Archivio per la categoria 'Preja Buja MTB Gang'

08
Lug
09

Fenera “amateur” Ride

Il nostro amico D. ci ha spedito questo bellissimo racconto:

image002

Domenica dovevo nuotare a Monate, ma a Luglio con le traversate non pedalero’ e i ragazzi andavano “A fare il Fenera” quindi domenica sveglia alle 7,00 e alle 08,00 ero a Borgomanero pronto, via: da piu’ di un mese non faccio piu’ di 15 Km in MTB ma qui sono previsti 35, magari la sfango.

Avendo deciso sabato pomeriggio non avevo ancora visto cose tipo “…Si tratta di una montagna isolata a forma di panettone posta all’imbocco della Valsesia. La parte settentrionale è circondata da un semicerchio di piombanti pareti rocciose…”

“…Il percorso è impegnativo ed e’ sicuramente la prima uscita di un certo rilievo della stagione. Per usare la classificazione MTBCAI lo definirei: BC / BC…” (cioe’ livello 3 di 4 per preparazione tecnica e fisica)

oppure

“…A metà giro dopo una lunga e appagante discesa ci si trova in un vallone da cui bisogna risalire su una sterrata ripidissima veramente ai limiti della pedalabilità (tratti a spinta)…”

ma anche

“…Suggerisco agli amici un po’ piú indietro nella preparazione (sia tecnica che atletica) di valutare bene la partecipazione. Le zone attarversate sono alquanto impervie ed è difficile poter tornare indietro…”

E’ in pratica tutta salita, spezzata pero’ da salite piu’ ripide.

La discesa che porta in fondo al vallone e’ talmente ripida che bei pezzi li ho fatti spingendo la bici, anzi, trascinandola a valle perche’ in alcuni punti era difficile stare in piedi; dal grafico si vede come in 500m si scende tutta la salita dei primi 13Km…

E’ un tracciato free-ride/ downhill, con rampe, passerelle e salti, anche di qualche metro (!), in mezzo agli alberi tanto che se ti fai prendere il rischio e’ di trovarsi a 30 all’ora su una passerella che finisce in un salto alto due metri.

A un certo punto ho abbassato la sella, come fanno quelli veri: la bici si trasforma e fai numeri da circo. Pensavo quasi di aver imparato qualcosa perchè mi sono trovato a volare su gradini, rocce e radici, poi ho capito che ero completamente fuori controllo e alla prima curva stretta son saltato fuori dal sentiero cadendo (culo dei culi) in un fossato poco profondo e coperto di morbida erba: paurissima, ma ossa salve (anche l’orgoglio, gli altri erano forse 500metri davanti…).

Le salite le ho fatte tutte, bici in spalla solo quando se la mettevano anche gli altri, non sono molto tecniche ma solo difficili, le discese o piano o a piedi, un paio di metri sulle natiche.

Al 24° Km il ramo più stronzo del mondo ha trovato la maniera di incunearsi sotto il mio cambio strappandolo via, piegando il supporto e mandandone in mille pezzi la raffinata gabbia in carbonio.

Sono sceso un po’ in folle ma poi con lo smagliacatena abbiamo fatto della Trance X una Graziella, accorciando la catena tra il corona e pignone centrale rendendola monomarcia.

Potevo scendere e fare della salita, ma in piano a 20 all’ora frullavo come un minipimer.Per fortuna il peggio era alle spalle.

I 59Km/h che si vedono alla fine li ho fatti in folle, in un tratto asfaltato: con il 44/11 arrivavo a 80 all’ora…

Bello bello.

Ci vorrebbe un percorso con quelle salite per la soddisfazione di arrivare in cima ma con discese umane.

I danni.

Cambio livello XT €60 (il mio costava 150) e catena XTR €20, circa. Piu’ mano d’opera.

D

21Giu09 Monte Fenera.pdf

29
Mag
08

quasi esce

Ieri abbiamo fatto un giro alle dighe del Ticino per vedere com’è messo. Nel punto dove la strada è più bassa mancano circa 30cm.

