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Metodologia di allenamento nel Ciclismo Giovanile


Ho raccolto da Internet diversi articoli sulla “Metodologia di allenamento nel Ciclismo Giovanile” e riunendoli ho realizzato una sorta di riassunto, il primo che ho trascritto per intero è un articolo di S. Frigato del 09 Aprile 2009 “La metodologia di allenamento sui giovanissimi” e gli altri sono stralci raccolti sul web, spero che gli autori non me ne vogliano.

speedredu

Occorre però fare una piccola introduzione al Ciclismo Giovanile: la Federazione Ciclismo Italiana pubblica annualmente il Regolamento Tecnico aggiornato che disciplina l’attività ciclistica dei Giovanissimi:

Categorie Atleti

Possono svolgere le attività previste per la categoria i giovani di ambo i sessi, di età compresa tra i 7 ed i 12 anni, suddivisi nelle seguenti fasce di età e relative categorie:

  • categoria G1: 7 anni maschile e femminile
  • categoria G2: 8 anni maschile e femminile
  • categoria G3: 9 anni maschile e femminile
  • categoria G4: 10 anni maschile e femminile
  • categoria G5: 11 anni maschile e femminile
  • categoria G6: 12 anni maschile e femminile

Nelle prove di velocità, nelle prove su strada, tipo pista e pista è prevista la limitazione nell’utilizzo dei rapporti, secondo il seguente schema: CATEGORIE SVILUPPO METRICO

  • G1 maschile e femminile mt.3,10
  • G2 e G3 maschili e femminili mt. 3,70
  • G4 e G5 maschili e femminili mt. 5,00
  • G6 maschile e femminile mt. 5,55

Le prove su strada, devono svolgersi su percorsi possibilmente non superiori ai 1500 metri da ripetere più volte a seconda delle categorie nel rispetto della seguente tabella:

  • - cat. G1: max. km. 3 – cat. G2: max. km. 5
  • - cat. G3: max. km. 7 – cat. G4: max. km. 10
  • - cat. G5: max. km. 12 – cat. G6: max. km. 18.

Discipline Sportive Ciclismo

La metodologia di allenamento sui giovanissimi Scritto da Simone Frigato

Quando sportivamente parlando si interagisce con ragazzi in giovane età (7-12 anni) occorre porre particolare attenzione al sistema d’allenamento da proporre in ogni seduta. Come sistema d’allenamento si intende qualsiasi operazione atletica, mentale, comportamentale finalizzata al miglioramento del più ampio bagaglio di qualità del ragazzo.

Nel ciclismo, dove la preparazione atletica è strutturata secondo una metodologia specifica basata su lavori di volume e di quantità alternati a esercizi di rapidità, richiami di agilità e ripetute di forza resistente o rapida in virtù degli obiettivi da perseguire a breve e lungo termine, dobbiamo studiare a livello giovanile il corretto sistema per stimolare la crescita fisico-atletica ma non anticiparla e nello stesso tempo lavorare psicologicamente creando mete e traguardi da raggiungere volta per volta.

Somministrare lunghe sedute su strada, accumulando km e km nelle gambe è controproducente e rischia seriamente di provocare squilibri biochimici e fisiologici all’interno dell’organismo, mentre quest’ultimo “investe” energie per il normale accrescimento e sviluppo del fisico e pertanto non ha gettoni da spendere per un’attività fisica condotta strenuamente.

Anche portare ragazzi di 11 anni a scalare salite più o meno dure in collina è privo di significato e non è supportato da una base scientifica: somministrare lavori di forza ad un giovanissimo non ha evidenti effetti in termini di miglioramento della performance, anzi sono dannosi per cartilagini, articolazioni, saldature ossee, secrezioni ghiandolari, poiché ancora l’individuo non è giunto alla fase puberale, il classico periodo della vita che induce significativi cambiamenti morfologici, strutturali (massa ossea, massa muscolare) e funzionali (sistema cardiocircolatorio, respiratorio) a seguito dello sviluppo ormonale.

Specie nei bambini che praticano ciclismo dai 7 ai 10 anni è bene insistere sull’acquisizione delle capacità coordinative generali (controllo e apprendimento motorio) per poi progredire verso quelle speciali con esercitazioni di abilità sulla bicicletta (capacità di reazione motoria, fantasia motoria, capacità di equilibrio, ritmizzazione della pedalata, capacità di orientamento spazio-temporale, capacità di combinazione motoria, come ad esempio in prossimità di una curva si deve cambiare rapporto, sistemare correttamente le mani sul manubrio e alzare il pedale interno).

Quindi le esercitazioni con birilli e ostacoli rappresentano la prima tappa da superare, da non rilegare in secondo piano o rimandare nel tempo. Per i più esperti (3-4 anni di attività già alle spalle) e per la fascia 11-12 anni si possono già proporre prove di velocità e di rapidità, test atletici cronometrati, tutte quante esercitazioni corrette che producono effetti positivi a livello neuromuscolare, ovvero sul reclutamento delle unità motorie in risposta allo stimolo che può derivare da un fischio o da un gesto di partenza da parte dell’allenatore.

E’ importante non forzare la crescita di un ragazzo, anticiparne i tempi di sviluppo fisiologico può avere infatti riscontri visibili nei primi anni con risultati eccellenti ma il destino sportivo, e a volte anche di normale deambulazione, verrà compromesso quando i carichi di lavoro si faranno via via più intensi con l’età e l’organismo non ha potuto costruire le fondamenta per costruire l’edificio.

Allenare giovani atleti significa anche educarli allo sport e alle regole principali su cui questo si basa: sacrificio, forza di volontà, rispetto per compagni e avversari, lealtà, grinta. L’attività fisica rappresenta uno sfogo per l’adolescente, un momento della giornata dove rilassa la mente ma stimola tutte le altre parti del corpo, quindi cuore, polmoni, muscoli ad adattarsi progressivamente ad uno stress fisico portato volontariamente con regolarità e continuità. Per coloro che mostrano particolari tendenze ad uno stato di obesità, è bene che nelle giornate di stacco dal ciclismo, escano almeno un’ora all’aria aperta e corrano dietro a un pallone, o in alternativa organizzino giochi a carattere ludico con amici in cui sia significativo il dispendio energetico.

Per scoprire la morfologia di una persona (adolescente o adulto che sia) si può fare riferimento al BMI (indice di massa corporea) calcolato come peso (kg) / altezza (cm) (<18 è magro; 18-25 normale; 25-30 sovrappeso; 30-40 obeso).

Ultimo parametro di allenamento è rappresentato dalla psicologia applicata sull’atleta. Fare sport, come nella vita, richiede continui traguardi da raggiungere, non si fa ciclismo tanto per fare, si pedala per raggiungere uno scopo, chi per stare in forma, chi per vincere il prosciutto, chi per superare i propri limiti.

Quindi è fondamentale inserire nella mente di ogni giovane ciclista un obiettivo primario (la Coppa d’Oro, il campionato italiano ecc..) e tanti piccoli traguardi intermedi che possono essere test atletici, gare, risultati, in modo da mantenere sempre alta la concentrazione e indurre motivazioni, volontà e tenacia nel portarli a termine in modo soddisfacente. (anche a livello di squadra).

Capiterà spesso che il ragazzo arrivi a casa sfiancato dall’allenamento, ma sarà soddisfatto di se stesso, sarà gratificato e non vedrà l’ora di raccontarlo l’indomani al compagno di banco, stimandosi per un’azione sportiva non comune nei giovani di oggi. Molti di questi giovani iniziano ciclismo combattendo con uno stato di pigrizia che quotidianamente li affligge, altri mostrano timidezza e chiusura verbale e sui pedali trovano l’ambiente giusto per aprirsi, per esprimersi e farsi notare nella società, senza dover fare i conti con la panchina o la non convocazione, con l’eliminazione, con la sconfitta… nel ciclismo tutto questo non si verifica, ognuno è libero di fare la propria corsa, c’è un vincitore ma nessuno esce sconfitto, a nessuno è negato l’applauso sotto lo striscione d’arrivo, anche se è l’ultimo arrivato.

Varie dal web.

Troppo presto genitori e direttori sportivi portano il bambino in sella alla bici su strada con l’aspettativa di scoprire un nuovo campione. L’allenamento sottintende una programmazione, un buon numero di rinunce, degli sforzi imposti, quindi fatica e stress. Ma questo spesso non è ben considerato pensando che sia tutto molto facile e scontato.
Che il bambino cerchi delle sensazioni, di imitare un campione, di divertirsi con la piccola e breve competizione è ammissibile e veritiero. Ma dal divertimento ad una vera gara di ciclismo per bambini con un circuito di 3 km e una pendenza del 3% per un tratto di 300 metri c’è una bella differenza che spesso sfugge ai genitori. Vedere un bambino poco allenato, affrontare una gara vera e soffrire con smorfie di dolore è uno spettacolo poco piacevole.

L’arte dell’allenatore, per questa categoria di allievi, consiste nell’accompagnare il bambino a divertirsi in un incontro (e non allenamento) in bicicletta. I direttori sportivi che si comportano diversamente e con minore attenzione all’età evolutiva dei giovanissimi allievi fanno si che le categorie giovanissimi registrano il maggior numero d’abbandoni dell’attività ciclistica.

In tali casi la pratica di questo sport non ha permesso ai bambini di trovare quelle gioie che essi speravano di trovare, e questo, la maggior parte delle volte, è colpa dell’ambiente degli adulti che li circonda (genitori, dirigenti, allenatori, persone che nella loro vita da giovani non hanno trovato quelle soddisfazioni nello sport o magari sono stati dei campioni e pretendono dal loro piccolo bimbo che diventi un campione).

