Lago Maggiore crossing on a boat with a Specialized Langster London
Via KrustyKlown Pictures
Mio figlio corre tra i Giovanissimi di una società ciclistica locale e durante le gare mi è capitato spesso di vedere alcune meravigliose specialissime marchiate “Bressan”.
Ho scoperto alcune cose interessanti sulle Biciclette prodotte e sulla filosofia di questa grande azienda italiana:
“Quando si dice che la passione può far fare meraviglie!”
Oggi Bressan® è un’azienda che produce opere d’arte: biciclette mai uguali l’una all’altra, scrupolosamente curate, nate per soddisfare clienti esigenti e la grande passione creativa di Roberto Bressan, attuale titolare dell’impresa.
La realtà di adesso affonda le radici nel lontano 1942.
Fu allora che per passione della bicicletta Bruno Bressan fresco dodicenne, entrò come apprendista in un piccolo laboratorio artigianale. Al tempo si costruivano biciclette adatte prevalentemente a soddisfare esigenze di trasporto. Volarono così gli anni di un fecondo praticantato finchè nel 1951 Bruno si sentì pronto a fondare la prima bottega. Nel frattempo non smise di coltivare la sua passione anche correndo e riuscì a collezionare ottimi risultati nella categoria dilettanti.
La costruzione di biciclette con il marchio Bressan® prese ufficialmente il via nel 1972. Dapprima i clienti furono gli amici del signor Bruno ma successivamente con l’aumentare della richiesta di biciclette su misura, si moltiplicarono. Oggi si possono annoverare fra quelli, futuri campioni come Simone e Davide Rebellin oltre a numerose squadre dilettantistiche e amatoriali.
Il 1981 vide l’ingresso in azienda del figlio Roberto, accomunato a Bruno da una smisurata passione per la bicicletta e profondo intenditore lui stesso. Roberto iniziò subito ad innovare portando molte nuove idee, che in un primo momento segnarono un contrasto con quelle del padre, il quale era legato alla tradizione morfologica della bicicletta; ben presto però il contrasto svanì e le nuove idee finirono per incontrare il gusto e le richieste dei clienti, regalando grosse soddisfazioni al marchio.
Nel 1985 venne costruita la prima mtb con il materiale disponibile sul mercato di allora: il prototipo rimase in esposizione per circa sei mesi senza sollevare alcun interesse da parte della clientela, che forse ancora non riusciva a intuire la modernità della proposta. Le prime richieste di mtb iniziarono a fioccare un paio di stagioni dopo e provenirono principalmente dagli appassionati di escursionismo di montagna che le ebbero notate durante le escursioni tra le vette.
Nel 1987 fu costruita da Bressan® la prima vera mtb da competizione, con tubazioni ‘Columbus’ in acciaio cromo-molibdeno saldobrasate, montata SunTour 9000, con freni a camme: semplicemente fantastica!
Da allora Roberto Bressan, mettendo a frutto l’efficace e leggendaria esperienza del padre Bruno non ha smesso di sbizzarrirsi nella costruzione di una vasta tipologia di biciclette: dalle ‘super-leggere’ da strada (con nuove geometrie sloping dal 1994) alle ‘city’ derivate dalle bici da corsa; dalle mitiche mtb alle nuovissime trekking, ovvero l’ultima generazione di mtb con ruote da 28 biammortizzate di svariati sistemi ammortizzanti.
E la storia di Bressan® continua! Con sempre nuovi progetti in testa! Tra i quali le biciclette Fixed “Messenger” e Vintage.
Riportiamo una frase del Sig. Roberto Bressan:
“SPERO CHE CON LE FISSE RIUSCIREMO A METTERE IN BICI TUTTA UNA GENERAZIONE DA 15 AI 25 ANNI CHE NON SA’ PIU’ CHE COSA SONO LE BICICLETTE E LO SPIRITO CICLISTICO, NON E’ SOLO UNA QUESTIONE DI AFFARI MA DI COSCENZA EDUCOAMBIENTALE”
Ringraziamo per i testi e per le foto: www.bressanbike.com
ed in particolare il Sig. R. Bressan che da grande appassionato ci ha gentilmente fornito le informazioni.