01
Apr
08

MTB Crash

KrustyKlown del PBMTB ha partecipato a una gara MTB, è il primo di noi perciò facciamo tutti il tifo.

manub

Resoconto della gara scritto di pugno da KK:

Domenica e’ stato bello, cioe’ molto bello con qualche imprevisto.
Siamo andati in 4 per fare 50 km di percorso medio-duro, io unico dilettante ero attrezzato per l’autosufficienza: 2 borracce, barrette, gonfia-e-ripara, pompa, camera d’aria, attrezzi, maniche da attaccare al giubbotto in caso fossi arrivato dopo il tramonto, telefono preimpostato sul 118, testamento.
La fauna era varia. I convinti hanno cosce come barili e polpacci nervosi e depilati, si cambiano ridendo e scherzando poi partono per primi schiumando e dandosi delle gran gomitate gia’ nel parcheggio.
I normali erano come noi e partiamo col secondo gruppo “mediamente allenati”.Tre degli organizzatori ci accompagneranno senza nemmeno sudare.
Alla terza salita molla il cicloturista: “su strada vado, ma in MTB non sono allenato…” e si mette dietro. Al 10° km il secondo finisce l’acqua, c’e’ molta polvere e gli do’ una delle mie borracce ma al 15° finisce anche la gamba “non gira, non sto bene, non ho digerito…”. Poco dopo anche il terzo (corridore su strada fino a due anni fa) annuncia che fara’ solo la prima parte e al 27° km si fermera’ perche’ sta morendo, “e’ due mesi che non prendo la bici…” e tutti e tre: “Ma se tu vuoi andare ti aspettiamo” in ansimante coro.
I boschi intorno a Sesto sono piu’ belli ma ho fatto passaggi suggestivi in mezzo a vigne, borghi e castelli, mi son trovato giu’ per strapiombi che normalmente mi fan tornare a casa (“Com’e'?” “Facilissima” e via per un muro da montagne russe ) e su per punti panoramici, come in cima alla collina piu alta da dove si vedevano campi e vigneti per chilometri; “Quando non c’e’ foschia si vede Superga”, la meta’ di noi vedeva santi e madonne, sbuffando come mantici e non ne ha goduto.
Al 24°km in una lunga discesa a torciglioni nel bosco vedo una serie di alti gradoni che salto prima titubante, poi convinto e al terzo zompo come Apollo che porta il sole in cielo: gran volo e atterraggio da manuale su entrambe le ruote ma il manubrio si spezza e mi sfracasso al suolo, come Icaro.
Che botta! Per fortuna non mi faccio nulla e mi rialzo col pezzo di manubrio in mano e mezzo bosco addosso, gli ultimi due km me li faccio a piedi levandomi le spine dal fianco e dalla chiappa sinistra, peccato.
Da rifare, con un manubrio nuovo.

KK

PS: inizia a costare la MTB !? (NDR)

12
Mar
08

Ipposidra First Run

Io ed i miei amici del PBMTB siamo stati a “perlustrare” il vecchio tracciato dell’Ipposidra:

Partenza: da Sesto Calende, zona Mulini

Di seguito, alcune foto scattate da Krusty…..

2 Briefing, prima della partenza dalla Piattaforma Ecologica

5.jpg Ponte crollato della vecchia ferrovia, sopra il terrapieno non si può passare in MTB per via della vegetazione molto rigogliosa.