Gli adulti che si occupano dei giovani nelle società non devono dimenticare che i risultati realizzati nelle categorie giovanissimi ed esordienti, non presagiscono niente rispetto a quelli che saranno i risultati in età adulta.
In effetti, a 10 anni, certi giovani sono già fisicamente forti e dominano le corse, ma il loro margine di miglioramento é debole. Al contrario d’altri che alla stessa età sono ancora gracili, ma si sviluppano più tardi… per questo motivo, le gerarchie cambiano molto tra i giovani nel corso degli anni, ed in fin dei conti non significano un gran che.

Alcuni genitori montano la testa a bambini di 8-10 anni che dominano le categorie dimenticando di preparare i giovani ad accettare le sconfitte facendogli credere che vinceranno sempre. State pur certi che questi ciclisti in erba abbandoneranno il ciclismo nel momento delle prime difficoltà, sentendosi svantaggiati in un ambiente che solo apparentemente li considerava i migliori.

Per contro, bisogna impiegare tutte le energie per incoraggiare i giovani che non ottengono dei risultati positivi, mettendo davanti a tutto la socialità, l’amicizia, la scoperta ambientale. Bisogna occuparsi di loro con la stessa attenzione che si dedica ai migliori, poiché i giovani risentono profondamente della corretta integrazione in un gruppo che nell’attività ciclistica è sinonimo di Squadra. Oggi è spesso possibile notare che diverse società selezionano ed iscrivono ragazzi vincenti ad una età di 8-10 anni. Al contrario, bisogna occuparsi di tutti i giovani che bussano alla porta della società!

Gli obiettivi dell’attività sportiva devono essere rivolti essenzialmente al sostegno dello sviluppo psicofisico degli allievi e non ai risultati agonistici che avranno la loro importanza successivamente.

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51 Responses to “Metodologia di allenamento nel Ciclismo Giovanile”


  1. 1 andrea battaglino
    17 luglio 2009 alle 19:44

    10 e lode per questo articolo,pero’ io penso che la federazione ciclistica italiana dovrebbe fare dei controlli su alcune societa’ perche’ il livello e molto diverso ,io penso che certe societa’ non interessa che il ragazzo continui l’attivita’ li sottopogono ad allenamenti stressanti per dei risultati che valorizzano la societa’ per adescare nuovi sponsor,poi quando il limone e spremuto bene ne prendono un’altro . quindi controllare ed radiare quelle societa’ distiniti saluti a tutti…..la bicicletta deve essere un piacere .sempre….

  2. 29 luglio 2009 alle 10:26

    Ho notato che molti leggono questo Post, ma nessuno (pochi) scrivono i loro commenti.
    Forza e coraggio.

  3. 3 daniele
    30 luglio 2009 alle 14:43

    concordo tutto ciò che è scritto mio figlio corre nei G 2 cerco sempre l’equilibrio tra il divertimento e l’impegno nelle 3-4 ore di allenamento alla settimana,si deve impegnare ma si deve divertire anche con i compagni di squadra

    • 30 luglio 2009 alle 15:44

      Grazie Daniele di aver scritto.
      La squadra per un bambino è molto importante, se non c’è squadra i piccoli tendono ad orientarsi verso altri sport (vedi Calcio) dove, anche se magari non segna, la squadra vince e alla sera tutti a fare la Pizzata.
      PS: mai fatto una Pizzata in società

  4. 5 umberto pugliese
    9 agosto 2009 alle 20:54

    cari amici mi chiamo umberto ho 42 anni e sono figlio d’arte mio padre e stato grecario della mitica bianchi di coppi io personalmente ho corso insieme ad un certo fondriest , quasta e la mia presentazione. ho un figlio di nove anni che stà inizianto ad andare in bicicletta , possiede un fisico da puro scalatore , ma mi trovo pienamente daccordo sulla tesi di simone esistono veri sciacalli nel settore giovanissimi/allievi facciamo sentire la nostra voce noi genitori che amiamo questo sport magnifico,nonostante tutto grazie rispondetemi

    • 10 agosto 2009 alle 13:39

      Ciao Umberto,
      Grazie di aver lasciato la Sua testimonianza sul Blog, credo di aver capito bene!Lei è figlio di Pasquale Pugliese, sei anni da professionista con una vittoria conseguita nel 1978 al Giro delle Asturie nel Regno di Spagna ?
      Deve sapere che sono appassionato di Ciclismo d’Epoca e sto scrivendo un libro sui Soprannomi nel Ciclismo, non è che Lei e Suo padre ne avevate uno ? Se ne ricorda di altri ?
      Per tornare all’articolo sui Giovanissimi voglio farle sapere che è uno dei Post più cliccati insieme al post sul doping, perche?! Non lo so, non avevo mai scritto di Giovanissimi nè di Doping, ma vedo che l’argomento suscita sempre più interesse e per questo sto cercando di documentarmi meglio.
      Spero di risentirLa presto, magari dopo le vancanze, che per me e mio figlio saranno in Bici sui passi appenninici.
      Buone pedalate

    • 14 agosto 2009 alle 08:33

      Mi presento, mi chiamo Ercole e sono il D.S. della squadra giovanissimi del Pedale Riminese.
      Ho letto con interesse l’articolo pubblicato e che mi trova pienamente d’accordo in tutte le sue vedute; mi ha fatto piacere, anche, leggere di genitori che sono schierati a tutela della crescita dei propri figli; non sono in sintonia, invece, quando alcuni genitori indicano come capro espiatorio i direttori sportivi… forse appartengo ad una reltà, quella della Romagna, che vede, nella quasi totalità, preparatori seri e competenti. Non condivido neppure il confrontare il numero delle vittorie con un allenamento sbagliato, personalmente, i miei ragazzi, crescono a gimkane, stretching, ginnastica, brevi sprint… però, per mia sfortuna, vincono… forse troppo… vincono perchè hanno delle capacità tecniche superiori e a questa età essere padroni del mezzo è fondamentale, vincono perchè fanno gruppo, stanno bene in compagnia, il che, non fa pesare lo stare mezz’ora in più al circuito (anzi, tutti i giorni, mi tocca discutere per riuscire a chiudere i cancelli), vincono perchè si va a mangiare la pizza assieme, perchè si organizzano giornate di giochi, dal tiro alla fune, alla corsa a piedi, dalla partita a pallone oppure con il freesbie…. ma soprattutto vincono perchè non vengono sgridati per la loro prestazione, ognuno di loro si misura con la propria prestazione e non con quella dei compagni.
      Al contrario, mi capita di incontrare genitori (per fortuna pochi) che portano i propri figli a fare ripetute in salita, oppure mi è capitato, di recente, di vedere un G1 dietro la moto del Nonno… tra qualche anno o forse mese, questi piccoli non avranno più niente da chiedere al mondo del ciclismo… pertanto lasciamo divertire i ragazzi e speriamo di essere in possesso, noi, di quella dote unica, che ci permette di trasmettere le nostre passioni!
      Buone pedalate a tutti.

      • 8 loris
        14 dicembre 2011 alle 18:34

        loris d.s.giovanissimi b.gaiga verona condivido quanto hai scritto bravo una tiratina di orecchi la meriterebbe qualche papa,

      • 9 massimo
        23 maggio 2013 alle 18:21

        Buonasera mi chiamo Massimo, sono un ex ciclista, nelle categorie giovanili ho vinto tipo 180 gare circa, campione regionale lombardo negli esordienti, campione italiano inseguimento a squadre su pista da allievo, contattato dal commissario tecnico della Nazionale Juniores e poi,a 17 anni il ritiro….e mi rivedo molto in tutto quello che Lei dice…ora, dopo la Laurea in Scienze Motorie, mi occupo di salute, vorrei conoscerla sig. Ercole. Sono anch’io di Rimini. E’ possibile? grazie intanto.

  5. 17 agosto 2009 alle 18:00

    nonostante la totale condivisione dello scritto
    coincidente nella esperienza dal 1969 nel settore
    senza responsabili ne imputabili
    oggi mi ritrovo a TESSERAMENTO “0″

    • 17 agosto 2009 alle 18:34

      Bisogna crederci fino in fondo… io ho preso il “Pedale Riminese” 3 anni fa, con 6 giovanissimi, oggi, grazie anche all’aiuto del comune, che ci ha messo a disposizione un circuito di 800 mt, abbiamo 30 giovanissimi e altrettanti tra esordienti e allievi… adesso mancano solo volontari disposti a darci una mano, visto che nessuno si impegna a scopo di lucro!

      • 31 agosto 2009 alle 15:50

        2 casi per tutti:
        nella ns. società c’erano 2 bambine, una è caduta in allenamento, risultato 2 iscritte in meno.
        c’era un bambino che il padre ha portato a giocare a pallone con la scusa: “se deve fare uno sport che sia il Calcio!”.

        Ho dato volantini anche nelle scuole, ma iscrizioni nessuna e le uniche osservazioni sono sull’argomento Ciclismo e Doping (come se anche i bimbi sid essero all’Epo), c’è tanta ignoranza in giro.

  6. 17 agosto 2009 alle 18:05

    in altra occasione APPROFONDIREMO
    aRRIVEDERCI Dario PAONE

  7. 14 ANTONIO
    21 agosto 2009 alle 21:32

    Condivido in pieno lo scritto, ma ricordiamoci che per nostra sfortuna la federazione continua a rilasciare il tesserino da direttore sportivo a persone poco affidabili per il loro trascorso.

    • 29 agosto 2009 alle 08:08

      Premesso che, a mio avviso, bisognerebbe sempre cercare di parlare in termini positivi e cercare di isolare chi fa del male al ciclismo, penso che il problema riguardi più le categorie superiori, dagli juniores in su…. e comunque, dietro a ragazzi di 17 anni, c’è sempre una famiglia, che, in qualche modo, sa cosa si muove dietro al figlio. Nei giovanissimi il messaggio che deve passare è il gioco con la finalità di imparare… pertanto è vero, ci dobbiamo confrontare con alcuni incapaci, per fortuna pochi, ma non con delinquenti; anche perchè la motivazione che generalmente spinge i D.S. dei giovanissimi è il darsi agli altri, il volontariato, nella quasi totalità dei casi, sono persone che non guadagnano 1 centesimo, anzi talvolta mettono di tasca loro.
      Quindi, riassumendo, sta ai genitori distinguere tra bravi e mediocri preparatori… ma, spesso, sono proprio i genitori a voler vedere vincere i propri figli.