Febbraio 2009 D. Zambra
Finalmente un magazine solo per le “fixed” e per di più Gratix.
Scaricatevi il primo .pdf dal sito ufficiale.
La bicicletta Rossignoli Extra-Sport del post precedente è adesso in fase di restauro, anche se proprio di restauro non si può parlare in quanto la bici è stata abbastanza modificata, vediamo come:
Lo Smontaggio
Dapprima ho smontato tutto, verificando che ci fossero tutti i pezzi e che tutto fosse a posto. Ho fatto anche delle foto per ricordarmi le sequenze di montaggio. Le sorprese sono state: Manubrio Cinelli “Giro d’Italia leggermente ossidato con tappi di sughero, Guarnitura americana “ashtabula” infilata dentro un BB Shell Italiano da 36x24tpi 70mm, Deragliatore posteriore Huret Svelto. Smontando la bici ho separato e identificato tutti i pezzi per poi lavarli.
Per togliere le coppe forzate dentro lo shell del movimento ho usato la tecnica del Chapo, ho stretto in morsa il telaio per la zona del movimento fino a far saltare la coppa dall’altro lato, la seconda si toglie con un matrtelletto di legno (evidentemente il telaio Rossignoli era nato per un movimento centrale filettato, ma era stato fatto un Downgrade a una guarnitura Ashtabula – come le BMX – più economica).
Il Telaio
Una volta smontati tutti i pezzi è rimasto il solo telaio con la forcella e le decals: il telaio è stato sverniciato e poi lucidato, come anche la forcella. Per togliere il grosso della vernice ho usato il flessibile con un disco di spugna abrasiva Pferd, per fare gli angoli più nascosti ho usato dello Scotch Brail e il manipolo Chicago Pneumatic con delle punte abrasive a stella. La lucidatura l’ho fatta sempre con il CP e una punta abrasiva speciale Pferd a forma di ragno.

La Verniciatura
Siccome l’amico verniciatore mi ha rimandato a settembre causa troppe gru da verniciare, mi sono messo in testa di fare tutto da solo (visti i trascorsi estivi da garzone di carrozzeria). Ho comprato 1 Bomboletta Spray di Fondo grigio Arexons, 3 di Blu Cobalto e 2 di Trasparente. Le fasi di verniciatura sono state: 2 mani di fondo, carteggiatura leggera, 3 mani di vernice, 3 mani di trasparente (la vernice non basta mai).

Ovviamente prima di dare il trasparente bisogna mettere le Decals che in questo caso ho stampato prima su Poliestere Alluminato KPS (LasserPrint). Il trasparente è difficile da dare in modo che la superficie finita abbia un aspetto “Glossy”, bisogna dare diverse mani a distanza di giorni, ma senza esagerare.

La Preparazione dei pezzi
Prima di procedere al montaggio ho sistemato i pezzi che avevo a disposizione e altri li ho sistemati: Il manubrio è stato sabbiato e lucidato, il deragliatore Huret Svelto è stato completamente smontato e restaurato, sella, freni Balilla, etc sono stati lucidati e sistemati. Alcuni pezzi li ho acquistati come la Guarnitura Ofmega, la catena, i pedali sono omaggio del “Bicitime”, il movimento centrale Miche. Per quello che riguarda il restauro dell’Huret vi rimando ad un nuovo Post.

Il Montaggio
E’ stato tutto molto facile; di seguito alcune foto del montaggio in sequenza:
Bottom Bracket Shell
Dopo alcuni setup e piccoli aggiustamenti ecco la bici finita con i Clincher e tutti i particolari a posto.