6.jpg Ponte nel tratto Sesto C.-Somma Ldo. (ancora intatto)

cart Cartello segnaletico del Parco del Ticino, i cartelli ci sono quasi dappertutto però alcuni sono imprecisi e altri sono divelti.

cava La cava della Sommabeton vista dall’alto, il sentiero passa sotto Somma Ldo. nelle vicinanze della Via Canottieri, si sale fino all’abitato di Somma e si attraversa poi il paese sino a ritovare il percorso a lato della statale per la Malpensa.

permafrosh Curioso permafrost o più semplicemente fango ghiacciato.

rest Unico resto visibile dell’Ipposidra, scolo delle acque in zona Tornavento.

mao Mao


new Krusty Klown’s Brand New MTB

Il giro è di circa 52 Km, è tutto pedalabile, il ritorno si può fare sul percorso di andata o sulla ciclabile che dal Ponte di Oleggio riporta a Sesto Calende.

Altre info come il .pdf del percorso verranno pubblicati prossimamente.

07
Feb
08

L’IPPOSIDRA

L’IPPOSIDRA

ippos

Con il termine ipposidra, che prende il nome dai termini greci utilizzati per cavallo (ippos) e acqua (idra), si intende una ferrovia particolare, costruita nel 1858 e adibita al trasporto delle barche, utilizzando cavalli.
Può sembrare un’idea bizzarra, ma è quanto accadeva in provincia di Varese (anche se allora era provincia di Milano) intorno al 1860.
Questa strada ferrata che scorreva a ridosso del fiume Ticino è una delle tante curiosità nelle quali ci si può imbattere percorrendo i sentieri del Ticino e le strade di campagna intorno all’aeroporto della Malpensa.
Mi sono interessato di questa ferrovia qualche tempo fa, leggendo un libro molto interessante di Riccardo Brianzoni dal titolo “La ferrovia delle barche da Tornavento a Sesto Calende” (ISBN: 88-8340-240-5 Macchione Editore). Clicca qui per una bozza in .pdf.
Si parlava di questa ferrovia di barche ormai scomparsa, rimanevano solo alcune tracce perse nei boschi di Sesto Calende e Somma Lombardo sino alla brughiera di Malpensa.

liber

Mi piace praticare la Mountain Bike, la mia curiosità e le mie origini mi hanno spinto a ricercare le tracce dell’Ipposidra.

Non è stato molto semplice, soprattutto perché, di quel lavoro, oggi rimangono solo pochi resti: qualche percorso nei tratti in trincea, qualche ponte diroccato, dei termini in granito persi nella brughiera. Non aspettatevi di trovare vecchi binari o stazioni abbandonate, non è rimasto quasi niente di tutto ciò.

Storia

Fino al 1800 molti dei trasporti tra il Lago Maggiore e la città di Milano avvenivano utilizzando il fiume Ticino e i canali ad esso collegati, attraverso il percorso Sesto Calende – Tornavento – Milano, e viceversa.
I tempi impiegati nella navigazione variavano con il variare del livello e della velocità dell’acqua del fiume. Con scarsità d’acqua le barche veniva alleggerite; in occasione delle piene il traffico veniva sospeso. Da Sesto Calende a Tornavento, con la corrente del fiume a favore, si impiegavano novanta minuti, toccando sulle rapide le venti miglia all’ora! Da Tornavento a Milano otto o nove ore.
Per il percorso a ritroso, da Milano a Tornavento, prima della costruzione della strada alzaia lungo i Navigli (anni 1824-1844), si impiegavano quindici giorni utilizzando venticinque cavalli per un convoglio di cinque o sei barche. Successivamente alla costruzione dell’alzaia solo tre giorni e dodici cavalli.

La parte problematica del percorso rimaneva quella tra Tornavento e Sesto Calende. Per percorrere circa venticinque chilometri, si impiegavano da una a due settimane. Era necessario staccare le barche e farle avanzare una per volta trainandole. Si portavano alcuni cavalli sulla sponda opposta del fiume, per vincere la corrente e ottimizzare la trazione. Sono tempi di percorrenza così lontani dai ritmi dei nostri giorni!
La costruzione dell’alzaia sul Naviglio, aveva sicuramente diminuito i tempi di percorrenza tra Milano e Tornavento. L’esistenza di una vera e propria strada sulla quale far camminare i cavalli dedicati al traino, facilitava le operazioni di rimorchio delle barche di ritorno da Milano. Per diminuire ulteriormente i tempi di percorrenza, sul tratto Tornavento – Sesto Calende si progettò l’Ipposidra.