      • 31 agosto 2009 alle 15:44

        Grazie per aver scritto al post; è vero Ercole, la ns. società è formata da volontari che non percepiscono niente (almeno credo) ed è già tanto quello che riescono a fare, ma la ns. è una società molto piccola (Castellettese Ciclismo).
        Una cosa costruttiva che si potrebbe fare (come altri hanno fatto) è accorpare 1, 2 o 3 società in modo da avere un numero considerevole di ragazzi e istruttori, ma spesso si va contro interessi anche storicamente radicati e comunque ci vuole sempre uno o più leader che tiranoi avanti la carrozza.

  8. 31 agosto 2009 alle 15:57

    GUARDATE COSA HO TROVATO: su http://www.bdc-forum.it/showthread.php?t=79251
    allenamento giovanissimi per fare velocita e agilita
    DOMANDA:
    ciao sono un g6.volevo chiedere come dovrei fare per allenarmi bene e fare velocità e agilita per ottenere la massima performance in una gara di 15 km in pianra in un circuito.di solito viaggiamo con una media dei 32 km/h con punte dei 45,48.riuscite a darmi consigl?
    grazie.
    RISPOSTA:
    Mamma mia come sei giovane…..e come vai forte!!!!
    La prima cosa che vorrei dirti è quella di divertirti SEMPRE. Quando arrivi primo, quando arrivi ultimo, quando ti ritiri…. l’importante è che tu ti diverta. Il ciclismo, sopratutto alla tua età, deve essere puro e sano divertimento!!!
    Beh, per fare velocità e agilità penso che il dietro motore sia la cosa migliore!!!

    • 2 settembre 2009 alle 14:47

      personalmente, sono contrario al dietro motore per ragazzini di 12 anni; per quanto ne so, si sono verificati casi di adolescenti, che hanno adottato questa pratica, e si sono ritrovati con la cartilagine, delle ginocchia, consumata… penso che sia molto meglio limitarsi a volate brevi, alattacide (7/8 sec), magari con rapporti agilissimi per sollecitare il numero di giri, oppure progressivi con rapporti diversi, facendo così notare, ai ragazzi, vantaggi e svantaggi nell’uso dei diversi pignoni, tutto questo per quello che riguarda lo sviluppo della rapidità che, a questa età, ha grossi margini di miglioramento. Per il resto, la base di tutto l’anno è l’agilità nella sua forma continuativa con buona andatura ma senza sollecitare un fuori giri che possa durare a lungo, come il dietro moto.

  9. 31 agosto 2009 alle 15:59

    Mi scuso con il Direttore Tecnico Raffaele Nocera di cui la seconda parte dell’articolo, quando lo avevo postato non avevo trovato il nome.
    Cito la fonte: http://www.remtec.it/bimbiallenati.htm

  10. 31 agosto 2009 alle 16:16

    INOLTRE HO TROVATO QUESTO ARTICOLO: tratto da http://www.biosportmed.it/ciclismo_giovanile_mtb.html
    AUTORE: Responsabile Scientifico Dott. Giovanni Posabella

    ANCHE SE SI PARLA DI MTB E’ SIGNIFICATIVO

    Ciclismo giovanile MTB
    Uno dei temi che anima in modo più o meno intenso il dibattito nel mondo delle due ruote è quello riguardante il settore giovanile: assodato ormai che trattasi di un’attività importante per il futuro stesso della MTB.
    Nel corso di questi decenni i programmi rivolti ai giovani ciclisti hanno subito molteplici evoluzioni e cambiamenti, tutti tesi, secondo i vari responsabili della FCI che si sono succeduti, a far sì che questa attività desse i riscontri più proficui possibile, in termini di reclutamento e di promozione dello sport in bicicletta.
    Ma quali sono i problemi che portano ad una riduzione del numero di praticanti nelle categorie under 23 ed elite, rispetto ai tanti giovani bikers nelle categorie giovanili?
    Rispetto al numero totale di coloro che fanno riferimento alla fascia di età compresa tra 7 e 16 anni (ndr: sono in tutto 17.720 unità) il 63% è composto dalle categorie giovanissimi (bambini e bambine di età compresa tra 7 e 12 anni) che dovrebbero svolgere solo attività di tipo promozionale. La fascia più prettamente agonistica, composta a sua volta da quattro categorie maschili e quattro femminili (esordienti ed allievi) rappresentano, circa il 37% dei tesserati totali.
    Nella fascia agonistica giovanile invece il 55,15%, rispetto al totale dei tesserati di tali categorie, è rappresentato dalla categoria Esordienti (49,89%) e Donne Esordienti (5,26%). Il restante 44,85% è la quota dei tesserati Allievi (41,55%) e Donne Allieve (3,30%).
    Un diverso discorso di carattere fisiologico, sia muscolare che cardiovascolare, deve essere fatto nel fuoristrada.
    Ricordo infatti che mentre nelle categorie giovanili su strada, i ragazzi gareggiano con rapporti obbligatori, per far si che non vi siano dei sovraccarichi morfofunzionali di natura muscolare e tendinea, nel fuoristrada questo non avviene, i giovani allievi e juniores utilizzano gli stessi rapporti e in alcuni casi anche gli stessi percorsi degli atleti elite.
    Riveste quindi un ruolo fondamentale il direttore sportivo dei giovani atleti, che deve impostare dei corretti programmi di allenamento e un non eccessivo numero di gare nel corso della stagione agonistica, tenendo presente che lo sviluppo muscolo-tendineo, morfologico, puberale varierà da soggetto a soggetto.
    E’ infatti usuale vedere alle partenze degli allievi e juniores degli atleti con caratteristiche morfofunzionali completamente diverse, dovute a ritardi di accrescimento, gareggiano giovani con fisici già completamente sviluppati contro altri in piena fase di sviluppo.
    Il diretto sportivo deve inoltre tenere a bada i famigliari dei ragazzi, da sempre, ad esempio, si è riscontrata la presenza “invasiva” di certi genitori, che riversando sul loro figliolo ciclista le loro ambizioni di gioventù, mai raggiunte per tanti motivi ed ostacoli, hanno determinato scompensi di varia natura, a volte anche di una certa gravità.
    Addirittura, ma il fenomeno sembra per fortuna diminuire, c’è stato qualcuno che ha pensato di migliorare il futuro, proprio e familiare, investendo sull’attività sportiva del proprio ragazzo, e tutto ciò senza magari farsi scrupolo di scelte strategiche (da intendersi nella maniera più ampia possibile) che col tempo si sarebbero potute rilevare nocive per la salute dello stesso ciclista.
    Altri rilievi emergono prendendo in esame la formazione dei tecnici che operano con le categorie giovanili, la “capacità” dei D.S. a gestire i giovani ciclisti troppo spesso non risulta essere sempre adeguata al livello di preparazione che dovrebbe invece caratterizzare gli allenatori di queste categorie.
    Ritengo che sia necessario che il tecnico dei giovani deve possedere (ed approfondire) oltre che le conoscenze fisiologiche connesse alla crescita fisica del ragazzo, anche competenze di alto livello, soprattutto in ambito psicopedagogico.
    Perplessità nutro circa l’elevata tensione agonistica che sta sempre più caratterizzando sia l’attività dei giovanissimi, che quella strettamente collegata e conseguenziale degli esordienti e degli allievi.
    Per fortuna nel fuoristrada, un ragazzo o una ragazza di 12 anni, al passaggio dalla categoria Giovanissimi a quella esordienti, allievi e juniores si trova ad avere un unico punto di riferimento, questo permette al tecnico di conoscere e valutare i miglioramenti, individuare i carichi di lavoro e scegliere il tipo ed il numero di gare da effettuare durante tutta la stagione agonistica.
    Rimane comunque da rilevare un decremento dei tesserati man mano che si passa ad una categoria superiore, a mio parere dovuto ad un esasperata carica agonistica che si fa sentire intorno al giovane.
    Esiste una oggettiva difficoltà per un giovane che frequenza la 3^ media o i primi anni della scuola superiore, di “entrare” nel mondo del ciclismo agonistico se non ha alle spalle una certa attività tra le categorie “primavera”.
    Ma quanto incide a livello muscolo-tendineo lo “spingere” rapporti cosi pesanti nessuno lo puo dire, certo che scegliere percorsi idonei per l’età e lo sviluppo morfologico del ragazzo, diventa indispensabile se si vuole veder gareggiare l’atleta anche nelle categorie under ed elite.
    Anche il numero di gare ed il corretto periodo di recupero diventano fondamentali, onore al merito, quindi per quelle squadre che da anni curano tutti gli aspetti del ciclismo fuoristrada giovanile, dando in primis una buona educazione sportiva.
    Abbinare lo studio, gli amici e l’attività sportiva non con l’esasperazione dell’agonismo ma con il divertimento e la scoperta di uno sport meraviglioso, la crescita come individui e come atleti, utilizzare la bike per vivere e crescere meglio ed in maniera sana.

