti al nostro evento, gli azzurri di ciclismo Pippo Fallarini e ………………….. che con la loro presenza hanno inorgoglito tutti i partecipanti al pranzo.
Anche quest’anno abbiamo avuto come gradito ospite il Sig. …………….., presidente della “………………………………………………….” , con il quale da tempo collaboriamo per l’organizzazione delle gare Giovanissimi.
Per il 2008 siamo orgogliosi di comunicare che abbiamo ricevuto notizia dalla FCI della disponibilità di nuove biciclette e caschi per gli atleti.

Sono stati premiati i dirigenti e gli atleti della stagione 2007.

Di seguito pubblichiamo alcune foto dell’evento e della premiazione:

prespippo

Presentazione degli ospiti, in piedi da destra, il campione del ciclismo novarese Pippo Fallarini, il Presidente G. Isotta, …………………………..

rubino  Premiazione dei Giovanissimi: Samuele Rubino,Cat. G2

ele  Eleonora Stagnoli, Cat. G3

jes   Jessica Gnemmi, Cat. G3

ermes   Ermes Zaffaroni, Cat. G3

gabriel   Gabriel Villanueva, Cat. G3

oscar   Oscar Zambra, Cat. G3

daf   Dafne Zaffaroni, Cat. G5

squadra1

Tutta la squadra dei ragazzi.

L’articolo è incompleto, abbiate pazienza, sto recuperando il materiale.




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