Ecco quindi che uno studioso dei trasporti come Carlo Cattaneo, ebbe l’idea di estrarre dall’acqua le barche a Tornavento, porle su carri ferroviari a 8 ruote trainati da cavalli e portarle a Sesto, dove venivano rimesse in acqua, lungo una via ferrata che attraversava la brughiera. Nacque così l’Ipposidra (dai termini greci indicanti cavallo e acqua), opera unica in Europa.

Nel 1844 costituì con l’amico Frattini e con Francesco Besozzi la società “Della Ferrovia a tiro di cavalli da Tornavento a Sesto Calende pel rimorchio terrestre delle barche evitando le difficoltose rapide del Ticino”. Il Governo austriaco fu restio a concedere la concessione, almeno finché non entrò a far parte della società il banchiere ginevrino Giacomo Mirabaud, finanziatore del Ducato di Parma, che rilevò un sesto della società (scrittura privata 27 maggio 1847). Tra una cosa e l’altra si era giunti al 1848 e Cattaneo si trovò impegnato nelle Cinque Giornate di Milano.
Terminata la sollevazione milanese, il 20 marzo 1848 venne costituito il Governo Provvisorio della Lombardia con a capo Casati. Il 29 aprile 1848, il Governo Provvisorio riconobbe la pubblica utilità di una strada per il rimorchio delle barche e ne autorizzò la costruzione.
Che Cattaneo avesse fatto pressioni? Del resto aveva investito 5.000 Lire austriache nella società!

Il 9 agosto 1848, allorché rientrarono a Milano gli austriaci, Cattaneo con rogito del notaio Guenzati cedette alla moglie Anna Pyne Woodcock, inglese, le sue azioni, per evitarne la confisca. Il 18 marzo 1850 giunse la tanto sospirata concessione dal Regio Governo e la trasformazione della società in società anonima spinse il Cattaneo a cercare finanziatori presso amici e banchieri.

Finalmente, il 16 aprile 1856, i banchieri Mondolfo, Brambilla, Turati, Ponti e Bellinzaghi sottoscrissero buona parte del capitale della società e coprirono il resto con un mutuo. Venne prevista una spesa di Lire austriache 1.680.856, ma alla fine i lavori si chiusero con un risparmio di Lire austriache 199.431. Altri tempi!…

Il 9 febbraio 1858, l’inaugurazione. La ferrovia iniziava da una darsena collegata direttamente al Naviglio Grande a Tornavento, dove le barche venivano fissate, ancora in acqua, ai carri ferroviari; i cavalli trainavano poi il carico sino a Sesto Calende, percorrendo poco più di 17 km nella brughiera. A Somma Lombardo, attendeva il cambio dei cavalli. I carri scendevano la costa sino al ponte sullo Strona e, poi, proseguivano sino a superare la strada Golasecca-Sesona, dove, in località Groppetti, affrontavano una discesa del 12,50%. La ferrovia raggiungeva di nuovo il Ticino in località Mulini. Le barche, che venivano a trovarsi a 20 metri dal pelo dell’acqua, vi venivano calate con una piattaforma mobile lunga trenta metri, azionata da una ruota ad acqua. Una volta in acqua, le barche venivano rimorchiate sino a Sesto e da lì potevano proseguire per il Lago Maggiore.

Il sistema prevedeva, a Tornavento, il carico delle barche su carri trainati da cavalli che si muovevano lungo una via ferrata a binari realizzata nella brughiera, sino a Sesto, dove le barche venivano calate in acqua nuovamente.
La ferrovia iniziava nella vallata sotto Tornavento da una darsena, collegata direttamente al Naviglio Grande. Sul fianco della darsena, c’era la ‘Stazione di Tornavento della Ferrovia delle Barche’. L’interno della stazione veniva utilizzato anche come ricovero per i quaranta cavalli addetti al traino nella prima tratta della ferrovia. A metà del percorso, nella stazione di Strona, nei pressi dell’attuale Cascina Lavandai (Somma Lombardo), altri quaranta cavalli davano il cambio a quelli utilizzati nella prima parte del percorso.