  11. 31 agosto 2009 alle 16:19

    Anche questa intervista a Roberto Lencioni è molto interessante, tratta da http://www.tuttobiciweb.it/index.php?page=rivista&cmd=artdet&id=2579

    Numero 5 – Anno 2008

    Progetto Giovani: i ragazzi di Carube
    di Daniele Gigli

    Ha legato la sua vita al ciclismo e nel mondo delle due ruote è uno dei personaggi più conosciuti ed ap­prezzati. Roberto Lencioni è meccanico sopraffino, ma soprattutto è uomo vero che ha nel sangue la bicicletta intesa prima come amore verso lo sport e poi come mezzo di lavoro. Roberto è spo­sato con Cristina, ha due figlie (Jes­si­ca ed Erika), vive a Segromigno Mon­te (Lucca) e nell’ambiente è chiamato semplicemente Carube. «Un soprannome che è stato di mio nonno, di mio padre e ora mio – spiega Roberto -. Deriva da una pianta che produce una specie di fa­giolo lungo, carrube appunto, che viene usa­to per fare la farina e come cibo per animali. È uno dei nomignoli che davano una volta e al quale sono molto legato perché mi identifica con la famiglia».
    Carube ha quasi cinquanta anni, la maggior parte dei quali spesi nel ciclismo pri­ma come corridore (settanta successi nel­le categorie giovanili), poi co­me meccanico di grandi campioni e come di­rettore sportivo di squadre femminili (quattro stagioni, con la vittoria al Giro d’Italia del 1994 di Michela Fanini).
    «Devo ringraziare mia moglie e la mia famiglia che condividono con me l’a­mo­re per il ciclismo – ammette Roberto -. Questo lavoro ti porta lontano da casa per tanto tempo e senza la loro comprensione non avrei potuto farlo».
    La passione di Carube per le due ruote è infinita e per averne conferma basta entrare in quello che è una sorta di mu­seo del ciclismo più che un’officina. Gli attrezzi del mestiere si mescolano infatti ai ricordi di corridori e corse vissute in prima fila e danno vita ad una galleria d’arte che esprime un fascino quasi ma­gi­co. Carube ha cominciato la sua av­ventura come meccanico nel 1978 alla Gis Gelati di Marino Basso e Bitossi e ha vissuto gli anni più belli della carriera accanto a Cipollini con cui è arrivato sul tetto del mondo nel 2002.
    «Ho lavorato con tanti campioni, ma le emozioni e il rapporto che ho vissuto con Mario sono stati unici – racconta Roberto -. Sono stato con lui nel 1989 e poi dal 1997 al 2004. Ci siamo tolti tan­te soddisfazioni e il trionfo al Mondiale di Zolder ha rappresentato un’esperienza incredibile: la tensione che cresceva in vista della gara, la cura maniacale di ogni dettaglio, la consapevolezza di aver fatto il massimo e infine la gioia ineguagliabile per il titolo conquistato. Sen­sa­zio­ni che mi porterò sempre dentro as­sieme all’amicizia che mi lega a Mario, un grande uomo e un campione formidabile».
    Il feeling tra i due è rimasto intatto e non a caso Re Leone aveva chiamato Ca­rube al momento del grande ritorno con la Rock Racing di Mike Ball, un sogno che però è svanito in un attimo.
    «Grazie al permesso della mia attuale formazione, la Katay, sono stato con Ma­rio al Giro di California e l’ho trovato in grande condizione, tanto che con un po’ di fortuna avrebbe potuto vincere due tappe – spiega Lencioni -. Mi è di­spiaciuto molto che il suo ritorno sia stato così breve, perché era motivato e credeva davvero in questo progetto».
    Roberto lavora al fianco di Antonio Sa­lutini da più di un decennio e con lui è una delle anime della Katay, squadra piccola ma molto seria.
    «È stata una scelta di vita e di valori. Conosco Antonio da tanti anni e fra noi ci sono grande stima e rispetto. Sono con­tento di essere rimasto con lui, anche per­ché questo mi consente di dedicare più tem­po ai bambini della mia scuola e al progetto nato lo scorso anno».
    Il Progetto Giovani è la nuova scommessa del G.S. Carube e di Roberto Lencioni ed è una realtà che merita di essere conosciuta a fondo. Investire sul futuro, sulla generazione del domani è fondamentale nello sport come nel­la vita e avvicinare i bambini al ciclismo rappresenta una missione per chi ama questa disciplina. Se poi l’i­ni­ziativa è gestita da una persona di enorme esperienza come Roberto il valore è ancora più grande. Sono stato nella Se­gro­mi­gno Monte di Carube e la giornata trascorsa con lui è stata un tuffo nel ciclismo e nel suo animo nobile, quello fatto di passione e di entusiasmo per la bici. La vitalità dei bambini del G. S. Carube Progetto Giovani ha fatto da piacevole contorno alla chiacchierata con Roberto a testimonianza dell’atmosfera genuina che si respira nella scuola.
    «Il nostro obiettivo è far divertire i ra­gaz­zi e insegnare loro come si fa ad an­dare in bicicletta. Vogliamo trasmettere i valori dello sport e fare ciclismo in un am­biente sano in cui le priorità sono educazione e salute».
    Com’è nato il Progetto Giovani?
    «L’idea è partita da mia moglie Cristina, che è presidente della società, e dalla vo­lontà di avvicinare i bambini al ciclismo. Abbiamo pensato fosse importante mettere al loro servizio l’esperienza che ho ac­cu­mulato nella mia carriera. Creare una squadra di giovani è stato il passo giusto per il nostro progetto e realizzare l’idea è stato più efficace che an­dare in giro per le scuole e parlare solo di teoria».
    Quando la voglia di creare una formazione giovanile è diventata realtà?
    «Lo scorso anno ho esposto il mio progetto all’amico Gianmarco Rizzati, di­ret­tore commerciale della Geotech Am­biente e grande appassionato di ciclismo, e lui ha creduto nell’iniziativa tan­to che ha deciso di appoggiarla moralmente ed economicamente. Gian­marco e la sua famiglia hanno dimostrato una grande sensibilità per il no­stro progetto, condividono la nostra idea e il nnostro modo di insegnare lo sport ai bambini e ci hanno offerto una collabirazione molto preziosa, non solo dal punto di vista economico. Insieme abbiamo comprato una ventina di biciclette, un furgoncino attrezzato per seguire i ra­gazzi negli allenamenti e nelle gare e divise uguali per tutti. Era importante garantire i mezzi e ringrazio Gianmarco e gli altri sponsor per il loro sostegno».
    Qual è stato il passo successivo?
    «Trovare le persone giuste che avessero competenza, amore verso il ciclismo e verso i giovani. Il nostro staff è composto dal team manager Maurizio Citti e dai diesse Luigi Frugoli e Da­niele Fran­ce­sconi, persone di grande affidabilità che operano in piena sintonia pensando al bene dei ragazzi. Ogni settimana facciamo riunioni e organizziamo tutto nei dettagli per non lasciare niente al ca­so e i giovani sono in ottime mani. Io con il cuore sono con loro anche quando, a causa degli impegni nel professionismo, sono lontano da Segromigno»
    Con quanti bambini avete cominciato lo scorso anno?
    «Siamo partiti con tre e abbiamo concluso con quindici, un successo oltre ogni aspettativa. Questo ci ha riempito di soddisfazione e fornito le motivazioni per crescere ancora.».
    In questa stagione quanti ragazzi fanno parte del Pro­getto Giovani?
    «Quattordici maschi e otto femmine dai sette ai dodici anni. Molti di loro salgono in bici per la prima volta e hanno una vo­glia matta di pedalare e far sport. E le nostre porte sono aperte per chi vuo­­le aderire al progetto».
    Qual è la soddisfazione più grande del la­vorare con i giovani?
    «Allenamenti e gare sono una festa, un’occasione per stare insieme e divertirci. I bambini sono una forza della na­tura, sono genuini, mettono allegria e regalano grandi emozioni. Hanno vo­glia di imparare e i loro miglioramenti rappresentano una gratifica enorme. Alcuni hanno potenzialità im­portanti anche a livello tecnico e noi cerchiamo di farli esprimere e crescere nel modo migliore».
    Come organizzate gli allenamenti?
    «Generalmente ne facciamo due o tre a settimana, ma dipende soprattutto dalle condizioni climatiche. Quando piove o fa freddo non ci alleniamo perché vo­gliamo salvaguardare i ragazzi sia dal punto di vista della salute sia per quanto riguarda la sicurezza nelle strade».
    Dove vi allenate?
    «I giovanissimi fino alla categoria G5 si allenano in pista per evitare pericoli, mentre G6 ed esordienti li portiamo su strada prendendo tutte le precauzioni necessarie. Per questo motivo voglio ringraziare chi dà una mano al nostro staff tecnico: gli accompagnatori, i genitori e gli amatori del G. S. Cicli Carube che fanno da staffette durante gli allenamenti. Siamo una grande famiglia e questa è la nostra forza».
    A quante gare partecipano i ragazzi?
    «Da primavera a settembre quasi una a settimana e ogni corsa è un avvenimento speciale. Sembra di essere in gita: di­vertimento ed entusiasmo la fanno da padrone. I ragazzi si impegnano, danno il massimo e qualche volta riescono anche a vincere».
    Quante vittorie avete ottenuto la scorsa stagione?
    «Quattordici. Non cerchiamo il risultato e se arriva è importante solo perché è un premio per i ragazzi. Vedere la felicità di un bambino dopo un successo è una sensazione che non ha prezzo».
    Qual è l’obiettivo a lungo termine del G. S. Carube Progetto Giovani?
    «La base è il divertimento, il sogno è portare i ragazzi dalla fase iniziale fino alle categorie maggiori. Ci piacerebbe seguirli passo dopo passo e trasmettere loro i valori di un’attività pulita in cui non conti vincere ad ogni costo, ma far­lo in maniera corretta. Il ciclismo ha bi­sogno di giovani seri che facciano questo sport con lo spirito giusto e in questo senso Citti, Frugoli e gli altri componenti del G. S. Carube rappresentano una garanzia. Se qualcuno dei nostri diventerà professionista tanto meglio, ma la molla deve essere l’amore per la bici e non per la carriera».

  12. 22 Simone Frigato
    2 novembre 2009 alle 21:17

    Salve a tutti, mi ha fatto piacere ritrovare il mio articolo qui!