DATI TECNICI:
Telaio e forcella: Rossignoli Extra-Sport
Movimento Centrale: Miche 36x24tpi 70mm
Guarnitura: Ofmega
Pedali: Miche
Deragliatore: Huret Svelto
Ruote: Sanremo
Freni: Balilla
Sella : Freccia Oro
Manubrio: Cinelli Giro d’Italia
Comandi: Freno Weinmann
Rotella Deragliatore : Huret
Comando Deragliatore: Simplex
Ringraziamenti:
Ringrazio per il supporto e l’aiuto: Cokis, Oscar, Emi, Boris, Sheldon Brown, J. Panula, Bicitime di Mauro Milani, Claudio, Eros, Il Benzinaio, KrustyKlown e Mao.
A dimostrazione che con la bici fissa ci si diverte davvero, ecco alcune foto della “prima volta” di Oscar.
Non è affatto pericoloso, bisogna solo prenderci la mano, certo che per Skiddare ci vuole un po’ di esperienza.
Provare per credere.
Devo ringraziare Brian di HK Fixed per avermi mandato traffico dal suo sito.
Thanks to Brian by HK Fixed to send me web traffic.
Gracias a Brian de HK Fixed por mandarme visitas.
Questo è un fantastico blog sulle fisse: HKFixed![]()
Nato a Rouleurs, Roeselare per i fiamminghi, professionista dal 1965 è passato dalla pista alla strada dopo aver collezionato titoli e primati.
In virtù della scuola di suo padre Albert, che è pure stato eccellente corridore, ha svolto gran parte della sua attività su pista collezionado una serie di affermazioni che gli hanno fruttato autentici records, come il numero dei titoli ufficiali conquistati, 59, e come quello delle Sei Giorni vinte, 88.
La prima vittoria da seigiornista l’ha ottenuta nel 1965 a Gand accoppiato a Eddy Merckx.
Da dilettante è diventato campione del mondo della velocità a Rocourt (Belgio) nel 1963 dopo che la giuria aveva squalificato Sergio Bianchetto.
Ai Giochi Olimpici di Tokio ’64 vince la prova del chilometro con partenza da fermo, ma viene eliminato dall’italiano Pettenella in semifinale della velocità.
Inoltre, sempre da dilettante, ha conquistato otto titoli di campione belga (velocità, omnium, americana). Ha continuato tra i professionisti aggiudicandosi le maglie iridate nella velocità del ’67 e ’69, vincendo 18 titoli di campione d’Europa e 29 di campione del Belgio. Tutte le specialità, eccetto il mezzofondo, gli hanno dato almeno un titolo.
Nel 1973 (18 settembre) batte il record del mondo dei 1000 metri lanciati che apparteneva a Marino Morettini, per l’inezia di 14/100 al Vigorelli in 1h02’46″ media 57,636 km/h.
Il 9/12/1973 a Città del Messico fa ancora meglio e ottiene il primato assoluto volando in 58″50.
Re indiscusso delle Sei Giorni, ne ha disputate 224 vincendone 88 delle quali 11 a Gand e 4 a Milano città in cui, nel febbraio del 1983, in coppia con Argentin, ha chiuso la carriera.
Ma la strada lo ha sempre attirato e gli ha dato più di una soddisfazione; anche se nessuna grande classica figura nel suo palmares, nel bottino sono moltissime semi-classiche belghe, la Sassari-Cagliari, il Giro di Sardegna ’70 (dopo un duello esaltante con Eddy Merckx), 14 tappe al Giro d’Italia (ne ha corsi sette) e 6 tappe al Tour (ne ha disputati due, ha indossato la maglia gialla e ha vinto la classifica a punti nel ’74) per un totale di quasi 100 affermazioni.
Conclusa la carriera è stato assunto dalla Lega belga come tecnico per la pista dimostrando, anche in questo impegno, le sue non comuni qualità sportive e umane.
