Archivio per la categoria 'Uncategorized'

15
Ott
09

Langster London – an Italian Job

Articolo scritto da D.

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Ieri ho ritirato la Langster London, dopo aver trovato un accordo col venditore manazza sul prezzo.
E’ molto bella, e meno pacchiana (tacky, please) di quel che credevo: lo e’ solo se la guardi da vicino…
E’ abbasta leggera, stabile e con un rapporto (unico) alla fine usabile anche su salite non esagerate, il cavalcavia si fa anche da fermo e a freddo senza particolari patimenti, anche se scendendo poi si frulla parecchio.
Curva bene e anche in rotonda e’ stabile e "piega" con sicurezza, pare meglio della bici da corsa, senza la nervosita’ tipica delle geometrie da pista, segno che da pista in realta’ non e’.
Meglio, peccato solo che pare un po’ bassa di pedali e ho toccato un paio di volte col tallone.
Il bellissimo manubrio, da pista, ha qualche trascurabile difetto: e’ inusabile, pericoloso e impedisce di frenare correttamente, quest’ultimo difetto mitigato dal fatto che 1)tanto non frena 2)comunque se freni ti schiacci le dita
Ai lati dell’attacco piega verso il basso, quindi la presa alta e’ talmente ravvicinata all’ attacco (bellissimo, con incisione al laser) che e’ come avere un manubrio di 15 cm.
Per motivi di schiena, panza e dignita’ la presa bassa e’ inutilizzabile, anche perche’ le manopole hanno una zigrinatura fitta e appuntita da fachiro e le posizioni classiche al manubrio, larga e sui freni, sono impossibili semplicemente perche’ quando metti li’ le mani, istintivamente, trovi l’aria e se ti va bene sembri uno che piglia le farfalle, se va male entri nel baule del Suv di turno.
La prima cosa da cambiare, senz’altro.
Presa per uso urbano/commuter l’ho usata ieri sera per andare in piscina e a parte l’assenza dei fanali (ha due catarifrangenti, davanti e dietro, prima cosa da aggiungere) va bene, anche se in 1,8 km -vestito- sono arrivato sudato come se avessi scalato il Galibier.

D

11
Set
09

9/11 in memory

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29
Lug
09

Vacanze in Bici – Appennino Reggiano

Vacanze in bici
EMILIA ROMAGNA: L’APPENINO REGGIANO

articolo pubblicato su “La Bicicletta”, giugno 1997
di Paolo Codeluppi

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Il vero paradiso del ciclista è un luogo dove le strade non sono pericolose, sono poco trafficate, e presentano pendenze e dislivelli. L’Appennino reggiano è una sintesi di tutto ciò: offre quanto di meglio un cicloamatore possa pensare, all’interno di una natura verdissima e di una storia particolarmente interessante. Prendendo come meta della nostra vacanza Castelnovo ne’ Monti, percorerremo cinque itinerari “a margherita” estremamente vari.

Castelnovo, Vetto d’Enza, Currada, Trinità, Ciano d’Enza, Canossa, Quattro Castella, Puianello, Castelnovo (circa 97 km)
Da Castelnovo (ca. m 650 slm) andiamo in direzione Vetto d’Enza (447 m), a picco sull’omonimo torrente, che dista una decina di kilometri.Le poche contropendenze ci serviranno per scaldare un po’ i muscoli.
Seguiamo la Val d’Enza in discesa fino a Currada e svoltiamo a destra per Trinità. Da Trinità proseguiamo, ridiscendendo per Cerezzola e da qui per Ciano d’Enza, ove nella piazzetta c’è una provvidenziale fontana. Svoltiamo a destra in direzione Canossa e raggiungiamo il castello dopo una serie di tornanti che ci fanno salire di qualche centinaio di metri.
La salita non è dura ma continua. Da Canossa proseguiamo per Quattro Castella dove si può ammirare, su di uno dei quattro colli, il castello di Bianello, residenza della Contessa Matilde di Canossa. Da Quattro Castella a Puianello sono una decina di kilometri in cui potrete recuperare le due salite precedenti. Arrivati a Puianello svoltiamo a destra in direzione Castelnovo e svolteremo nuovamente dopo un paio di kilometri prendendo per Pecorile.
Qui arriveremo dopo circa otto km di fondovalle in leggerissima salita. Dai 705 metri di quota della Stella scendiamo a Casina e da qui procediamo, in leggera ma continua salita, per Castelnovo.

Castelnovo, Ramiseto, Vetto, Castelnovo (circa 45 km)
Un piccolo anello di poche decine di kilometri. Dall’abitato si sale in direzione La Spezia per 8,5 km: è importante iniziare agili per scaldare i motori in quanto, appena usciti dal paese, la strada prende a salire a tornanti per portarci agli oltre mille metri dello Sparavalle.
Raggiungiamo un bivio: si va verso Ramiseto (km 7,5) su strada articolata con prevalente discesa e da qui, con alternati saliscendi, in direzione Vetto (km 16,5), ci raccordiamo alla n. 513 che prenderemo per rientrare in direzione Castelnovo. Sulla statale troveremo salite non impegnative alternate a brevi discese: in una decina di kilometri “mordiamo” oltre quattrocento metri di dislivello.