    Purtroppo la cat. giovanissimi oggigiorno è diventata fondamentale per il futuro di questo sport. Il reclutamento di nuovi ragazzo ormai pesa tutto su questa categoria pertanto occorre formare gente competente e ben motivata. Altrimenti si rischia di subire lo schiacciamento di altre realtà sportive emergenti. E’ chiaro, il ciclismo è uno sport di fatica, ma per un bimbo di 8 anni le priorità sono quelle di diventare padrone della bici, di fare tutto quello che vuole in sella, è un’età dove non hanno paura di niente ed è il momento cruciale per insegnargli i fondamentali (della guida, del gruppo, ecc..)

    • 5 novembre 2009 alle 13:00

      Grazie mille Sig. Frigato, e’ un grande onore per me avere un “azzurro” che scrive sul blog.
      Spero di aver citato bene il Suo articolo che peraltro è il migliore che ho trovato sull’argomento.
      Sono completamente daccordo con lei anche se devo dirle che spesso sono stato fermato alle gare e la frase che ha colpito di più e che mi è stata riferita é: “In tali casi la pratica di questo sport non ha permesso ai bambini di trovare quelle gioie che essi speravano di trovare, e questo, la maggior parte delle volte, è colpa dell’ambiente degli adulti che li circonda (genitori, dirigenti, allenatori, persone che nella loro vita da giovani non hanno trovato quelle soddisfazioni nello sport o magari sono stati dei campioni e pretendono dal loro piccolo bimbo che diventi un campione)”.
      Spero di sentirLa presto.
      Saluti

  13. 24 Guerino Ponziani
    29 novembre 2009 alle 19:36

    In questi giorni sto effettuando il corso di dir.sport. di prima cat.ho letto con molto interesse gli artic,e le opinioni espresse ,noto che non sono diverse da quello che la federazione ci dice e ci raccomanda,naturalmente sono in forte contrasto con gli interessi delle societa che hanno bisogno di vincenti per vari motivi(sponsor).Spero di non dovermi mai scontrare con questi signori e grazie per avermi rinforzato le mie idee sui givanissimi,la prima cosa e’ il gioco e divertimento ci sara’ tempo x altro.Vi seguo semore con interesse a presto.

  14. 25 Guerino Ponziani
    29 novembre 2009 alle 19:43

    In questi giorni sto effettuando il corso di dir.sport. di prima cat.ho letto con molto interesse gli artic,e le opinioni espresse ,noto che non sono diverse da quello che la federazione ci dice e ci raccomanda,naturalmente sono in forte contrasto con gli interessi delle societa che hanno bisogno di vincenti per vari motivi(sponsor).Spero di non dovermi mai scontrare con questi signori e grazie per avermi rinforzato le mie idee sui givanissimi,la prima cosa e’ il gioco e divertimento ci sara’ tempo x altro.Vi seguo sempre con interesse a presto.

  15. 26 Bike
    19 luglio 2010 alle 14:39

    Boh… tante belle cose scrivete… ma la realtà è un altra.
    Vi parlo di esordienti, siete mai andati a vedere le gare qui nel nord/est?
    Livello stratosferico… esordienti che vanno come moto… medie dai 35/40 all’ora.
    Con le vostre considerazioni, eticamente indiscutibili, non si resta nemmeno in gruppo, per non parlare di podi e vittorie… Partono dai 40 agli oltre 100, la volata finale quando va bene se la disputano in una ventina. Chi vince fa già una vita ciclista da semiprof… e chi arriva nel gruppetto di testa se vuole stare li, oltre ad avere un motore notevole, come minimo fa 3 allenamenti a settimana con ripetute e tutto il resto, partendo a gennaio con la preparazione. E qui arriva il nodo della discussione, se un ragazzo non resta nemmeno in gruppo, fa una stagione massimo due e poi lascia.
    Se sia giusto o sbagliato non lo so… ma attualmente per come stanno le cose adesso, se un ragazzo di 13/14 anni vuol praticare ciclismo per divertirsi in allegria… se lo scorda, praticare ciclismo vuol dire sacrificio e fatica… e neanche poca. Quoto quello che avete detto fino adesso… ma vorrei aprire una finestra sulla realtà…

    P.S. Chiaramente non parlavo di giovanissimi, che a parte qualche raro caso, ho sempre visto come un ambiento sereno e improntato sul divertimento. Non fatemi l’esempio del nonno in motorino… o le ripetute … abbiamo visto tutti qualche forzatura, ma non fanno testo su migliaia di giovanissimi che praticano ciclismo in maniera sana e divertente, e chi è avvezzo a queste forzature viene ben presto isolato e messo alla porta dalle società.

  16. 27 Lucabona
    26 luglio 2010 alle 22:54

    Ho concluso da un paio di mesi il corso FCI per Maestro MTB e, a breve, inizierò a collaborare con la mia squadra per l’insegnamento alle categorie giovanissimi, attualmente ci sono solamente 3 G3 che non gareggiano ancora.
    Cercando in giro info utili su come pianificare le sessioni di allenamento, ho trovato questo blog pieno di consigli utili.

    Grazie mille!

  17. 28 pippo
    3 gennaio 2011 alle 19:34

    bella cosa io sono g 6 e non era un gran che da g 2-3-4 ma da g5 ho cominciato a migliorare e cosi ho vinto 3 gare e svariati altri podi
    ciao filippo mattesco unione ciclistica loria (tv)

  18. 30 maurizio salvigni
    29 gennaio 2011 alle 22:22

    Girando nel web ho trovato questo blog,e mi ha fatto un’enorme piacere trovare post di Ercole….
    Ercole è uno degli allenatori di mio figlio dal 2010,
    prima avevamo avuto una di quelle esperienze negative che vengono raccontate,qui credo di essere stato bravo a difendere mio figlio e di lasciarlo serenamente crescere senza l’assillo del risultato…..
    Poi lui ha scelto in autonomia Ercole,perchè lo vedeva nei circuiti a dirigere altri ragazzini…
    e i ragazzini si sa ,fra loro parlano e si confrontano…..

    La scelta è stata felice,e mio figlio non ha più avuto problemi e gli è tornata la voglia di divertirsi,allenarsi,correre…..
    Ora siamo al 2° anno di esordienti e ci si appresta alla preparazione annuale con tanto entusiasmo….

    Per quanto riguarda i dati evidenziati di velocità e medie confermo che sono le stesse ovunque e non solo nel nordest,anche se corrisponde al vero che chi vince deve far vita quasi da professionista,
    noi per ora preferiamo ancora la Pizzata,e il picnic….

  19. 31 sampey
    21 marzo 2011 alle 16:21

    salve a tutti ,parlo per la categoria giovanissimi con 10 anni di visione come papa”avendo avuto 2 figli di cui uno corre ancora,qui in lombardia e veneto le cose sono cambiate nei ultimi anni ci sono genitori che spendono un sacco di soldi su ruote e materiali .portano figli a vita da professionisti e allenamenti oltre quelli della squadra ,insegnando a spingere fuori gli avversari in volata pur di vincere .dieci anni fa si correva e ci divertiva molto di piu con una bici che sembrava una cariola.dovrebbero mettere regole su materiali e preparazione dei ragazzi..

  20. 32 manu
    9 aprile 2011 alle 11:26

    Ciao a tutti, sono una mamma e da pochi mesi i miei due figli g2 e g4 hanno cominciato la loro avventura in questo mondo impegnativo ma divertente. Personalmente non sono una mamma ansiosa ma sto cercando sul web la normativa che regoli la sicurezza degli allenamenti.
    La nostra squadra si allena in una zona artigianale dopo le sei di sera ma ultimamente la sicurezza non è per niente buona, direi pessima! Vi chiedo, voi che siete di questa realtà da tempo cosa si può fare per rendere sicuro un ambiente, rallentare i pazzi che corrono a velocità elevate con auto e camion mettendo in serio pericolo la vita dei ragazzi e degli allenatori stessi?
    C’è qualche regolamento al quale appellarci da portare al comune?
    Vi ringrazio per l’aiuto
    Manu

    • 11 aprile 2011 alle 15:43

      Ciao Manu,
      Per il regolamento gare devi andare su http://www.federciclismo.it cat. giovanissimi.

      Per quello che riguarda la sicurezza gara e allenamenti, guarda qui:
      http://zonanicolo.wordpress.com
      Quella di Nicolò è una stori tragica e senza fine.

      Se proprio vuoi, puoi cercare la polizza in .pdf dell’assicurazione degli iscritti alla Federazione.

      In ogni caso sarebbe opportuno che l’allenamento dei giovanissimi venisse fatto al chiuso o su strade chiuse al traffico (almeno per il tempo dell’allenamento).
      Dopodichè dovrà essere il papà a fare l’allenatore privato su strada controllando i ragazzi a vista ed insegnandogli le cose principali del codice stradale.
      PS: in caso di incidente in Gara (anche se non grave) bisogna SEMPRE farsi dare il referto medico dal dottore dell’ambulanza presente che DEVE essere anche firmato dal giudice di gara, altrimenti niente assicuurazione.

      Ricordati solamente questo: Nel ciclismo nessuno è responsabile di niente, ma tutti vogliono esprimere la propria opinione.