La strada ferrata era lunga complessivamente 17 chilometri tra Tornavento e Sesto Calende.
Il primo esperimento fu eseguito il 9 febbraio 1858, i trasporti di barche continuarono per circa sette anni. Purtroppo però, con l’apertura, nel 1865, delle ferrovie Arona-Novara e Milano-Sesto Calende, utilizzate anche per il traffico merci, l’impresa Ipposidra fallì miseramente.
Vuoi per litigi interni, vuoi per l’opposizione dei paroni che vedevano scomparire il loro guadagno, vuoi per il boicottaggio dei barcaioli, vuoi perché nel 1865 arrivò la Ferrovia Sesto-Milano, dopo solo sette anni di esercizio la Società fallì. Tutto è ormai scomparso: resta solo la memoria ed alcuni tratti difficilmente individuabili, ricoperti da sterpaglie, tra cui i ponti del tratto Cascina Lavandai – Sesona – Golasecca e alcuni paracarri in granito con la sigla S.F., Società della Ferrata.

OGGI

Oggi rimangono solo poche tracce: qualche percorso nei tratti in trincea, qualche ponte diroccato, dei termini in granito persi nella brughiera. l’unica opera ancora esistente e tutt’ora utilizzata, è il ponte sul torrente Strona, si incontra sulla strada tra Somma Lombardo e Golasecca. Dopo il fallimento della società venne venduto al comune di Somma.

Non aspettatevi di trovare vecchi binari o stazioni abbandonate, non è rimasto quasi niente di tutto ciò. In questo sito è possibile vedere quello che ancora rimane.

Il percorso dell’Ipposidra è tuttora rilevabile, meno nella parte da Tornavento a Somma Lombardo e molto di più nella parte da Somma Lombardo a Sesto Calende.
Un’eccellente idea è quella di percorrerlo con una bicicletta di tipo rampichino (per gli anglofoni mountain-bike) che consente di attraversare anche quei punti che ormai sono invasi dalla vegetazione, ma che comunque mantengono un fondo sufficiente per il transito in sella.

Il Parco Ticino ha posto alcuni cartelli indicatori, ma soprattutto ha edito un agevole opuscolo (introvabile) che riporta storia, percorso e foto d’epoca e attuali.

Per chi volesse approfondire questo specifico argomento, l’Ipposidra è stata trattata nei testi:

“Dal Lago Maggiore a Milano”
di Francesco Ogliari e Gaspare Ciluffo
Ed. Selecta – Pavia (2002)

e il libro citato prima.

PS: mi scuso con l’autore per aver modificato liberamente il suo articolo.

Sto lavorando ad una mappa del percorso con i tratti conosciuti e non. Una cosa sorprendente è che tra gli intervistati “sestesi” nessuno sa cosa sia l’ipposidra …………..grazie nonna Maria.

A presto per gli aggiornamenti.

04
Feb
08

Ready to print

Finalmente ! Il nuovo logo della PREJA-BUJA MTB è finito !

Ready to print ?!

executive

Adesso qualcuno deve fare il resto!

04
Gen
08

PB Logo Contest

Ho modificato il Logo iniziale sui vs. suggerimenti:

Il Logo può essere formato solo dall’immagine:

PBlogo Alone   come in questo esempio, oppure…..

Con le scritte intorni come negli esempi successivi:

gang     orang     defin  

L’ultimo mi sembra quello più indicato, si possono eventualmente cambiare i colori etc. Si attendono commenti…………. per poter andare avanti.