Castelnovo, Felina, Villa Minozzo, Toano, Valestra, Viano, Regnano Cigarello, Castelnovo (circa 106 km)
Si parte da Castelnovo in direzione Reggio Emilia e poco prima dell’abitato di Felina (6 km) si volta a destra in direzione Villa Minozzo. Dopo 7 km di discesa e 7 di salita per oltre trecento metri di dislivello si raggiunge Villa Minozzo e da qui, dopo 16 km, Toano.
La salita non è assolutamente finita, anzi… 11 km di discesa fino al torrente Secchia e si prende nuovamente a salire raggiungendo i 700 metri di quota dell’abitato di Valestra. Da qui a Baiso la strada è pianeggiante e segue la costa del monte. Dallo scollinamento di Valestra ci sono circa 16 km di complessiva discesa fino a Viano.
Qui si svolta a sinistra in direzione Regnano (circa 8 km), si supera un piccolo scollinamento e poi nuovamente in discesa, per pochi minuti, fino al borgo di Tabiano. Si riprende a salire per poco, ma con due tornanti da fare rabbrividire.
A Regnano si svolta nuovamente a sinistra e si seguono le indicazioni per Carpineti. Al termine di una lunga e veloce discesa, in località Cigarello (10 km da Regnano) si svolta ad angolo retto a destra e si sale sulla variante che porta alla statale n. 63. Lo strappo è breve ma molto intenso. Ormai sulla statale non rimane che raggiungere il punto di partenza.

Castelnovo, Monteduro, Cervarezza, Collagna, Ramiseto, Vetto d’Enza, Castelnovo (circa 73 km)
Da Castelnovo Monti pedaliamo verso il passo del Cerreto: si sale subito ai mille metri di Monteduro per ridiscendere leggermente verso Cervarezza. Il panorama è stupendo: a sinistra la Pietra di Bismantova, davanti lo spartiacque appenninico con le sue creste di duemila metri.
Proseguiamo per Collagna sulla statale n. 63 che a mezza costa guadagna lentamente quota con tormentate curve e repentini saliscendi. A Collagna svoltiamo a destra (siamo al 22? kilometro) per Ramiseto. Scolliniamo verso una discesa bruciante a stretti tornanti dal cui fondo dobbiamo ben guardarci.
Dalla fine della grande discesa a Ramiseto la strada segue la morfologia del paesaggio con lievi discese e salite lunghe e leggere. Da Ramiseto a Vetto d’Enza si hanno circa 300 metri di dislivello in salita, e i frequenti saliscendi fanno lavorare l’altimetro in modo più che soddisfacente. Poco prima di Vetto, un incrocio in leggera salita con brusca svolta a destra (il medesimo dell’itinerario n. 2) riporta in direzione Castelnovo Monti che raggiungeremo con altri 300 metri di salita per poco meno di 15 km.

Castelnovo, S. Polo d’Enza, Pontenovo, Quattro Castella, Puianello, Il Bocco, Castelnovo (circa 82 km)
Come ultima proposta scegliamo un percorso piuttosto disteso per sciogliere un po’ le gambe impegnate da alcuni giorni in modo non indifferente. Da Castelnovo andiamo verso Vetto d’Enza e da qui a S. Polo d’Enza. Saranno lunghe e veloci discese in cui le gambe di certo non si scalderanno.Proseguendo da S. Polo in direzione Reggio Emilia troveremo dopo alcuni kilometri, in località Pontenovo, un incrocio nel quale svolteremo a destra per la pieve della Madonna della Battaglia.
La strada, anche se breve, ci impegna in una salita non indifferente. Al termine della salita, giunti ad un bivio di fronte ad un piccolo caseificio, voltiamo a sinistra; sorpassiamo la pieve e scendiamo per Quattro Castella. Giunti in paese voltiamo a destra e procediamo diritto per una decine di kilometri fino all’abitato di Puianello.
Voltiamo nuovamente a destra seguendo le indicazioni per La Spezia coprendo i 34 km che ci separano dal punto di partenza. La salita è delicata e continua fino a località Il Bocco, dopodiché la pendenza aumenta quando si prende la strada vecchia per Casina (bivio a sinistra dopo Il Bocco).
Scollinamento con bevuta nella fontana in piazza e prosecuzione immediata: dopo una brevissima discesa si sale nuovamente per scollinare ancora qualche kilometro dopo. Ormai in vista della Pietra di Bismantova (sicuro riferimento visivo), la strada si distende. La salita riprende per pochissimo concludendo in due tornanti presso l’abitato di Castelnovo.