      Ciao

  21. 34 Ste
    21 aprile 2011 alle 19:12

    Sono una mamma e mio figlio è il secondo anno che fa ciclismo, ora è un G2 e io volevo sapere come posso aiutarlo negli allenamenti: con i rapporti, per fare gambe come deve andare e per fare fiato? Grazie

  22. 35 Renato
    26 aprile 2011 alle 18:09

    Sono un papà che ha iscritto quest’anno il figlio ad una società di ciclismo MTB in provincia di Udine, cat. G1. La squadra ha circa 50 ragazzi. Gli allenatori sono persone stupende che impegnano tutto il loro tempo libero per questi ragazzi.. Mi pareva però che facessero degli allenamenti troppo leggeri…
    Ero convinto che far si che mio figlio arrivi nelle prime posizioni nelle gare lo avrebbe aiutato ad amare questo sport. Quindi ero in cerca su internet di qualche metodologia di allenamento da fargli fare oltre a quelle che già fa con gli allenatori…
    Dopo aver letto questo articolo. Ho cambiato completamente le mie convinzioni, ho capito che gli allenatori sanno benissimo quello che stanno facendo. I bambini devono divertirsi e praticare uno sport sano senza che i genitori si preoccupino della posizione in classifica del loro figlio… Mandi…

  23. 36 stefano Rubino
    1 maggio 2011 alle 00:20

    Ciao ci conosciamo i nostri figli correvano insieme.Io penso che hai tirato giù articoli di
    persone che di ciclismo capiscono poco.
    Tu sai che con il ciclismo ci lavoro e ho sicuramente a cuore mio figlio ovvio,bene a detta di uno dei più importanti medici sportivi,e ortopedico di fama, se non il top considerando che svolge la sua attività negli USA che non è sicuramente l’Italia in fatto di Sanità,parlando di questo articolo dove i bambini incorrono in problemi ai legamenti e cose varie bè ti devo dire che la sua risposta è stata veramente breve,ovvio che allenamenti da dilettanti o professionisti fanno male a bambini di 8-10-11 anni ma salitelle in collina e attività sportiva in bici rafforzano il bambino sia che in futuro diventi ciclista di professione sia che diventi un operaio.E, aggiungo io,assolutamente queste sono tutte fesserie dette da chi ha dei figli che non sono portati per questo sport,personalmente li metto alla pari di quei genitori che offendono i figli quando non vincono le gare, perchè i bambini si divertono lo stesso ma i genitori accampano scuse come se fossero loro a correre.Ti assicuro che i bambini si allenano come,quando e dove vogliono e se anche un genitore li porta a fare colline come dici tu se non hanno voglia di salire non salgono.FIDATI!

    • 2 maggio 2011 alle 09:10

      Ci tengo a precisare che questa è una raccolta di articoli che mi sono sembrati interessanti, il fatto che li abbiano scritti persone che di ciclismo capiscono poco è una tua opinione ed in ogni caso puoi anche rivolgerti all’autore stesso, come ho fatto io.
      In ogni caso, durante questi anni, mi sono ritrovato spesso circondato da gente volenterosa, applicata e seria nell’esercitare la professione di allenatore, ma non credo che una persona qualsiasi possa improvvisarsi allenatore, medico, organizzatore etc. Gli allenamenti sono organizzati alla buona così come le gare ed i ritrovi (e non è il caso di una sola società, ma molte). A conti fatti tutto questo ha portato a perdere decine di bambini e bambine per strada; segno che l’attività precoce presenta evidenti problemi, tanto che l’idea di alzare l’età ai 12 anni non mi sembra sbagliata.
      L’abolizione della categoria giovanissimi è uno sforzo ed un dispiacere notevole da parte delle società, ma bisogna pensare prima ai bambini in termini di: sicurezza e di sviluppo atletico.

  24. 38 Matteo
    31 maggio 2011 alle 12:08

    in primis, buon giorno a tutti!

    personalmente mi trovo in accordo con l’autore del blog.

    Attualmente faccio da direttore sportivo per la categoria giovanissimi ed effettivamente le problematiche che ho riscontrato non si discostano dalle opinioni generali che ho letto.

    il punto cruciale della categoria è che chi sta intorno ai bambini comprenda che in questa categoria (ndr. giovanissimi) non si parla di allenamento ma di gioco!!!

    allenare il bambino lo rovina e basta, e soprattutto va capito che non esiste solo il ciclismo, un bambino di 7-12 anni, migliora la “prestazione ciclistica” anche giocando o provando altri sport, perché il miglioramento in questa fascia di età si basa soprattutto sulle capacità coordinative del bambino e non su quelle fisiche…usando parole “terra-terra” è molto meglio che il bambino impari a coordinare il proprio corpo (es. con nuoto, basket, pallavolo, calcio…) piuttosto che spingere rapporti insensati; questo perché se non impara a coordinarsi in età infantile non riuscirà più a farlo, mentre imparare a spingere sui pedali è una cosa che farà sicuramente meglio in età più avanzata.

    rispondo brevemente ad un intervento di “BIKE”:
    se le gare sono così competitive e se il ragazzino esordiente non riuscendo ad arrivare al traguardo decide di smettere di correre ti assicuro che non lo fa per sua scelta, o meglio lo fa perché è stato precedentemente caricato di aspettative troppo elevate da chi gli sta intorno: dirigenti che capiscono poco e genitori, che magari hanno corso da ragazzi, che lo stressano troppo.

    RICORDIAMOCI SEMPRE CHE I BAMBINI SONO BAMBINI NON UOMINI IN MINIATURA!!!
    non possiamo fargli fare quello che fanno i dilettanti o i professionisti semplicemente diminuendo i km, altrimenti li roviniamo e basta

  25. 8 giugno 2011 alle 10:24

    per me il ciclismo e uno dei sport piu belli io ho i2 anni e trampo mi dovro iscrivere .non vedo l ora io sarei nel g6, mamma mia chi sa quanti chilometri dovro fare. ma l importante e che mi diverta

  26. 41 daniele
    9 luglio 2011 alle 23:30

    Salve, mi chiamo Daniele ,e sono padre di un bambino di circa 7 anni che da febbraio di questo anno ha intrapreso questa bella disciplina in una società ciclistica nella cat.G1. Voglio fare inanzitutto i complimenti a chi ha scritto l’articolo iniziale, condividendo a pieno il principio, sport = divertimento e benessere (qualunque esso sia). Premetto di essere un profano nel settore ciclismo, ma vorrei istruirmi sempre piu visto che mi sto appassionando.Una delle cose che vorrei infatti sapere in maniera certa, è se le misure della bicicletta da strada con cui corre
    mio figlio sono adatte alle sue misure antropometriche, cosa che ha già fatto la società,ma che per mia curiosità vorrei riscontrare personalmente.Ho cercato sul web ma non ho trovato nessuna tabella che facesse calcoli ad esempio con una misura del cavallo di 55 cm. Ringrazio chi potesse darmi un’indicazione al riguardo, e un grazie di cuore lo voglio dire a tutti i ragazzi che con la loro partecipazione a questi eventi, emozionano e appassionano genitori come me!

    • 11 luglio 2011 alle 21:16

      Se i DS hanno già fatto la verifica direi che non c’è da preoccuparsi per la bici; di solito le bici per la G1 e G2 sono le stesse con cui corrono tutti, tuo figlio si abituerà presto e presto dovrà cambiarla per una più grande. Ovviamente crescerà e dovrà cambiarla almeno sino a sviluppo fisico completo.
      Personalmente posso raccontarti che mio figlio è alla quarta bicicletta, ora è tra gli Esordienti del primo anno e ho già visto che gli va stretta, a settembre dovremo cambiarla.
      Per quello che riguarda l’altezza sella ne ho sentite di tutti i colori, ma io mi trovo bene col metodo Hinault, che prevede di moltiplicare il valore dell’altrezza cavallo per il coefficente di 0,885 ottenendo il valore di altezza sella misurato dalla base del piantone.
      Il buon senso mi fa dire comunque che il bambino deve sentirsi sicuro prima di tutto.
      Per informazioni sul web puoi trovare di tutto, ma ho trovato questo articolo:

      Biomeccanica
      LA SELLA AL POSTO GIUSTO
      articolo pubblicato su “La Bicicletta”, giugno 2000
      di Fabrizio Fagioli

      Altezza e arretramento della sella sono due parametri fondamentali per un’ottimale azione della pedalata.

      Altezza e arretramento sella sono valori strettamente relazionati fra loro, tanto che la modificazione dell’uno determina una variazione dell’altro. L’altezza della sella è la distanza che intercorre fra il centro del movimento centrale e il centro anatomico della sella, situato, quest’ultimo, a 12 centimetri dalla parte posteriore della sella. L’arretramento della sella consiste nella distanza che intercorre fra la verticale che parte dal centro del movimento centrale e la sella.
      Tale distanza può essere misurata rispetto a due punti di riferimento: a) il centro anatomico della sella (per convenzione 12 cm dalla parte posteriore); b) la punta della sella. Fra le due riteniamo più corretta la prima, in quanto è riproducibile anche con selle di lunghezza diversa, essendo questa generalmente determinata dalla lunghezza della punta.
      Come già accennato, dunque, questi due parametri sono strettamente correlati: alzando la sella si determina anche un aumento dell’arretramento (misurabile in circa 3 millimetri su telai con piantone a 73° e di circa 2.5 millimetri su telai con piantone a 75°); abbassando la sella si determina una riduzione dell’arretramento (valori uguali ai precedenti, ma negativi); riducendo l’arretramento si determina una diminuzione dell’altezza sella (circa 2.5 millimetri ogni centimetro di spostamento in avanti); incrementando l’arretramento della sella si determina un aumento dell’altezza sella (circa 2.5 millimetri ogni centimetro di spostamento indietro).