Non è facile scrivere in poche righe chi è stato Patrick Sercu. L’ammirazione, ed un segno di gratitudine per quello che ha fatto vedere ai sinceri sportivi di tutto il mondo, ti porta a dire semplicemente: “Un Grande!”. Il tutto, debitamente maiuscolo, proprio per quella spontaneità che viene dall’immanenza. In pista è stato il “Sire” in assoluto, su strada è stato capace di soffrire ed applicarsi, divenendo un evidente in grado di ritagliarsi uno spazio in piena era Merckx, ovvero in contemporanea al corridore più forte che i miei occhi abbian mai visto. Un uomo spontaneo, simpatico, cordiale e intelligente. Un signore. Verso atleti come Sercu, hai sempre l’obbligo di considerarti fortunato nell’averli visti, nel poter dire a figli e nipoti che c’eri anche tu e che non t’importa del tempo passato, perché l’arte, e quella sportiva lo è, non ha mai morte e rimane legata come un penate all’intero segmento di vita.
Patrick, raccolse la passione verso la bicicletta dal padre, Albert, che era stato un eccellente corridore, ma aveva un difetto: non era veloce abbastanza.
Per questo motivo non poté raccogliere il palmares che le altre facoltà meritavano e per questa caratteristica s’era fatto giocare dall’astuto olandese Middelkamp ai campionati mondiali del 1947.
Forse, per devozione alle volontà di rivincita del genitore, il piccolo Patrick alimentò sin da subito uno straordinaria sensibilità verso la velocità e lo sprint. Divenne così ben presto corridore e pistard in particolare.
La sua crescita in termini di riscontri cronometrici e di vittorie, seguì la costante del successo e nel 1963, a soli 19 anni, dopo aver vinto il campionato belga della velocità dilettanti, sul velodromo di Rocourt, si laureò campione mondiale della specialità.
Nel 1964 stabilì a Bruxelles il record mondiale del chilometro con partenza da fermo su pista coperta, quindi, sulla medesima prova, vinse la Medaglia d’Oro alle Olimpiadi di Tokyo.
Anche nella velocità, si mostrò più che competitivo, arrivando alle semifinali, dove fu battuto dall’italiano Giovanni Pettenella (poi olimpionico) e, nella finale per il bronzo, dal francese Daniel Morelon. I giochi giapponesi però, segnarono l’inizio di una leggenda, perché dalla pista a cinque cerchi di Tokyo, Patrick divenne fine all’ultima corsa svolta, l’attrazione principale di ogni manifestazione sui velodromi. Qualche dato: 59 titoli ufficiali conquistati, 88 Sei Giorni vinte (record assoluto!), 8 titoli di campione belga da dilettante (velocità, omnium, americana) e ben 29 fra i professionisti, divisi in tutte le specialità escluso il mezzofondo; i titoli mondiali nella velocità professionisti nel ’67 e ’69 e 18 titoli di campione d’Europa divisi nelle varie specialità, compresi i derny. Ottenne la sua prima vittoria da seigiornista nel 1965 a Gand, in coppia con Eddy Merckx, verso il quale l’univa una forte amicizia.
Il 18 settembre 1973, sulla pista del Vigorelli, batté il record del mondo dei 1000 metri lanciati che apparteneva a Marino Morettini, percorsi in 62″46 alla media di 57,636 kmh. Meno di tre mesi dopo, il 9 dicembre, a Città del Messico, fece ancora meglio e ottenne un primato incredibile per quei tempi e non solo, volando sul chilometro alla media di 58″794!
Anche su strada, il suo segno vincente si determinò con una palpabilità impressionante. Studiare oggi il corso della carriera di Patrick Sercu, è il modo migliore per capire e concepire il senso più vero di un ciclismo fondato sulle doti naturali e sugli spazi che ci sono per non arrivare a quella esasperazione specialistica che tanto incide, negativamente, sulla possibilità di reperire nuovi appassionati ed è, nel contempo, un inno al doping. Sercu era un genio delle specialità veloci della pista e seppe vincere su strada, oltre alle tappe classiche dei velocisti, anche delle brevi corse a tappe. Certo, Patrick era un fenomeno, ma studiando il suo tratto, ritroviamo ampi margini per rafforzare convinzioni e verità sulle essenze del ciclismo che tanto osservatorio sottostima, o non vede proprio.