18
Dic
07

Preja Buja Logo Contest

Ho buttato giù il Nuovo Logo dellla “Preja Buja MTB Gang” :

 pbmtbglogo < Click Here

Si può stampare su Carta di Alluminio KPS per fare dei komodi stickers per la MTB.

Ke ne dyte ?

18
Dic
07

Ül Sass da la “Preja Buja”

Ül Sass da la “Preja Buja”

 sass
Il masso erratico “Sass de Preja Buia” è un megalito istoriato di serpentino (roccia verde e luminosa) situato nella zona nord ovest di Sesto Calende, località San Vincenzo in una radura all’entrata del bosco vicino all’omonimo oratorio (sulla strada provinciale di mezzacosta si trovano i cartelli indicanti gli scavi).

Sul masso erratico che rappresenterebbe, nell’ipotesi più probabile, un altare sacrificale, vi sono numerosi petroglifi a carattere simbolico e culturale eseguiti in età preistorica, piccole conche atte ad ospitare oli odorosi impiegati per officiare culti antichi. È affiancato da altri massi erratici, sui quali sono presenti altri petroglifi.

Data la sua origine antica, il Sass de Preja Buia, ha stimolato la fantasia popolare producendo diverse leggende. La più conosciuta racconta che un tempo Giove decise di punire Venere e un pescatore del lago, rei di essersi abbandonati ad un amore appassionato. Il pescatore venne tramutato in un drago che scatenò la sua ira sputando fuoco e fiamme sul territorio circostante. La popolazione si diede alla fuga per sottrarsi al pericolo e tra questi vi era la moglie del pescatore, che, stanca e stremata, cadde nel bosco e morì cercando di fare da scudo con il suo corpo ai due figlioli. Per incantesimo venne trasformata in una grande chioccia di pietra che proteggeva i propri piccoli. Da allora il masso, nonostante le intemperie, sta a testimoniare l’amore materno.

Il Sass de Preja Buia costituisce anche un punto magnetico di una certa consistenza, poichè un interessante fenomeno si verifica avvicinandosi o salendo sui massi: la bussola impazzisce.
Questo sarebbe bello da provare e verificare!

Dichiarato monumento naturale nazionale e tutelato perciò dalla legge (attualmente fa parte del Parco Lombardo del Ticino), il masso risale all’Era Quaternaria (detta anche Era Neozoica o Neozoico). L’ultima glaciazione di questo periodo, la Glaciazione Wurmiana (o Glaciazioni Wurm), trasportò i massi più grossi provenienti probabilmente da una enorme frana nell’area del Gottardo; nel suo progredire, il ghiacciaio, che aveva probabilmente due diverse origini (il Gottardo appunto e il Sempione) poi confluenti in un unico sistema, trascinò materiale morenico tra cui i grossi massi che, errando, si arenarono definitivamente nelle nostre campagne (nel Varesotto si sono fermati nell’Area Sud-orientale del Lago Maggiore).
In epoca primitiva sulla sua roccia vennero scavate delle piccole conche, atte ad ospitare oli odorosi impiegati per officiare i culti antichi. Data la sua origine antica, il Sass de Preja Buia ha stimolato la fantasia popolare, che ha prodotto diverse leggende. La più conosciuta racconta che un tempo Giove decise di punire Venere e un pescatore del lago, rei di essersi abbandonati ad un amore appassionato. Il pescatore venne tramutato in un drago che scatenò la sua ira sputando fuoco e fiamme sul territorio circostante. La popolazione si diede alla fuga per sottrarsi al pericolo, ma molti perirono. Tra questi vi era la moglie del pescatore, che, stanca e stremata, cadde nel bosco e morì cercando di fare da scudo con il suo corpo ai due figlioli che erano con lei. Per incantesimo venne trasformata in una grande chioccia di pietra che proteggeva i propri piccoli. Da allora il masso, nonostante le intemperie, sta a testimoniare l’amore materno.
Trattandosi di blocchi di grandi dimensioni, vengono considerati monumenti naturali e parti integranti del paesaggio. Oltre il Sass de Preja Buia ricordiamo il Sass Cavalàsc (o sasso cavallaccio), un parallelepipedo conficcato nel Verbano, vicino alla riva, tra i paesi di Ranco e Ispra e il Sasso Galletto a Laveno Mombello, enorme dente appuntito che spunta dalle acque del Lago Maggiore.