      Qual è la posizione ottimale?
      In funzione di tale stretta connessione fra questi due parametri, potremmo riscontrare posizioni della sella con valori di altezza uguali ma con arretramenti diversi o valori di arretramento sella uguali con altezze diverse. Qual è, dunque, la posizione ottimale della sella? La prima risposta è che l’altezza e l’arretramento della sella devono essere tali da consentire alla gamba di esprimere al massimo le proprie potenzialità di spinta e di recupero sul pedale. Tale posizione della sella è, sì, estremamente soggettiva, ma il valore soggettivo è compreso o è molto vicino a dei parametri biomeccanici che ora cercheremo di illustrare.
      L’altezza sella ottimale deve consentire un intervento efficace e sinergico di tutti i muscoli della gamba: all’inizio della fase di spinta la gamba non deve incontrare difficoltà a superare il punto morto superiore (sella troppo bassa) e neanche deve già essere troppo aperta al ginocchio (sella troppo alta), ma deve avere un piegamento tale da iniziare in modo efficace la fase di spinta. Nella fase finale della spinta e in prossimità del punto morto inferiore, il ginocchio non deve essere poco disteso (sella bassa e conseguente dispersione di energia verso il basso) e neanche troppo disteso (sella alta e conseguente rallentamento al passaggio del punto morto inferiore), ma deve avere una distensione tale (130°-135° secondo gli studi di chi scrive) da superare in modo fluido il punto più basso della pedalata e iniziare efficacemente la chiusura per la risalita del pedale.
      L’arretramento ottimale della sella deve consentire una buona rotondità di pedalata e una giusta distribuzione del lavoro dei muscoli posteriori e anteriori della gamba: all’inizio della fase di spinta, il ginocchio non deve essere troppo sopra al pedale (sella poco arretrata con conseguente verticalizzazione della spinta), ma deve essere posizionato in modo da iniziare con facilità e fluidità l’apertura e la spinta. Nella fase centrale della spinta, con la pedivella a 90°, il ginocchio non deve essere dietro alla perpendicolare all’asse del pedale (sella troppo arretrata con eccessivo lavoro del comparto posteriore) e neanche avanti (sella poco arretrata con eccessivo lavoro del comparto anteriore, quadricipite), ma deve posizionarsi in modo che la rotula risulti di pochi millimetri in avanti rispetto a tale perpendicolare. Al passaggio dal punto morto inferiore, una posizione troppo arretrata della sella può rallentare il movimento e, quindi, la fluidità nel recupero della gamba.

      Riferimenti
      Nella bibliografia nazionale e internazionale è possibile trovare dei precisi punti di riferimento che individuano l’altezza e l’arretramento ottimale della sella. I primi interessantissimi studi sull’altezza sella furono eseguiti, nel 1967 e nel 1975, da alcuni fisiologi americani [Hamley & Thomas (1967), Nordeen & Cavanagh (1975)]. Erano basati sulla potenza espressa in rapporto al dispendio energetico e individuarono un valore di altezza sella ottimale compreso fra il 106% e il 109% dell’altezza cavallo. In tale percentuale è inclusa anche la lunghezza della pedivella, quando quest’ultima è sul prolungamento del tubo piantone.
      Per quanto riguarda l’arretramento della sella, la posizione ottimale di riferimento è quella in cui, a pedivella orizzontale e a pedale orizzontale, la perpendicolare all’asse del pedale passa pochi millimetri dietro la rotula. Ecco, di seguito, alcuni metodi utilizzati per l’individuazione dell’altezza di sella ottimale.

      Metodo dell’altezza cavallo x 1.07
      Tale metodo individua una distanza ottimale fra centro anatomico della sella e pedale, con pedivella posizionata sul prolungamento del tubo piantone.
      Questo metodo, come descritto, è fondato su una sperimentazione scientifica e, quindi, molto attendibile.

      Metodo dell’altezza cavallo x 0.883 (Greg Lemond) o 0.885 (Bernard Hinault)
      Questo metodo, avente la duplice paternità di Greg Lemond e di Bernard Hinault, con coefficienti leggermente diversi, individua la distanza ottimale fra centro anatomico della sella e centro del movimento centrale. Parte, come il precedente, dal valore dell’altezza cavallo e propone, rispetto al precedente, valori di altezza sella superiori di circa 1 cm. I valori individuati devono essere ridotti di 2.5 mm e di 5 mm con l’utilizzo di pedivelle, rispettivamente, di 172.5 mm e di 175 mm.

      Metodo della pedalata all’indietro con appoggio del tallone sul pedale
      Tale azione deve avvenire senza alcun compenso effettuato dal bacino. L’utilizzo di questo metodo posiziona il ciclista a un’altezza inferiore rispetto ai metodi precedenti, conun rendimento, secondo noi, non ottimale.

      Metodo dell’angolo di flessione al ginocchio con pedale orizzontale nel punto morto inferiore
      Questo metodo, molto interessante, richiede l’utilizzo di un goniometro di grandi dimensioni o di telecamere con sistema computerizzato di elaborazione e analisi dell’angolo. Il parametro fino a oggi proposto dalla letteratura internazionale (E. Burke, 1995) e ripreso da quella nazionale (Z. Zani, 1998) indica un valore di 150°-155° gradi al ginocchio (cioè 25°-30° gradi di flessione). Le ricerche e le valutazioni biomeccaniche, eseguite da chi scrive su circa 500 ciclisti amatori e dilettanti, individuano un valore di efficienza biomeccanica compreso fra 135°-140° gradi al ginocchio (cioè 40°-45° gradi di flessione).
      Tale valore trova riscontro anche nel confronto con gli altri metodi proposti. Sulla base della nostra esperienza, quindi, l’individuazione degli angoli in situazione statica, con posizioni che non sempre si riscontrano esattamente in situazione dinamica, può alterare la determinazione dell’altezza ottimale. In dinamica, il piede viene di solito disteso e l’angolo al ginocchio subisce una leggera chiusura.
      È bene, quindi, verificare l’atteggiamento del piede durante la pedalata.

      Metodo della posizione di equilibrio con l’appoggio della punta dei piedi
      Questo è il più empirico e approssimativo dei metodi presentati, ma viene utilizzato ancora da molti. Dalla posizione in appoggio sulla sella, il ciclista deve mantenersi verticale a gambe tese, con le punte dei piedi distese. Tale metodo conduce a un’altezza sella inferiore rispetto a quella ottenuta con gli altri metodi presentati.

      Le variabili
      Dopo aver individuato il valore di altezza sella ottimale, occorre tenere in considerazione alcuni fattori che possono modificare indirettamente la distensione della gamba a parità di distanza fra centro movimento centrale e centro anatomico della sella. Questi fattori sono: la lunghezza delle pedivelle, il tipo di scarpa e di tacchetta utilizzate, la posizione delle tacchette, la mobilità dell’articolazione della caviglia. La lunghezza delle pedivelle può allontanare o avvicinare il piede dalla sella. Conseguentemente, con una pedivella da 175 mm, la sella dovrà essere abbassata di 5 mm per mantenere la stessa altezza che si aveva con una pedivella da 170 mm e viceversa. Il tipo di scarpa e di tacchetta utilizzate possono modificare lo spessore che intercorre fra il piede e il centro del pedale.
      Ogni volta che si cambiano le scarpe o il tipo di pedali, e quindi di tacchette, è bene verificare i seguenti elementi: spessore della suola delle vecchie scarpe e di quella delle nuove; spessore della tacchetta vecchia e di quella nuova (ad esempio, da Look a Time la differenza in termini di avvicinamento all’asse del pedale è di 10 mm in cui la Time è più vicina), e vicinanza della superficie di appoggio del pedale dall’asse del pedale (vi sono pedali la cui superficie è più vicina, rispetto ad altri, all’asse del pedale).
      La posizione delle tacchette lungo l’asse longitudinale della scarpa determina una maggiore o minore distensione del ginocchio e, quindi, una condizione di sella più alta o più bassa. Uno spostamento verso dietro della tacchetta determina una maggiore distensione della gamba, un avanzamento, al contrario, determina una chiusura. L’entità della correzione dell’altezza sella è simile al valore di spostamento della tacchetta (per esempio, a una tacchetta avanzata di 4 mm corrisponde un abbassamento sella di 5-6 mm e viceversa).
      Una seria riduzione di mobilità dell’articolazione della caviglia può costringere il ciclista a pedalare con il tallone abbassato. In tali condizioni risulta necessario abbassare la sella al fine di garantire alla gamba una distensione ottimale.

      Il metodo del filo a piombo
      Dopo aver posizionato le pedivelle orizzontali, si posiziona orizzontale anche il pedale che si trova davanti. In corrispondenza dell’asse di quest’ultimo, si tende un filo a piombo che si eleva fino al ginocchio. Nella condizione biomeccanica di arretramento ottimale, la linea tracciata dal filo deve passare pochi millimetri dietro la rotula. In questo caso, come per la determinazione dell’altezza sella tramite il metodo dell’angolo al ginocchio, è bene verificare in situazione dinamica la posizione del piede, in quanto la condizione ottimale potrebbe essere alterata.

  27. 22 luglio 2011 alle 12:06

    signore non sai una squadra di ciclismo per i bambini dai 12 anni io avito a montecatini terme bicino al pronto socorso ti lacio il mio numero e 327 204 8806 cosi mi chiami quando voy