Nel palmares di Sercu, non figura nessuna grande classica, ci sono però moltissime semi-classiche belghe tipo la Kuurne-Bruxelles-Kuurne (’77), la Sassari-Cagliari (’73), il Giro di Sardegna ’70 (dopo un grande duello con Eddy Merckx), 14 tappe al Giro d’Italia (ne ha corsi sette) 6 tappe al Tour (ne ha disputati due, ma ha indossato la maglia gialla e ha vinto la classifica a punti nel ’74), una miriade di tappe di tour brevi come Tirreno-Adriatico, Parigi-Nizza, Giro di Puglia, Giro di Sardegna, Giro del Mediterraneo, Delfinato, per un totale di 98 affermazioni.
Chiuse la sua inimitabile carriera, nel febbraio del 1983, nella Sei Giorni di Milano corsa in coppia con Argentin. Conclusa l’attività da atleta è stato assunto dalla Lega belga come tecnico per la pista dimostrando, anche in questa mansione, le sue doti, il suo intuito e quelle qualità umane che lo han sempre contraddistinto. Successivamente s’è impegnato nell’organizzazione e nella direzione di molte Sei Giorni. Corretto come pochi da corridore e gentleman nella vita. Un signore ed un personaggio verso il quale una semplice stretta di mano e da considerarsi come un premio ambito.
Ha corso spesso con le bici Gios ed era soprannominato “Keizer van de Six”, credo che significhi “il Kaiser delle 6 Giorni”, “Il re della 6 giorni”.
Articolo tratto da altri testi trovati sul Web.
KrustyKlown mi ha fatto notare la presenza di queste fantastiche bici, le quali però in Italia stentano ad arrivare in Italia
Sul sito italiano ci sono solo le versioni London (bellissima) e New York, quelle importate e gia’ esaurite. Hanno il mozzo bisex (flip-flop Hub), fisso da una parte e libero dall’altra.
La mia dovrebbe diventare una cosa del genere, manubrio da crono (senza le appendici), magari nastro in sughero (pornissimo), colorazione custom, ecc.
Ma vediamo di cosa si tratta:
I modelli sono: New York (Gialla), Seattle (Verde), London (Bianca), Tradizionale (verde) e per ultimo la Langster S-Works da Pista. C’è anche il modello Boston (nera) di cui non ho trovato subito la foto.
La Seattle con i parafanghi in legno è bellissima, la London e la Boston sono molto belle per via della grafica innovativa, la New York mi piace meno (sarà il giallo), ma la più bella è sicuramente la S-Works (rossa o nera-ruote Zipp), che lascerei così com’è.
Le uniche modifiche che farei sono: sostituzione del manubrio basso con uno da “Fixie” girato all’insù e tagliato, toglierei inoltre i laccetti ai pedali lasciando solo la clip.
Qualcuno sa il prezzo ? Ho letto in un Blog U$D 740,00 (mi sembra un buon prezzo per una bici così).