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Info utili
Dove mangiare. A Quattro Castella, a pochi metri dalla piazza principale, una trattoria che offre una vasta scelta di piatti padani: trattoria “Dei quattro colli”, piazza Dante Alighieri 3, tel. 0522/887640; oppure a Ramiseto, una osteria di montagna ai piedi dell’Alpe di Succiso: “L’Andrella”, strada provinciale, Ramiseto, tel. 0522/892202, chiuso il mercoledì.

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16
Lug
09

Rock Inn Somma

08
Lug
09

Funny Lego Star Wars

Guardate questo fantastico Video:
See that fantastic video:
Miren a este grande video:

11
Giu
09

Issuu You Publish

26
Feb
09

Neroogle & the BlackBack Web Theory

BlackBack Web Theory

blackback

Nerooo – risparmio energia

Perché il colore nero ? E stato dimostrato con diversi studi, che una pagina colore scuro del nostro monitor, consuma all’ in circa 25% in meno di una pagina bianca. Questo perché i pixels neri risultano quasi spenti, e quindi il monitor consuma meno fa cendoci risparmiare. (link)
Si fanno centinaia di milioni di ricerche ogni giorno. Considerato che una ricerca dura circa 10 secondi, questo vuol dire 550. 000 ore di ricerche ogni giorno. 15 watt (secondo gli studi) di risparmio su ogni monitor, si potrebbero risparmiare 3.000.000 KWatt/ ora in giro di un anno. Sono veramente tanti… e noi cominciamo a risparmiare i nostri KWatt. (link)

Nerooo – salva la vista

Sappiamo che la luce bianca troppo intensa, stanca di più i nostri occhi. Sono tanti quelli che stanno per tante ore al giorno d’avanti al monitor. Con Nerooo avremo la vista più riposata a fine giornata.

BLACKBACK WEB THEORY

26
Feb
09

Calendario Giovanissimi 2009

Ciao a tutti…

La Società Ciclistica Castellettese ha pubblicato il Calendario Provvisorio Gare Giovanissimi 2009.

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Il calendario è scaricabile in .pdf da questo link: CALENDARIO 2009

24
Feb
09

Red Bird

My friend Beto Rea, a Body Artist made its movie……

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Hi.
in your skin productions is a film company since 2005.
We are working in diferents projects(performances,video productions and body rituals)
The last project is Red Bird the short film about the Body Suspension..
In this dvd have a bonus material ( Superfly Suspension Crew promo video and the trailer from our next film ” Mutants Fly”
We offer this dvd for 10€ from 10 copies plus send Service..
so you can sale this movie in you place and charge 15€ the normal cost for private costumers.
When you buy this movies you help to our next project.
so i hope are you intresting in get our film and support us.!
Red Bird is now in sale in diferents Tattoo shops and some wholesale Body piercing supplies.(Per-4 and Industrial Strange)
You can see more in our home page: www.inyourskinproductions.com
or contact us by Mail: inyourskinproductions@googlemail.com

our Telefon nummer +49 17626249357
Thanks a lot for support our projects.
Roberto Rea
in your skin productions.

11
Feb
09

Stoled shared bikes for sale

Il “Corriere della Sera” ha pubblicato un articolo dal titolo “Le bici del Comune a Parigi piacciono troppo ai vandali” di Francesco Tortora.

L’articolo ha reso noti i dati dopo un anno e mezzo di attività del sistema di noleggio biciclette del Comune di Parigi: Velib

Grande successo come numero di utenti, ma su 20mila mezzi, 7800 sono scomparsi e 11mila e 600 danneggiate.

Dopo i trionfalismi e gli innumerevoli attestati di stima, sono arrivati i numeri, tutt’altro che confortanti. A un anno e mezzo dal lancio del programma “Velib” (bicicletta libera), l’ormai celebre servizio pubblico di noleggio di biciclette ideato dal sindaco Bertrand Delanoë e imitato da decine di città, il comune di Parigi presenta i conti. E sono disastrosi. Sebbene il programma abbia ottenuto un successo d’utenza (170.000 abbonamenti, più di 41 milioni di tragitti effettuati e circa 78.000 parigini che usano ogni giorno le biciclette pubbliche), il vandalismo, i furti e l’inciviltà’ dei cittadini hanno trasformato quest’esperimento in un mezzo disastro. I numeri parlano chiaro: su un totale di 20.000 biciclette messe a disposizione dei parigini, 7800 sono scomparse mentre 11.600 sono state danneggiate