  28. 44 Gio
    21 febbraio 2012 alle 11:48

    A prescindere dal fatto che come papà, nonchè come aiutante preparatore in una squadra giovanile, non posso che trovarmi daccordo sul principio di non portare allo sfinimento o “chiedere” risultati ai ragazzi, mi scontro anche ultimamente con l’estremizzazione opposta, specie da parte dei pedagogi o di qualche eminenza grigia che detta le linee guida della Federazione. Gli estremismi, secondo me, non vanno mai bene e, se è vero che su trenta ragazzi, tanti vengono per la partita di pallone dopo la gara, per la torta o per giocare e scherzare sul pulmino, tanti vengono anche per pedalare e di solito non serve spingerli nè promettergli che diventeranno dei campioni, per farli impegnare. Si divertono e giocano ai videogiochi come gli altri, ma puliscono la bicicletta, guardano il calendario e si lamentano quando la società per qualche motivo non va a qualche gara, son contenti quando vincono o anche quando vince qualcun’altro della squadra e si incavolano quando sbagliano la gara. Qualche soddisfazione però la vogliono, che sia la coppetta o il bravo del DS o dei parenti che sono venuti a vederlo correre (cosa che naturalmente non si nega mai neanche a quello che arriva ultimo!)…io credo che senza quel minimo di componente agonistica, tanti non troveranno le motivazioni per portare avanti 6 anni di attività giovanile, anche perchè quella del confrontarsi con gli altri e con i propri limiti è una componente imprescindibile dello sport. Altrimenti ci sono tante altre attività che curano la socializzazione o la ludicità propria dell’età infantile. Detto ciò non vedo i fondamenti di tutta la demonizzazione che si stà facendo della competizione e del gareggiare fra bambini…nei quattro anni in cui sono entrato in questo mondo, per me prima sconosciuto, non ho mai visto che questa componente infastidisse o frustrasse i ragazzi, nemmeno quelli che faticano o arrivavano tra gli ultimi. Altrimenti, scusate, ma se devono essere solo scampagnate, evitiamo di fare allenamenti, evitiamo di portarli a gare fuori regione o ai meeting (dove fra l’altro si divertono tantissimo e si sentono importanti), dove la competizione la trovano e con grande confusione si chiedono:”Ma devo pedalare e impegnarmi per vincere se ne ho le capacità e la voglia, o devo sentitirmi in colpa perchè qualcuno mi arriva dietro e forse non era questo che volevano insegnarmi?”. Ripeto che se questo può essere un principio da sostenere con i 6 i 7…forse 8 anni…più in là, e già con 3-4 anni nell’ambiente…si rischia di venire scofessati dai ragazzi stessi, ai quali se dici che devono dare il loro massimo, ma non per vincere e neanche per salire su un podio di scatole di legno…ti dicano: “allora scusate ma non ho capito bene….io volevo fare sport…fare le gare…probabilmente ho sbagliato indirizzo”.
    D’altro canto non ho sentito che in altre discipline ci si sia posti questo problema o…sia sia arrivati a farlo diventare un problema. Già abbiamo fatto di tutto per tenerli nell’ovatta questi ragazzi e fargli credere che nella vita è tutto facile e non serve guadagnarselo…non so voi, ma io mi sono accorto e mi accorgo tutti i giorni che la vita non è così…e prima o poi se ne accorgeranno anche loro. E’ meglio che lo sport gli abbia insegnato un pò anche questo, visto che è nato e sopravvive anche per questo. Io ci credo, e non credo di essere l’unico….forse perchè los port lo faccio e lo faccio fare…non lo guardo in TV. Arrivederci e buon lavoro a tutti.

    • 21 febbraio 2012 alle 13:41

      Grazie di aver contribuito al post, ma devo farti una domanda: credi davvero che i ragazzini di 5/6 anni si vogliano iscrivere ad una società di ciclismo per l’Agonismo ? Credo, da esperienze personali e non, che i bambini vogliano sostanzialmente divertirsi in compagnia! Siamo noi genitori e allenatori che li vediamo più grandi di quello che sono e pertanto crediamo giusto vederli come dei piccoli campioni.
      Posso dirti che ho visto tanti bambini mollare dopo pochi allenamenti o spaventati dalle gare (su 10 che iniziano solo 1 rimane in società). Ho sentito una proposta interessante che alzerebbe l’età ai 10-12 anni evitando di coinvolgere bambini e bambine obiettivamente troppo giovani.
      Molte volte mi sono chiesto: non è che il ciclismo è uno sport troppo sacrificante; non per un adulto, ma visto da un bambino ?!
      Mi sono soffermato spesso sul fatto che lo sport deve prima essere inteso e praticato come Fitness (per stare bene e divertirsi in compagnia) poi se si vuole, se si hanno i mezzi, le capacità e le palle si potrà parlare di Agonismo.

      • 46 Gio
        22 febbraio 2012 alle 21:53

        Tutto può essere….ma allora o dentro o fuori. Niente allenamenti regolari, niente disciplina, niente giudici, cronometri e classifiche…..via di scampagnate e basta! Altrimenti secondo me gli si crea un bel pò di confusione. Non sò se sei daccordo con me, ma a me pare che soprattutto i bambini vogliono chiarezza, vogliono essere guidati e vogliono sapere PERCHE’ devono fare qualcosa. Del resto sanno essere più determinati e spietati di noi adulti. Se l’agonismo non è sano e non si deve proprio tirare in ballo…bhe io non avrei tante risposte alle loro domande. Per carità, io sono andato in bici per quidici anni prima di provare a fare qualche granfodo (di MTB) e mi divertivo lo stesso…Ho due figli: uno si diverte ad andarci a spasso con la bici, all’altra piace fare le gare (precisando che io non nutro nessuna ambizione ed anzi spero che la sua esperienza resti un divertimento ed esaurisca il suo ciclo con il G6). Uno lo porto un’ora sulla ciclabile ed è contento e l’altra VUOLE allenarsi e fare le gare e…chi glielo può far fare se non una società che si chiama “sportiva”? Salvo che poi, dopo 3 anni gli dice che era tutto sbagliato, che le regole sono cambiate, che è meglio andare a spasso e basta. A me non pare tanto coerente. Poi ti dirò come reagiranno i ragazzi alla prima gara, quando apprenderanno che è atata presa l’ennesima decisione per il loro bene…con la testa e le chiacchiere degli adulti! Magari mi sbaglio, niente cambierà e tutti saranno contenti. Lo spero. Ma permettimi di dubitarne. Ciao, a presto

  29. 47 Gianni
    4 aprile 2012 alle 00:08

    due anni fà sono stato chiamato da una società giovanile a dirigere la preparazione di circa 15 giovanissimi, sono direttore sportivo e maestro di mtb. La società aveva la cronica perdita di atleti che nel periodo invernale, per non stare fermi, cambiavano sport, il risultato era che con l’inizio degli allenamenti nel periodo di febbraio, molti ciclisti non venivano piu’ perchè si erano appassionati ad un altro sport. Quest’anno terminata la stagione 2011 su strada, abbiamo costruito una pista di mtb della lunghezza di circa 1000 metri, e abbiamo proseguito tutto l’inverno con le tecniche MTB, per loro era la prima volta che si cimentavano sullo sterrato, ma devo dire che dopo un paio di allenamenti avevano già una certa dimestichezza con lo sterrato. Ho sperimentato molto in questi mesi, ogni seduta di allenamento era diversa e per questo molto stimolante, mischiavo continuamente le regole e devo dire che questo portava beneficio di concentrazione durante le sedute di allenamento. Ai ragazzi ad ogni allenamento veniva assegnata la bici in base a come arrivavo durante la corsa a piedi… questo ha portato due benefici principali: 1) determinazione nella corsa 2) capacità coordinative durante la guida di una bici diversa. il bilancio del 2012 è stato che i bambini non si sono assentati in tutti questi mesi, anzi alla ripresa della strada, abbiamo incrimentato le iscrizioni di circa il 20%.

  30. 48 Simone
    17 maggio 2012 alle 00:37

    Bravo Gianni!! Anche secondo me la costruzione e il successivo utilizzo di un piccolo percorso su erba/terra può solo che potenziare e sviluppare l’attività ciclistica giovanile, estiva, quindi strada. Ai bambini piace variare il gioco continuamente, esplorando nuovi scenari e misurandosi in difficoltà sportive via via sempre più complesse. La MTB e il Cross Country possono portare sicuri benefici sul gruppo, aggiunge un incentivo alla pratica del ciclismo e offre un’ampia scelta di esercizi e proposte ludiche in alternativa agli allenamenti su strada o circuito protetto. Con un percorso off-road ci garantiamo anche la possibilità di organizzare prove non competitive in paese, aperte a tutti i bimbi della scuola, più o meno ciascun bambino ha in garage una Mtb o una Bmx…forse proprio partendo da una Mtb riusciamo meglio a catturare nuove giovani leve: è un mezzo che loro usano quotidianamente, sanno padroneggiarlo e sono stimolati dall’idea di “battere” l’amico che pratica ciclismo!! La monotonia degli allenamenti è un grosso autogol per il ciclismo giovanile. Bisogna travestirsi nei panni del bambino e capire che a 10 anni vede l’allenamento come sfida, come gioco, come confronto, ma non come processo per migliorare la prestazione e il rendimento, come crediamo noi adulti. A 10 anni si vince con il proprio talento oppure in altri casi sfruttando uno sviluppo biologico precoce. Mentre questi ultimi tenderanno a smarrirsi negli anni da allievo/juniores, i talenti emergeranno alla distanza.
    Non vedo esasperazione nell’attività come si vocifera da tempo, genitori esigenti ed esaltati ci sono sempre stati dietro a un figlio vincente e sempre ci saranno…come in ogni sport. Se si vuole frenare l’agonismo si sbaglia, perchè il bimbo vive di agonismo e cerca la competizione, in ogni ambiente, a scuola, in un gioco del compleanno di un amico, in famiglia coi fratelli, nello sport…Chi ha corso o è stato atleta di altri sport ha vissuto un’adolescenza di emozioni, da quelle piacevoli per la gioia di una vittoria a quelle pesanti per la tristezza di una sconfitta, senza dimenticare il dolore di una caduta o la sofferenza di un allenamento massacrante…tutti siamo diventati uomini e certamente non rinneghiamo la gioventù trascorsa in sella alla bici. Non vedo perchè dovremmo appiattire e semplificare un ciclismo visto che già la società attuale è colma di comfort e benessere!!

  31. 49 Gio
    18 maggio 2012 alle 20:58

    Provare tutto e confrontarsi con se stessi e con gli altri….l’unica ricetta per non stufarsi!!!!

  32. 26 luglio 2012 alle 06:47

    Remarkable! Its in fact amazing piece of writing, I have got much clear idea on the topic of from this paragraph.

  33. 51 Manuel
    11 giugno 2013 alle 23:07

    La migliore risposta come scritto la da il traguardo, un applauso al primo perché ha vinto ,un applauso a tutti gli altri che hanno tagliato il traguardo , ma anche a chi ha provato ma non vi e riuscito (e’ importante non dimenticarlo e l’imput per farlo riprovare… Se lui se la sente)


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