LA LEGGENDA DEL “SASS DE LA PREJA BUJA”

A un centinaio di metri a nord della chiesetta di San Vincenzo, in un’ area boschiva al centro di un’orrida fossa che viene chiamata “La fossa del drago”, si trova un complesso megalitico sulle cui rocce, mani primitive hanno inciso numerose cuppelle, segno di un antico luogo di culto. E’ in realtà un masso erratico (materiale trasportato dai ghiacciai e abbandonato poi dal loro ritirarsi) che rassomiglia ad una chioccia nell’atto della cova. Il suo colore bronzeo dà l’idea di una statua con riflessi metallici alla quale è stato dato il nome di “Sass de Preja Buia”, e da secoli è legato a questa leggenda e al mito dell’amore materno.

<< Molti e molti anni fa a Sesto Calende viveva un pescatore con moglie e prole. Ma non era un pescatore qualsiasi. Si trattava di un eletto mortale che aveva conosciuto la dea Venere un giorno spuntata dalle acque; ella se n’era invaghita e avevano amoreggiato. Il rapporto era continuato per alcuni mesi e se il pescatore era riuscito a tenere La famiglia all’oscuro della illecita relazione non vi era stato però modo di nascondere la cosa al Sole, il quale era andato subito a riferirlo a Giove, il padre degli dei. Quando Giove venne a saperlo, fu colpito da un’ira indicibile:
“Come è mai possibile che la dea più bella dell’Olimpo rifiuti di dare il suo amore a me, il capo degli dei, per poi unirsi con un comune, volgarissimo umano?!”
Non riuscendo più a controllarsi, Giove mandò una Folgore sul pescatore trasformandolo per punizione in un drago. Quel giorno la famiglia attese invano il ritorno dell’ uomo, gli amici lo cercarono ovunque ma tutto ciò che riuscirono a trovare fu la sua barca capovolta al largo.
E quella povera donna, Vinicia, moglie e madre, non riusciva a spiegarsi cosa fosse successo e si chiedeva affranta come avrebbe potuto tirar grandi i due figli. La sera >> una luce brillò intensa nel cielo. Poi una parte di essa si distaccò e raggiunse la terra assumendo le sembianze di una donna eterea e bellissima. Era Venere, che cercava il suo amore trasformato in drago perchè voleva stringerlo a sè e parlargli.
“Tesoro caro – disse singhiozzando la dea, ciò che ti hanno fatto non può rimanere invendicato. Con il tuo alito infuocato dovrai bruciare tutta questa terra prediletta dagli dei. Ma siccome il fuoco non sarà abbastanza, tieni, metti nelle tue fauci quest’erba velenosa che ho colto dalle rive dello Stige. A contatto del fuoco l’erba emetterà vapori venefici che si spargeranno ovunque, trasformando tutta la zona in un paesaggio di morte e distruzione.”
Poi salutò l’animale con un ultimo abbraccio e se ne tornò donde era arrivata. All’alba l’incendio provocato stava già divorando ettari di terra e dove non arrivavano le fiamme erano i vapori velenosi a distruggere ogni forma di vita umana, animale e vegetale. Uno dei figli del pescatore avvistò le fiamme e corse ad avvertire la madre del pericolo. In un primo tempo la donna non diede eccessivo peso alla cosa perchè‚ pensava si trattasse dei fuochi accesi in onore di Cibele. Ma dopo poco il figlio ritornò e insistette: “La gente fugge verso Stazzona e il fuoco è ormai vicino alla nostra casa. Andiamocene anche noi!”.
Presi allora i due pargoli, il più piccolo in braccio e l’altro per mano Vinicia cercò di correre verso la salvezza attraverso boschi e colline. Arrivarono su un’altura, dove credettero di essere finalmente al sicuro ma poco dopo salirono da un valloncello le mortali esalazioni che costrinsero nuovamente la famiglia a fuggire. Il figlio maggiore era sfinito e implorava la madre di fermarsi. Questa lo trascinò per un po’ ma poi il ragazzo si accasciò a terra: “Ti prego, mamma, non ce la faccio più, tu corri, mettiti in salvo,vai”.
Ma mentre proferiva queste parole un maledetto fumo biancastro che avviluppava il terreno lo raggiunse facendolo tossire: “Mamma, mamma…. mi sento soffocare… aiutami. … non riesco a respirare”. La povera donna era in lacrime, si piegò sul figlio mentre anche il bambino fra le braccia stringeva la mano del fratellino quasi a volerlo incoraggiare nel continuare il cammino, ma i richiami del giovane si facevano sempre più flebili, fino a quando il volto divenne ceruleo e la sua mano allentò la presa del più piccolo. Anche questi ora piangeva abbandonando il capo sul seno della madre dopo aver tentato invano di emettere l’ultimo impossibile respiro. La donna era disperata, senza i suoi figli la vita non aveva alcun significato per lei e quindi decise di non abbandonarli: si gettò allora su di loro coprendoli con la veste e abbracciandoli stretti, come una chioccia con i pulcini, nel tentativo di proteggerli.
Dopo tre giorni e tre notti di fortunale senza tregua, i pochi superstiti che ebbero avuto la fortuna di rifugiarsi sull’alto delle colline rividero l’arcobaleno e l’aria tersa di sereno. I venti l’avevano ripulita di ogni particella mortale, gli dei aiutati dai marosi avevano sconfitto il drago a colpi di tridente. Quando, stremati e affamati, gli abitanti tornarono alle loro case trovarono sul loro percorso il corpo della donna avvinghiato a quello dei suoi bimbi. Commossi, raccolsero le salme per cremarle e dare sepoltura alle ceneri. Il giorno successivo, nel luogo dove giaceva la famiglia, era comparsa una gigantesca chioccia d’oro con le ali aperte nell’atto di proteggere la covata. L’amore materno aveva fatto sbocciare un monumento naturale alla sua grandiosità. >>
Leggenda tratta dal libro “Leggende e Storie del Varesotto” di Daniele Carozzi.