Ho letto quasi tutti i libri di Pino Cacucci, che con me ha in comune varie permanenze in Mexico. Leggendo Blogs qua e la mi sono imbattuto in questo articolo che ha fatto in modo che Pino mi sia diventato più simpatico ……. in quanto ciclista:
Venerdì, 15 Giugno 2007

Ma soprattutto Città del Messico sta promuovendo la bicicletta come mezzo di spostamento grazie a una serrata campagna di sensibilizzazione che non ha eguali nel resto del mondo. La capitale messicana è uno stato a sé della federazione, il DF, il più popoloso (18 milioni di abitanti, che arrivano a 25 se si considera la cosiddetta “area metropolitana”, che sconfina nello stato limitrofo omonimo, abbreviato in Edomex) (è solo una stima, probabilmente in numero corretto è intorno ai 30mln N.D.R.), e l’attuale sindaco-governatore Marcelo Ebrard ha emanato una legge statale che impone a tutti i dipendenti dell’amministrazione pubblica – dai massimi funzionari agli impiegati, dai poliziotti ai pompieri, dall’entourage del governatore fino agli addetti a manutenzione e raccolta dei rifiuti – di recarsi al posto di lavoro in bicicletta ogni primo lunedì del mese. Ovviamente è un modo per convincere tutti a utilizzarla ogni giorno, ma in “quel giorno” sono semplicemente obbligati, senza eccezioni, compreso il capo della polizia che, avendo posto problemi di sicurezza (auto con la scorta), è stato messo in ferie per un giorno al mese, in modo da non costituire un’eccezione alla regola. L’iniziativa ha scatenato una salutare campagna di propaganda, con centinaia di reporter, fotografi e operatori TV a immortalare l’immane flusso di ciclisti. Pochi giorni fa, tra le tante iniziative a favore della bici, c’è stato un “critical mass nudi alla meta”, con centinaia di ciclisti completamente nudi che hanno sfilato per il centro della metropoli allo scopo di attirare tutta l’attenzione possibile – e ci sono senza dubbio riusciti – sulle difficoltà per chi usa la bici nel traffico, cioè ci si sente “nudi” contro le prepotenze degli automobilisti. Ma va ricordato che attualmente Città del Messico vanta ben 120 km di piste ciclabili protette – alcune addirittura sopralevate per superare i viadotti – ed entro pochi anni il programma dell’amministrazione prevede la realizzazione di ben 300 km! Que Viva México, ciclistas! Pino Cacucci
(tratto da www.ilikebike.it – Grazie 1000)
Ho scoperto che Pino Cacucci ha un Blog al seguente indirizzo:
http://www.feltrinellieditore.it/BlogAutore?id_autore=155756&blog_id=14
Sheldon Brown R.I.P. 1944-2008
Sottotitolo: ATTENTI AI PARENTI !
Sabato 3 Febbraio 2008 è scomparso Sheldon Brown per un infarto nella sua città natia, aveva 64 anni. Causa le condizioni di salute (sclerosi multipla) da alcuni mesi non saliva più in bici, si era ribattezzato “quello a cui fa male scendere a ruota libera” (Sheldon “coasting is bad for you” Brown).
Per gli appassionati di bici è impossibile non imbattersi nel suo sito web www.sheldonbrown.com che lo ha reso famoso come “the Bike Guru” (il Guru della bicicletta).
E’ stato un grande non solo per via del suo sapere sterminato sulle bici, ma per averlo messo a disposizione gratis sul web, tanto che è meglio di qualunque libro tecnico sulla bici (ovviamente bisogna sapere l’inglese). Riceveva oltre 100 email al giorno.
Mi dispiace perché il Signor Brown sembrava simpatico, a giudicare dalle foto che lo ritraggono … come questa con il suo inconfondibile casco (un amico aveva la stessa aquila sulla Vespa NDR).
Adesso non mi rimane che STAMPARE tutto il suo sito (ci vuole una foresta) o scaricarlo con WYSIGOT ? Accetto consigli.
NOTE: ho trovato, sul sito della Moglie e della Figlia, una riproduzione di un quadro ad olio che ritrae Sheldon: 1) i parenti non hanno dato i diritti per la pubblicazione, 2) i parenti vogliono guadagnarci qualcosa….vedi sotto.
Certo che bisogna stare attenti ai “parenti”, adesso che il vecchio Guru è andato dovranno darsi da fare a svendere il tutto (pensate solo alle decine di bici che aveva in garage…anche da collezione).
Illustrazione di: Richard Junila Brown www.junila.com
Da Harriscyclery: “The prints are reproductions of the portrait of Sheldon painted by his brother, Richard, in 2002; Two sizes available: 8″ x 10″ for $90.00; 17″ x 22″ (original size) for $200.00; Please allow ~4 weeks for delivery.