La notizia e’ stata una vera doccia fredda per gli ecologisti e tutti coloro che hanno sostenuto l’iniziativa. Tuttavia, come ricorda il quotidiano “Le Parisien”, è ormai all’ordine del giorno vedere nelle strade della capitale francese biciclette bruciate, smontate oppure gettate nelle acque della Senna. Alla fine la JCDecaux, società privata che gestisce le bici, ha calcolato che se per dieci giorni si fermasse l’attività dell’impresa che aggiusta le biciclette danneggiate (ogni giorno sono effettuati circa 1500 riparazioni), a Parigi non vi sarebbero più Velib. Inoltre secondo la JCDecaux i costi diventano ancora più allarmanti quando bisogna sostituire le biciclette: per ogni nuova bici ci vogliono più di 400 euro. La JCDecaux non sembra affatto soddisfatta della situazione: uno delle lamentele più frequenti della società è che il Comune nel primo anno di attività ha guadagnato più di 20 milioni di euro grazie all’iniziativa (ogni mezz’ora di noleggio delle biciclette costa un euro), mentre tutte le spese di riparazione sono ricadute sulla società. Secondo il settimanale Nouvel Observateur l’accordo tra il Comune di Parigi e la società è stato modificato nel luglio 2008: adesso la maggioranza delle spese di riparazione e di sostituzione saranno pagate dalla Ville Lumière.

Il sindaco Delanoë non ha voluto assecondare la richiesta di JCDecaux che chiedeva di sopprimere alcune stazioni dove avvenivano la maggior parte dei furti e dei danneggiamenti come quella di “Parc Floral”, che si trova all’interno del “Bois de Vincennes” e quelle presenti nei quartieri storici di “Les Halles”, “Montparnasse” e “Pigalle”. Per ridare vigore all’iniziativa il sindaco Delanoë ha deciso di finanziare una campagna pubblicitaria antivandalismo: «Ogni parigino deve dar prova del suo civismo” dichiara il sindaco socialista. “Solo così la città potrà ancora beneficiare di questo servizio». Tuttavia l’iniziativa è bocciata da Rémi Pheulpin, direttore generale di JCDecaux che confida al quotidiano “Le Parisien”: «E’ qualcosa che incanta, ma non e’ sufficiente».

NOTA: le bici “Velib” fanno così schifo che nessuno le ruberebbe mai perciò si tratta di puro e semplice vandalismo incivile……….per queste ragioni in Italia questi progetti non partono neanche. L’unico servizio che funzionerebbe è il “STOLED SHARED BIKES for SALE”…..il comune di Parigi dovrebbe rubarsele da solo e pio venderle a prezzo stracciato!

15
Dic
08

Merry Xmas

Merry Christmas to everybody.
Buon Natale a tutti.
Feliz Navidad a todo el mundo.

ubelieve

ubelieve

See you on 2009!

10
Dic
08

Bicitime Maintenance Tutorials

Spurgo Freni Avid (metodo Bicitime)

Uno dei tanti video che insegnano come fare manutenzione alla MTB.

ne trovate altri sul sito www.bicitime.com

www.bicitime.com

www.bicitime.com

24
Ott
08

Jesus is just alright

Per inteditori:

The Doobie Brothers – Jesus is just alright

23
Ott
08

Louison Bobet

Devo spiegare l’immagine della testata del Blog:

Si tratta di una foto che ho trovato su corbis.com che ritrae il famoso Louison Bobet ritratto durante la diciassettesima tappa del Tour de France 1955 (Tolosa – Saint Gaudens).

Certo che di battesimo chiamarsi LUISON ?!

Louison Bobet, Tour de France 1955

During the 17th stage of the 1955 Tour de France between Toulouse and Saint-Gaudens. Despite his puncture, French cyclist Louison Bobet will beat all his rivals in this stage and take the yellow jersey upon arriving in Saint-Gaudens.
Image: © Universal/TempSport/Corbis
Collection: Sygma
Photographer: Universal
Date Photographed: July 26, 1955
Location Information: Between Toulouse and Saint-Gaudens, France

13
Ott
08

La seconda morte degli yuppie

LA CRISI FINANZIARIA VISTA DALLO SCRITTORE DI «LE MILLE LUCI DI NEW YORK»