NOTE SULLA PRONUNCIA
Personalmente credo che si scriva così: Ül Sass da la “Preja Buja”
Ho anche trovato diverse versioni della stessa cosa, ad esempio: Preia Buia, Prea Buia, Sass della Preia Büia, Sass de Preja Büja.
Ma se nel nostro nordico dialetto la parola PREJA vuol dire Pietra e BUJA vuol dire Buia (scura) dobbiamo sottintendere che è la “Pietra Scura” quindi:
Plausibile:            Ül Sass da la Preja Büja             Il Sasso della Pietra Scura
Poco Plausibile:   Sass de Preja Büja                      Sasso di Pietra Scura
Non Plausibile:   Preia Buia

In Ogni caso: PREJABUJAMTBGANG si scrive tuttattaccato!

17
Dic
07

Le pecore hanno la coda lunga

domi

Membri del P.B.MTB.G. mi hanno spedito alcune interessanti foto di escursioni pre-natalizie realizzate nei dintorni di Sesto Calende (VA).

domi2    dom3

29
Nov
07

MTB CRASH

MTB CRASH

Beccatevi l’ultimo che scende!

23
Nov
07

Preja Buja MTB Gang Riders

Preja Buja MTB Gang Riders:

In odine: ADA, MAO e PALMIRO, SELLADIFUOCO, ZA.

ada    mao   selladifuoco   zaa.jpg

Altri Riders verranno aggiunti appena mi manderanno le foto fatte col cello.




Spin

spinning

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