Questa è la nuova bici Casati VIP….è una single speed convertibile in fixed. Bellissimo il telaio di alluminio con i forcellini pista. Il mozzo posteriore è un Miche Primato flip-flop rear hub che permette, girando la ruota posteriore, il passaggio da SingleSpeed a Fissa. La bici completa pesa solo 7.3kg (16.1lb) e il prezzo è fissato @ €1200.
In questa foto il mozzo Miche.
Ho solo una osservazione per i pedalini BoneKillers!
Comunque molto bella…..molto fixed!
Da un po’ di tempo stavo meditando su “come costruire una bici fissa” , mi sono informato nel web e ho trovato molte cose interessanti su questo argomento.
La “Bici fissa” è il tipo più vecchio e semplice di bicicletta. è una bici a singola velocità senza il movimento libero; cioè il pignone posteriore è fisso e pertanto quando la bici è in movimento i pedali si muovono sempre in trazione……..non puoi smettere di pedalare sulla fissa!
Definizione di Fissa: Bici Fissa, Bici a Scatto Fisso, Fixed Gear, Fixed-Gear o Fixed-Gear Single Speed.
Molti hanno una fissa per puro divertimento, ma ci sono diverse ragioni per provarne una: vi rimando al Guru della bici http://www.sheldonbrown.com/fixed.html che cosi’ scrive: “There is an almost mystical connection between a fixed-gear cyclist and bicycle, it feels like an extension of your body to a greater extent than does a freewheel-equipped machine. If you are an enthusiastic, vigorous cyclist, you really should give it a try. There are many reasons, including: Fun, Fitness, Form, Feel & ‘Ficciency! “
Le bici fisse sono derivate dalle bici da pista che si prestano alla conversione (fixed-Gear Conversions) grazie ai forcellini posteriori orizzontali e alle geometrie del telaio. Non avendone una ho cercato una diversa soluzione per realizzare una bici fissa di prova. Molti convertono delle bici da strada, ma anche delle MTB.
Il Cadavere
Ho recuperato il cadavere della vecchia bici di mia moglie, che era inutilizzata per via del cambio rotto e altri difetti. Si tratta di una bici (chinese) ricevuta in omaggio col Vino di una nota marca Italiana. Un vero cesso di MTB, anche se dalla mountain non ha niente, è più una city bike. L’ho recuperata solo per un motivo, ha i forcellini orizzontali (requisito minimo per la fissa).
Il Telaio
Ho smontato tutto e ho eliminato il cambio, i cantilever, ruote, sella etc. Ho carteggiato tutto il telaio con il CP (Chicago Precision) e prodotti abrasivi Pferd. L’ho fatto verniciare da un caro amico che se ne intende e che a costo zero ha riverniciato la bici di Nero (il colore era Gratis). Le decals che vedete nelle foto le ho fatte con film adesivo plastico PVC idrorepellente stampandole con la inkjet.
Il Cuore
Dovete sapere che il cuore della fissa è il mozzo posteriore: generalmente si usa un mozzo da pista con un pignone e una flangia controfilettata antisvitamento, un mozzo del genere costa 100-200 eurix; perciò ho deciso di prendere la cassetta pignoni e fare quello che è conosciuto come conversione del mozzo da libero a fisso. Ho fatto saldare in officina solo il movimento libero alle pareti del mozzo e poi ho tolto tutti i pignoni. Ho fatto due distanzieri e ho messo il pignone in mezzo nella posizione di “linea catena” (ovviamente misurando con un calibro) il pignone non ha giochi ed è tenuto fermo da 2 grani e 2 spine in acciaio. Il mozzo cosi’ completato è stato poi rimontato sulla ruota col “Metodo Pettenella” (anche conosciuto come “Suicide Hub”).
Cassetta originale chinese Movimento libero saldato
Il Mozzo Fisso realizzato in officina.