La seconda morte degli yuppie

La parabola degli anni Ottanta si rispecchia nel crollo di oggi

Di JAY McINERNEY


Ho sentito per la prima volta la parola «yuppie » nell’83, quando vivevo nell’East Village. Allora dividevo un appartamento con il mio miglior amico, scrivevo il primo romanzo e mi guadagnavo da vivere come lettore di dattiloscritti a Random House. Mi stavo godendo una prima colazione a mezzogiorno, da Veselka, sulla Second Avenue, ancora in preda alla sbornia della notte prima (…). In precedenza, mi fermavo da Binibon, ma proprio sul marciapiede Jack Henry Abbott aveva pugnalato il cameriere-drammaturgo Richard Adan e dopo il fattaccio il locale era stato chiuso per mancanza di avventori. Seduto accanto a me al bancone c’era un pittore, che viveva nel quartiere e amava pavoneggiarsi con gli abiti schizzati di vernice, e a un tratto l’ho sentito borbottare, «Yuppie di merda ». Ho alzato lo sguardo e ho visto una giovane coppia elegante, ovviamente di buona famiglia, del tipo preppy per intenderci, che aspettava che si liberasse un tavolo. I due ragazzi sembravano provenire dai quartieri alti dell’Upper East Side, pantaloni cachi e camicia di cotone. Noi invece eravamo tutti uniformemente anticonformisti nei nostri jeans neri, Ramones nere ai piedi e T-shirt con i logo delle TV. (…) Questo «yuppie» mi suonava nuovo.
Pare che il termine sia apparso per la prima volta nel 1983, quando l’opinionista Bob Greene scrisse un articolo sull’ex leader yippie Jerry Rubin, che organizzava incontri sociali allo Studio 54. In quel giro, a detta di Greene, c’era un tale che giurava che Rubin, da capo degli yippie, era diventato capo degli yuppies. Il neologismo stava per Young Urban Professionals (giovani professionisti metropolitani) e sarebbe passato alla storia come yup, se non fosse stato per Rubin. Il termine yuppie suggeriva una certa traiettoria evolutiva – o involutiva – rispetto a hippie e yippie. E vantava una storia avvincente: la duplice ironia del perditempo rivoluzionario che si trasforma in imprenditore e capitalista convinto; sullo sfondo, un’atmosfera fascinosa screziata di fatuo edonismo, per non parlare dell’acronimo arguto, che descriveva a puntino una nuova minoranza immediatamente riconoscibile(…).
Il tono con cui si pronunciava la parola yuppie sulla East Fifth Street si caricava progressivamente di odio e disprezzo man mano che i prezzi immobiliari nell’East Village schizzavano verso l’alto. Nel corso di decenni di relativa stabilità, la zona era diventata il bastione degli immigrati dall’Europa orientale e dei giovani artisti. È facile dimenticare, a distanza di tanto tempo, che questa era anche una zona di guerra, dove scippi e stupri erano all’ordine del giorno e non facevano nemmeno più notizia. Gli Hells Angels imperversavano sulla East Third Street, e al calar della notte si andava a est della Second Avenue a proprio rischio e pericolo. I poliziotti non ci mettevano piede. La East Tenth, oltre la Avenue A, era un supermercato della droga, con spacciatori minorenni che sgattaiolavano dentro e fuori da palazzi fatiscenti. In realtà, vasti settori della città erano invasi dalla sporcizia e in mano alla criminalità. Persino il West Village era assai deprimente in confronto a oggi e a Times Square regnava uno squallore spettacolare. Andate a rivedere Taxi driver o The French Connection se volete rivivere l’atmosfera di queste zone, allora ridotte a un deserto urbano.
Ma non si trattava solo di estetica. A quei tempi New York era una città, nel complesso, molto più provinciale di oggi, suddivisa a seconda dell’etnia e del ceto sociale. A Little Italy abitavano in preponderanza gli italiani, mentre l’East Village contava per lo più ucraini. I ricchi Wasp (bianchi anglosassoni protestanti) vivevano invece nell’Upper East Side, a ovest della Third Avenue, e Harlem, ovvio, era al 99 percento nera. Molti bianchi avevano il terrore mortale di appisolarsi in metropolitana e di svegliarsi in corrispondenza della 145a Strada. La classe media bianca defluiva poco a poco dalla metropoli, dove imperversava la criminalità e l’eroina dilagava come un’epidemia (…). Questa era la Manhattan prima dell’arrivo degli yuppies, una città, oserei dire, alla disperata ricerca di riscatto e di rilancio (…).
Reagan spiana la strada agli yuppies
Il mondo artistico dell’East Village, inaugurato dall’apertura della Fun Gallery di Patti Astor nel 1981, era già lanciato alla grande per la fine dell’83. Le gallerie attiravano i clienti danarosi, ovviamente disprezzati proprio dagli artisti dell’ambiente. Gli yuppies, appena identificati come tali, incarnarono subito la principale contraddizione del settore artistico, che oggi diamo quasi per scontata: sono proprio gli esponenti della borghesia i consumatori finali di tutto quello che l’arte produce al fine di épater la bourgeoisie.
Basquiat certo non vendeva le sue tele da cinquantamila dollari agli amici tossicodipendenti.
Sin dall’inizio, si percepiva una certa confusione soggetto/oggetto nel concetto di yuppie, quasi una riflessione sul fenomeno, del tipo «abbiamo conosciuto il nemico ed è dentro di noi». A parte gli occupanti abusivi del centro città, era difficile talvolta trovare un abitante di Manhattan che non avesse adottato il nuovo stile di vita in qualche sua sfumatura. L’iscrizione alla palestra ti qualificava come yuppie? E sniffare cocaina? O mangiare pesce cru do? Quando ho sentito un agente cinematografico che scagliava sprezzante quell’epiteto contro un gruppo di banchieri all’Odeon, mi sono chiesto che fine avessero fatto i classici oggetti di lancio, quali pentole e piatti.
A livello nazionale, il terreno era stato preparato dall’elezione di Ronald Reagan alla presidenza, l’ex attore con il sorriso Colgate accompagnato dall’imperiosa Nancy, sua moglie. La signora Reagan sborsò 25.000 dollari per il guardaroba dell’inaugurazione, mentre per rinnovare gli arredi dell’appartamento presidenziale alla Casa Bianca non esitò a spendere 800.000 dollari. Pare che a quei tempi fossero un sacco di soldi, a giudicare dallo stupore con cui la cifra passava di bocca in bocca. Per il servizio di porcellana, la fattura fu di 209.508 dollari, che sembrano tanti ancora oggi. Che lusso! Dopo gli anni di Jimmy Carter, che compiangeva il malessere nazionale e ci raccomandava di ridimensionare le aspettative e trasportare da soli le nostre valigie, i Reagan irruppero sulla scena come fautori inconsapevoli della bella vita. I consumi sfrenati erano una buona cosa. In America era spuntato finalmente il sole, secondo Reagan, quasi a voler dire che gli anni Sessanta erano davvero finiti.
All’epoca non lo sapevamo, ma la nascita della nuova specie potrebbe risalire al 22 settembre del 1982, con la prima puntata di Family Ties (in Italia «Casa Keaton ») e l’apparizione di Michael J. Fox nei panni di Alex Keaton, il giovane repubblicano con la ventiquattrore in mano. A ripensarci, sì, Keaton era proprio il proto-yuppie. Nato in Africa da genitori hippie impegnati in interventi umanitari, Keaton porta la cravatta anche in casa, adora la ricchezza, il successo negli affari, Ronald Reagan, e sogna di far carriera a Wall Street. La serie conobbe sette stagioni, dall’82 all’89, e illustrò una strana inversione culturale in cui una nuova generazione conservatrice accantonava tutti i valori liberali dei padri. Gli ideatori della serie, invece, intendevano focalizzare l’attenzione sui genitori, ma il giovane repubblicano ben presto si accaparrò le luci della ribalta. Se sulle prime Keaton poteva apparire un’anomalia, nel giro di brevissimo tempo si trasformò nell’avatar dello Zeitgeist.
«Chi sono tutti questi tipi ambiziosi, con le bottigliette d’acqua firmata, scarpette da corsa, parquet anticato e appartamenti da mezzo milione di dollari in quartieri degradati?» chiedeva la rivista Time il 9 gennaio del 1984. «Gli yuppies», ci veniva spiegato, «si dedicano al duplice obiettivo di fare un mucchio di soldi e di raggiungere la perfezione, grazie alla cura del fisico e della mente, con palestra e psicoanalisi» (…).
La cocaina, droga simbolo di un’epoca
Come gli hippie, gli yuppies erano anch’essi figli del dopoguerra, pronti a ribellarsi contro i genitori. Ma gli yuppies non rifiutavano tanto la politica dei padri, quanto i loro gusti e le restrizioni finanziarie. Gli yuppies erano apolitici. Vivere nelle metropoli, per loro una condizione essenziale, era forse la reazione alle periferie, dove molti erano cresciuti. L’epicureismo di cui andavano fieri rinnegava probabilmente i cibi pronti, in scatola o surgelati, della loro infanzia. E in quanto ad ambizioni, beh, le Bmw e i loft da 450 metri quadrati non costavano certo poco, nemmeno nel 1984. Ma ovviamente si trattava di ben altro, malgrado le caricature, poiché l’etica del far sempre di più e sempre meglio si estendeva anche al campo fisico. Sembra incredibile, ma nel 1979 c’erano davvero pochissime palestre a Manhattan.
Il mio primo romanzo, Le mille luci di New York, fu pubblicato nel settembre del 1984, anche se ambientato qualche anno prima, in una New York più sporca e meno ricca. Quale non fu la mia sorpresa quando il Wall Street Journal mi definì portavoce degli yuppies. Il protagonista del romanzo è un anonimo impiegato e aspirante scrittore sempre sull’orlo della povertà, ma se non vado errato non mangia pesce crudo. Il suo miglior amico, Tad Allagash, è più simile a uno yuppie, un pubblicitario con accesso a tutti i posti giusti, un ragazzo dei quartieri alti che bazzica anche in quelli bassi. E i due insieme sniffano cocaina, conosciuta come «Polvere boliviana per la marcia», che sarebbe diventata la droga emblematica degli anni Ottanta, come l’Lsd lo era stato per i Sessanta.
Per un breve periodo, la cocaina era parsa la droga perfetta per i giovani brillanti e ambiziosi. Tutti sapevano che l’eroina provoca assuefazione e che le anfetamine uccidono, ma la cocaina sembrava innocua. Ti aiutava a star sveglio di notte, e anche il giorno dopo, e se ti sentivi un po’ giù, ti rimetteva in sesto meglio di un caffè doppio. Un amico mi fece notare nel Village Voice l’annuncio di un’associazione chiamata Cocaina Anonimi. La scoperta provocò grande ilarità. Era come se ci fossimo imbattuti in una pubblicità per Soldi Anonimi, o Caviale Anonimi. (A quei tempi, l’idea dei sessodipendenti ci avrebbe fatto stramazzare a terra dalle risate). Semplicemente, non credevamo fosse possibile esagerare con una sostanza talmente congeniale. In parte, questo dipendeva dalle nostre limitate risorse, dato che tutti gli amici del mio giro lavoravano nel campo artistico ed editoriale, assai poco remunerativo. Non potevamo permetterci quantità esagerate. Ma anche chi poteva, pensava di aver scoperto il segreto del moto perpetuo. A causare la morte di John Belushi, nel 1982, era stata l’eroina, ci ripetevamo, non la cocaina, anch’essa presente nella tremenda miscela che gli aveva stroncato il cuore.