Montaggio
Ho rimontato tutta la bici pazientemente, migliorando un po’ gli accoppiamenti e ingrassando bene cuscinetti e coppe (la bici originale non aveva grasso nei cuscinetti…solo sabbia). Il problema più grosso è stato il Chainstay (allineamento catena) e il serraggio del mozzo posteriore.

Non vi sembra già più bella e leggera senza tutti quegli orpelli ? Ho messo solo il V-Brake all’anteriore al posto del cantilever.
Finiture e Road Test
Dopo aver terminato il montaggio di tutti i pezzi ho fatto un giretto in cortile, inutile dire che dopo ho dovuto serrare tutti i bulloni vari. Non avevo idea dei carichi che ci sono in gioco col fisso (ad esempio: sulle pedivelle e sulla guarnitura).
Il test vero e proprio l’ho fatto di 10 Km, è stato pazzesco: adesso ho capito a cosa servono le clips sui pedali e comunque non ho mai toccato terra, è impressionante il fatto che non si può smettere di pedalare, dopo ci si abitua; il difficile è la discesa ! Le foto che seguono sono quelle della bici definitiva:
La fissa è pericolosa: vedi http://www.sheldonbrown.com/fixed.html
Nel post ci sono dei links altri li trovate nel Blogroll.
Ringraziamenti:
Ringrazio per il supporto e l’aiuto: Cokis, Oscar, Emi, Boris, Sheldon Brown, J. Panula, Bicitime di Mauro Milani, Claudio, Eros.
Bici Fissa, Bici a Scatto Fisso, Fixed Gear, Fixed-Gear, Fixed-Gear Single Speed, Fixed Gear Conversion, Skatofix, Singlespeed, Scatto Fisso, Scatto-Fisso, Pista
TECHNICAL DATA
MANUFACTURER STEEK-HUTZY Bikes
MODEL SKATOFIX XR26R
ENGINEERING El Chapo
FRAME Unknown Chinese Manufacturer – Steel
PAINT (FRAME) Black Dust
WHEELS Unknown Chinese Manufacturer – Alloy
TIRES Deestone 26 x 1.40
TUBES Michelin
CRANKSET Unknown Chinese Manufacturer – Modified
CHAIN Standard 1/8″
HUB Suicide Hub – Pettenella’s Method
SEAT Selle Royal – Mod. MACH
SEATPOST 24.5 mm (rare)
FRONT BRAKE GEAR V-Brake
PEDALS Toe Clipless – K7 Bone Killers
GEARS Front 42 Rear 21 – 42:21 (2:1)
METRIC DEV. 3.89 m
La bici é il meccanismo più semplice e sofisticato mai costruito. E’ uguale a se stessa, tranne qualche dettaglio, più o meno dalla sua nascita, a fine ’800. Prima destinata alle élites, poi mezzo di massa, ha spostato e sposta centinaia di milioni di persone ogni giorno, ovunque sul pianeta. Chiunque sa andare in bici, ed ha imparato da bambino. Un uomo in bicicletta e’ l’immagine più innocua che riesca a dare di sè quel predatore primario che è l’essere umano. Ed é, oggi, l’unico mezzo terrestre che ognuno, con poco sforzo, può riparare da sè in qualsiasi condizione, tranne forse la rottura del telaio, evento eccezionale. Addirittura, può costruirsela.
Si entra nel meccanismo e se ne esce sapendo esattamente cosa fa la bici e perché; impari che ogni parte, ogni singola parte, é utile.
Anche la bici ha accessori, naturalmente, ma se ne può fare tranquillamente a meno: e impari che superfluo, oggi, é quasi tutto. Nessun alzacristallo, nessun condizionatore, meno che mai radio o satellitari; persino la ruota di scorta é superflua, perché quando buchi bastano due leve, un po’ di colla e un pezzo di camera d’aria. E, naturalmente, cinque minuti o più per chi é alle prime armi.
Trovato sul web. Questa è solamente una introduzione ad altri post sullo “Scatto Fisso”.