Sarebbe trascorso quasi l’intero decennio prima di renderci conto che anche con la cocaina c’era un limite. Per qualche motivo, eravamo sicuri che non ci sarebbero stati conti in sospeso da pagare.
E all’improvviso, la coca era dappertutto: a Wall Street, Madison Avenue, Seventh Avenue.
La coca è stata la metafora perfetta per la cultura del consumo incontrollato, una cultura fondata sul credito e convinta che sia possibile rimandare all’infinito ogni conseguenza spiacevole. La cocaina è letteralmente un cane che si morde la coda: in nessun momento si raggiunge mai la pienezza, la realizzazione, in rapporto al consumo dell’esatto numero di righe. La soddisfazione è sempre dietro l’angolo, una riga più avanti. Ed è stato così che molti di noi hanno imparato che tutto quello che va su, prima o poi torna giù, una lezione ribadita il 19 ottobre del 1987, con il tonfo della Borsa americana dopo un lungo periodo di rialzi pazzeschi.
Qualche mese dopo quel Lunedì Nero, Newsweek dichiarò che gli yuppies erano ormai estinti e da allora vari commentatori ne hanno stilato il necrologio. Il più sconvolgente è stato un romanzo dal titolo American Psycho, pubblicato nel 1991 da Bret Easton Ellis, in cui il commiato al materialismo di quell’era è talmente esauriente da apparire definitivo. Patrick Bateman è il super- yuppie, con in più l’hobby della tortura e del delitto. I suoi gusti sono impeccabili, e il buon gusto è appunto prerogativa di questa specie.
Se qualcuno chiede, come ha fatto di recente mio figlio, «Che cos’è uno yuppie?», basta gettare uno sguardo a Bateman: «Ho sudato come un pazzo in palestra dopo aver lasciato l’ufficio, ma la tensione è tornata, allora faccio 90 addominali, 150 piegamenti e poi corsa sul posto per venti minuti mentre ascolto il nuovo cd di Huey Lewis. Una doccia calda e subito dopo applico sul viso il nuovo scrub dermolevigante Caswell-Massey e spalmo sul corpo il tonificante Greune, poi l’idratante Lubriderm e per finire la crema addolcente per il viso Neutrogena. Sono in dubbio tra due completi: giacca-pantaloni in crepe di lana Bill Robinson comprato da Saks, con la camicia di cotone stampato Charivari e la cravatta Armani. Oppure giacca sportiva in lana e cashmere a quadri blu, camicia di cotone e pantaloni di lana con la piega Alexander Julian, con una cravatta Bill Blass di seta a pois».
Gli yuppies di oggi
Con Patrick Bateman, Ellis aveva creato il gemello malvagio di Alex Keaton, ormai adulto, l’uomo che crede di più a un completo Armani che alla persona che lo indossa. Fusioni e acquisizioni? Omicidi ed esecuzioni? Facili da confondere, come lo sono gli amici, amanti, colleghi e vittime di Patrick, tutti pressoché intercambiabili.
Per quanto il termine richiami alla mente gli anni Ottanta, lo yuppie non è stato ancora consegnato alla storia. Nel 2000, David Brooks ha cercato di raffinare il concetto, creando il «bobo» (bourgeois bohémien) per descrivere un consumatore presumibilmente più illuminato, capace di abbinare agli interessi personali degli anni Ottanta l’idealismo liberale di un’era precedente; i riferimenti agli yuppies stanno a indicare invece una sottospecie più grezza. Nel frattempo, dall’albero genealogico della famiglia yuppie è spuntato un nuovo ramo, l’hipster. Gli hipster sono convinti di essere gli anti-yuppies per eccellenza. A differenza dei loro antenati, non vogliono farsi conoscere per la professione o l’ambizione, bensì per l’indifferenza verso entrambe. In questo sottogruppo, il culto della competenza e del buon gusto è ancor più esasperato. Il loro codice, illustrato con sferzante ironia nel Manuale dell’hipster da Robert Lanham, pubblicato nel 2003, è fondamentalmente elitista e in controtendenza rispetto alla moda. Il consumismo hipster ha valorizzato tutto ciò che è alternativo e autonomo, scartando le marche predilette dagli yuppies a favore delle proprie. Allora ecco ricomparire le vecchie magliette, a rimpiazzare le camicie eleganti Turnbull Asser da portare con il colletto aperto, e la birra Pabst Blue Ribbon ha scavalcato lo chardonnay. Ma alla fine, che vi piaccia o meno Starbucks, una società in cui veniamo identificati per la scelta dei jeans e del caffè rispecchia molto di più Alex Keaton che Abbie Hoffman (…).
Esiste ancora probabilmente qualche manipolo di operai sindacalizzati a Brooklyn e nel Queens, che tracannano birra e se la ridono di chiunque frequenti una palestra o vada a chiedere un caffè in un locale che non sia la latteria dell’angolo, ma in generale la cultura yuppie si è tramutata nella cultura comune, se non nella realtà, quanto meno nelle intenzioni. I baccelli degli alieni hanno invaso il mondo. L’ideale della raffinatezza, la venerazione delle grandi marche e dei capi griffati, il culto della perfezione fisica attraverso ginnastica e chirurgia, vi sembrano forse le pittoresche abitudini di un clan ormai estinto?

Tratto da “Il Corriere della Sera” del 13 Ottobre 2008

(Traduzione di Rita Baldassarre)
© 2008 Bright Lights, Big City, Inc.
Jay McInerney
13 ottobre 2008

29
Set
08

ntjia iarks et

Frasi spontanee che appaiono sul frigorifero ! Messaggio infantile o casualità ?

Frasispontanee

Frasispontanee

04
Set
08

Bank Robbery with Marzocchi Hoodie

Su molte riviste del settore MTB è apparso questo articolo:

Choosey Bank Robbers Choose Marzocchi

“Alright dipshits, I know we all do stupid stuff from time to time, but
this one takes the cake. Buckeye Arizona Police are looking for a
suspect who committed armed robbery while wearing a Marzocchi hoodie.
Seriously… is someone in our little community this fucking dumb?
Here’s the pics to prove it, if any of you know who this is, please do
the right thing and contact the Buckeye Police Department.

praticamente questo “Bravo Ragazzo” ha fatto una rapina travestito con una “felpa Marzocchi” e una la maschera di “Jason” per non farsi riprendere…ovviamente non è stato catturato.

Il Marzocchi Hoodie della foto (quello con la M) purtroppo non è più in vendita.
Sinceramente …. ne volevo comprare uno….dopo che ho letto l’articolo non ho resistito e sono andato sul sito Marzocchi per vedere se c’era ancora. L’hanno tolto!

Ho aggiunto qui le 2 versioni dello stesso articlo da MBAction USA (comprato a Mexico City) e Italiana (edicola nostrana), cliccare per ingrandire. Mi manca il numero di Giugno 2008, se qualcuno gentilmente mi manda l’articolo ?

04
Set
08

Mentally Twisted

Nella noiosa Sesto Calende c’è qualcosa che si muove……..c’è un fantastico negozio ke si kiama “MentallyTwisted“.

Ho comprato una maglietta e delle favolose Etnies Fader mod. Deegan, che ho usato nel viaggio in Mexico.

Come diceva Garbin: “L’importante è avere un paio di scarpe comode” se poi sono anche “COOL” è meglio.
In Mexico hanno suscitato molta attenzione.

En lo aburrido de Sesto Calende hay algo que se mueve …….. hay una fantástica tienda ke es kiama “MentallyTwisted”.
He comprado una playera y unos chingonsissimos Etnies Fader mod. Deegan, que he castigado el viaje a Mexico.
¿Cómo Garbin dijo: “Lo importante es tener un par de zapatos cómodos” si ellos también son “cool” es mejor.
En Mexico han llamado mucha atención.

25
Lug
08

Stop posting for Vacations

Sorry we are closed for Vacations, stop posting until we’ll be back.

Cerrado por Vacaciones, no postes hasta que regresemos.

PS: potete sempre leggere i post precedenti, vedrò di scrivere qualcosa in viaggio.

Hasta Pronto

15
Lug
08

Grazie 10.000

GRAZIE 10.000

Oggi 15 Luglio 2008 il Blog SKATOFIX ha registrato le 10.000 visite. Grazie a tutti quelli che hanno visitato il Blog dalla sua nascita (20 Novembre 2007).

Questo è il Post n° 75.
Nel ranking mondiale di Technorati sono al 1527730° posto e in quello italiano al 8154°.
Sheldownbrown è il più cliccato in assoluto: 86 volte

Da wordpress stats

Post più letto: How do i did it (tutti vogliono farsi la fissa).

Come prima “La Fissa”




Spin

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